Lunedì 4 maggio 2025 rappresenta una nuova data importante per le sorti del conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran.
Tramite il suo social Truth, il Presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il via di un’iniziativa nello stretto di Hormuz che prende nome di “Project Freedom“. Si tratta di un’operazione che intende liberare le navi petrolifere bloccate nella fascia di mare tra Penisola Arabica e coste dell’Iran, controllata dalla Repubblica islamica, snodo fondamentale per l’economia energetica internazionale.
“Sono pienamente consapevole che i miei rappresentanti stanno intrattenendo colloqui molto positivi con l’Iran e che tali discussioni potrebbero portare a esiti estremamente positivi per tutti – ha dichiarato il capo della Casa Bianca – Si tratta di un gesto umanitario compiuto per conto degli Stati Uniti, dei Paesi mediorientali e, in particolare, dell’Iran. Molte di queste navi stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutti gli altri beni essenziali per garantire agli equipaggi una permanenza a bordo in condizioni di salute e igiene adeguate”.

A dare maggiori specifiche riguardo l’operazione voluta da Trump nello stretto di Hormuz è stato il Centcom, cioè il comando interforze statunitense per il Medio Oriente. Il “Project Freedom” riguarderebbe un’iniziativa volta a coordinare la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, più che una missione di scorta alle navi.
Saranno coinvolte unità militari, oltre 100 mezzi aerei e 15.000 soldati. Secondo quanto riferito da Axios e dal Wall Street Journal, l’operazione si limiterà a fornire alle compagnie di navigazione informazioni su rotte sicure, segnalando in particolare la presenza di mine.
Dopo l’annuncio del progetto “Freedom”, le quotazioni dei prezzi del petrolio sui mercati sono calate.
La risposta dell’Iran
Non è tardata però ad arrivare la risposta dell’Iran:
“Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”.
A fare queste dichiarazioni è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano.
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