Sono attesi a breve i primi risultati degli accertamenti chiesti all’estero dalla procura generale di Milano sul caso della grazia concessa dal Presidente Mattarella a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale lombarda ed ex igienista dentale di Silvio Berlusconi.

Oggi, lunedì 4 maggio 2026, la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa faranno il punto sul supplemento di indagine aperto dopo le perplessità emerse al Quirinale, che ha chiesto ulteriori verifiche sulla documentazione allegata alla domanda di grazia e sulla reale solidità del percorso di “riscatto sociale” presentato a sostegno dell’istanza.
Il caso riguarda una vicenda molto delicata, perché intreccia il beneficio di clemenza concesso dal presidente della Repubblica, i precedenti giudiziari di Minetti e la sua nuova vita all’estero accanto al compagno Giuseppe Cipriani.
Minetti era stata condannata a 2 anni e 10 mesi per sfruttamento della prostituzione nel processo Ruby e a 1 anno e 1 mese per la cosiddetta Rimborsopoli lombarda. La grazia era stata motivata anche dalla rappresentazione di una cesura netta con il passato e da una nuova dimensione familiare, legata in particolare all’adozione di un bambino malato.
Il nodo dell’adozione in Uruguay
Il punto centrale delle verifiche riguarda proprio l’adozione del minore da parte di Minetti e Cipriani. I magistrati milanesi hanno delegato l’Interpol ad acquisire elementi all’estero, in particolare in Uruguay e in Spagna. L’obiettivo è ottenere la copia originale dell’atto di adozione e ricostruire con precisione la procedura seguita.
Gli accertamenti devono chiarire se il bambino sia stato effettivamente abbandonato dai genitori biologici all’Inau, l’ente uruguaiano competente in materia di adozioni, e se la madre naturale abbia davvero fatto perdere le proprie tracce, come risulterebbe dalla documentazione presentata. Si tratta di un passaggio decisivo, perché la vicenda familiare è uno degli elementi che hanno contribuito a costruire l’immagine di una nuova vita lontana dagli scandali giudiziari italiani.
Un altro aspetto che i magistrati vogliono verificare riguarda la morte dell’avvocatessa tutrice del minore. Secondo quanto emerso, la donna sarebbe deceduta in un incidente domestico insieme al marito: i due sarebbero stati trovati carbonizzati nella loro abitazione. Anche su questo punto la procura generale vuole acquisire riscontri autonomi, per comprendere se la ricostruzione contenuta negli atti sia completa, corretta e priva di zone d’ombra.
Il supplemento di indagine non nasce da una nuova accusa formale, ma dall’esigenza di contro-verificare la tenuta degli elementi che avevano accompagnato la proposta di grazia. Il Quirinale, di fronte ad alcuni profili ritenuti meritevoli di approfondimento, ha chiesto un nuovo passaggio istruttorio prima di considerare definitivamente chiuso il dossier.
La “seria volontà di riscatto sociale”
Al centro del fascicolo c’è anche la valutazione sulla reale discontinuità tra la Nicole Minetti condannata nei processi italiani e la vita che oggi conduce tra Uruguay, Spagna e altri Paesi. La domanda di grazia aveva insistito sulla sua “seria volontà di riscatto sociale”, formula che aveva avuto un peso nel primo parere favorevole.
Ora, però, la procura generale intende ripercorrere gli spostamenti e le attività di Minetti, verificando la sua posizione tra la residenza uruguaiana di Punta del Este, la villa a Ibiza, Milano, Roma e Boston, dove il bambino sarebbe stato seguito per cure mediche. Le rogatorie serviranno anche a controllare nuovamente l’eventuale esistenza di procedimenti penali o elementi sfavorevoli a suo carico.
La questione è sostanziale: se dagli accertamenti dovessero emergere dubbi sulla veridicità degli atti o elementi incompatibili con il quadro presentato nella richiesta di grazia, la procura generale potrebbe rivedere il proprio parere. In quel caso, il dossier assumerebbe un peso politico e istituzionale ancora maggiore, perché metterebbe in discussione la base documentale su cui il beneficio è stato concesso.
Nordio e il caso Ranucci
Intanto, attorno alla vicenda si è aperto anche un fronte mediatico e giudiziario che coinvolge il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Secondo quanto riportato dal Foglio, il Guardasigilli sarebbe intenzionato a fare causa per diffamazione a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, dopo le dichiarazioni rese in tv sulla possibile presenza del ministro nel ranch uruguaiano di Giuseppe Cipriani.

Ranucci, ospite di È sempre Cartabianca su Rete 4, aveva riferito che una fonte avrebbe visto Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay a marzo, precisando che la notizia era ancora in fase di verifica. Una frase potenzialmente esplosiva, perché inserita nel contesto delle verifiche richieste dal Quirinale sulle possibili “scorciatoie” nella pratica di grazia.
Nordio era intervenuto quasi subito in trasmissione per smentire categoricamente, spiegando che nei primi giorni di marzo si trovava impegnato in campagna elettorale per il referendum.
Da via Arenula, secondo le ricostruzioni, filtra ora la volontà di procedere in sede civile contro Ranucci, chiedendo un risarcimento per danno alla reputazione e all’immagine. L’argomento centrale sarebbe la diffusione di una notizia non verificata, in contrasto – secondo l’impostazione del ministero – con il dovere deontologico dei giornalisti di controllare l’attendibilità delle informazioni prima di renderle pubbliche. Le eventuali somme ottenute, sempre secondo quanto trapelato, verrebbero devolute in beneficenza.