RETROSCENA

Mentre Putin si barrica nei bunker, la Russia è in crisi: centri commerciali vuoti

Il timore, stando a fonti d’intelligence europee, è per un possibile complotto interno. In economia, pesa la pressione fiscale per sostenere i conti pubblici in un contesto di guerra prolungata

Mentre Putin si barrica nei bunker, la Russia è in crisi: centri commerciali vuoti

La “fotografia” della Russia che emerge in questi giorni ha tratti quasi paradossali: da un lato un la persona che da decenni incarna il simbolo del potere, Vladimir Putin, che appare ossessionato dalla propria sicurezza, dall’altro un tessuto economico che mostra segni sempre più evidenti di svuotamento e fatica.

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Vladimir Putin, secondo molti vivrebbe barricato in un bunker

Ed è forse anche per questo che a pochi giorni dal 9 maggio (ma già da oggi in Russia è vacanza), i preparativi per la parata nella Piazza Rossa non solo sono in tono minore, ma la scaletta ufficiale non vedrà nemmeno la presenza di mezzi militari e il passaggio dei “cadetti”.

Da notare poi che a oggi, a parte il premier della Slovacchia Robert Fico, nessun altro leader europeo o mondiale ha annunciato o confermato la propria presenza a Mosca il 9 maggio.

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Robert Fico e Vladimir Putin

Vale la pena ricordare che lo scorso anno arrivò Xi Jimping, seduto proprio di fianco a Putin. 

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Vladimir Putin e Xi Jimping

Putin nei bunker, l’allerta sicurezza e il sospetto di un golpe

Secondo quanto riportato da CNN, al Cremlino si respira infatti da giorni un clima di sospetto.

Vladimir Putin vivrebbe gran parte del tempo in strutture sotterranee protette, mentre attorno a lui si sarebbe rafforzato un sistema di controlli capillari.

Secondo quanto è trapelato in queste ore, non si tratta solo di misure legate al normale protocollo di sicurezza: collaboratori stretti, personale di servizio e visitatori sarebbero sottoposti a verifiche rigide, con limitazioni persino sull’uso di smartphone connessi a Internet e sui mezzi di trasporto.

Il timore, stando a fonti d’intelligence europee citate dall’emittente americana, è duplice: da una parte la fuga di informazioni sensibili, dall’altra un possibile complotto interno.

L’allerta per un attentato o un colpo di Stato

Secondo quanto riportato in esclusiva dai media Usa e ora rimbalzato in tutto il mondo, a preoccupare maggiormente sarebbe l’eventualità di un attentato, anche tramite droni, proveniente non da nemici esterni, ma da segmenti dell’élite russa stessa.

In questo contesto, i movimenti del presidente sarebbero stati drasticamente ridotti, così come le sue apparizioni nelle residenze tradizionali.

Il golpe dell’ex ministro di fiducia ora “avversario”

Sul piano politico, tra le ipotesi più delicate circolate nelle analisi c’è quella che coinvolge Sergei Shoigu, figura di lungo corso e un tempo considerata vicinissima al presidente.

Sergei Shoigu, ex Ministro della Difesa

Il suo nome viene associato, senza prove concrete, al rischio di manovre interne legate agli equilibri nell’alto comando militare.

L’arresto di un suo ex collaboratore, inoltre, viene interpretato da alcuni osservatori come un segnale di fratture sempre più evidenti all’interno delle élite.

L’altra “fotografia” della Russia, i centri commerciali vuoti

Mentre ai vertici si moltiplicano diffidenze e misure di sicurezza, sul piano quotidiano emerge un’altra immagine del Paese.

Nei centri commerciali, simbolo della modernità urbana russa degli ultimi decenni, si registra un lento, ma costante svuotamento.

Emblematico, come dalle fotografie che in questi giorni stanno facendo il giro del mondo, il caso del Gudzon, alla periferia di Mosca, che racconta bene questa realtà: corridoi deserti, vetrine chiuse, cinema spenti.

Il calo del poter d’acquisto e le altre cause

I dati sembrerebbero confermare questa situazione: cresce il numero di locali sfitti e cala l’affluenza, con una contrazione significativa rispetto agli anni precedenti alla crisi.

La chiusura di negozi, soprattutto nei settori dell’abbigliamento e degli accessori, riflette sia il calo del potere d’acquisto sia la concorrenza crescente delle piattaforme online.

A questo si aggiunge una pressione fiscale più alta, introdotta per sostenere i conti pubblici in un contesto di guerra prolungata e sanzioni.

Di fronte a questo scenario, molti proprietari stanno riconvertendo gli spazi commerciali in abitazioni o strutture ibride, segno di un cambiamento strutturale più che temporaneo.

Alcuni analisti prevedono che nei prossimi anni una quota significativa dei centri commerciali russi potrebbe chiudere o trasformarsi radicalmente.

Ecco perché in molti stanno evidenziando in questi giorni un contrasto netto: mentre il potere si chiude e si protegge, temendo minacce interne, la vita economica quotidiana appare sempre più fragile e asettica.