Analizzare il pensiero del dr. Silviano Di Pinto sui Confidi significa entrare nel vivo di una trasformazione decisiva per il sistema finanziario italiano e, in particolare, per il rapporto tra credito, piccole e medie imprese, territorio e innovazione.
Il tema assume oggi un rilievo ancora maggiore alla luce della Legge annuale sulle piccole e medie imprese, la legge 11 marzo 2026, n. 34, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo 2026 ed entrata in vigore il 7 aprile 2026. La legge dedica uno spazio specifico al riordino dei Confidi, confermando sul piano normativo molte delle riflessioni che il dr. Silviano Di Pinto porta avanti sul futuro di questi organismi.
Il punto centrale è chiaro: i Confidi non possono più essere considerati soltanto strumenti tradizionali di garanzia collettiva. Devono evolvere in soggetti più strutturati, digitali, consulenziali e capaci di accompagnare le PMI in un mercato del credito sempre più selettivo.
- Il pensiero del dr. Silviano Di Pinto: i Confidi davanti a un cambio di paradigma
La riflessione del dr. Silviano Di Pinto parte da una constatazione concreta: il modello storico dei Confidi, basato prevalentemente sulla garanzia rilasciata a favore delle banche, pur conservando una funzione importante, non è più sufficiente da solo.
Per anni i Confidi hanno rappresentato un ponte tra PMI e sistema bancario. La loro funzione principale era quella di migliorare l’accesso al credito, riducendo il rischio per la banca attraverso il rilascio di garanzie. Tuttavia, il contesto attuale è profondamente cambiato.
Le banche hanno ridotto la loro presenza territoriale, il credito di piccolo importo è spesso meno appetibile per i grandi istituti, le imprese devono confrontarsi con criteri di valutazione più complessi e gli operatori fintech hanno introdotto modelli più rapidi, digitali e data-driven.
In questo scenario, il dr. Silviano Di Pinto evidenzia la necessità di un’evoluzione: il Confidi deve passare da semplice garante a partner finanziario integrato della PMI.
- La Legge annuale PMI 2026: una conferma normativa della necessità di riformare i Confidi
La legge n. 34/2026 introduce un elemento di grande importanza: all’articolo 7 viene prevista una delega al Governo per il riordino della disciplina dei Confidi. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente dei Confidi, mantenendo ferma la loro connotazione mutualistica.
Questo passaggio è particolarmente significativo perché conferma che il tema non è più soltanto oggetto di dibattito tra operatori del settore, ma entra direttamente nell’agenda legislativa.
La riforma punta a rafforzare il ruolo dei Confidi nel sostegno finanziario alle PMI, sia nel campo delle garanzie sia in quello dei servizi finanziari. In altre parole, la legge riconosce che i Confidi devono essere messi nelle condizioni di svolgere un ruolo più ampio e moderno rispetto al passato.
- Riordino dei Confidi: verso un sistema più forte, aggregato e moderno
Tra le disposizioni più rilevanti della Legge annuale PMI vi è proprio il riordino complessivo della disciplina dei Confidi.
La finalità è duplice: da un lato rafforzare il sistema delle garanzie; dall’altro favorire una maggiore efficienza operativa, patrimoniale e organizzativa degli organismi di garanzia collettiva.
La legge apre inoltre alla possibilità di ampliare la compagine sociale dei Confidi a soggetti diversi dalle PMI e dai liberi professionisti. Questo elemento può avere un impatto importante, perché consente di immaginare Confidi con basi associative più ampie, maggiori capacità patrimoniali e una struttura più solida.
Il dr. Silviano Di Pinto, in questa prospettiva, individua un passaggio fondamentale: il Confidi del futuro non potrà essere fragile, isolato o eccessivamente localistico nella propria struttura. Dovrà mantenere il legame con il territorio, ma dovrà anche acquisire dimensione, competenze e strumenti adeguati.
La riforma, infatti, guarda anche ai processi di aggregazione. La revisione dei requisiti per l’iscrizione all’albo degli intermediari finanziari ex articolo 106 del Testo unico bancario mira anche a stimolare operazioni di rafforzamento e integrazione tra Confidi.
- Confidi ex art. 106 TUB: il nodo della vigilanza e della solidità
Un punto centrale della riforma riguarda i Confidi iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del Testo unico bancario, cioè gli intermediari finanziari sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia.
La Legge annuale PMI prevede una revisione dei requisiti di iscrizione a tale albo, con l’obiettivo di favorire aggregazioni, maggiore stabilità e una migliore capacità operativa del sistema.
Questo tema si collega direttamente alla visione del dr. Silviano Di Pinto: per svolgere un ruolo più evoluto, i Confidi devono essere solidi, vigilati, organizzati e dotati di adeguati strumenti di valutazione e gestione del rischio.
Non basta più la prossimità territoriale. Serve anche capacità tecnica, patrimoniale e digitale.
Il Confidi moderno deve sapere parlare il linguaggio dell’impresa, ma anche quello della vigilanza, del rischio, del credito e dei dati.
- Dalla garanzia alla consulenza: la nuova funzione strategica dei Confidi
Uno degli aspetti più innovativi della legge n. 34/2026 riguarda la valorizzazione dei servizi di consulenza e assistenza a favore delle imprese consorziate o socie.
Questo punto è perfettamente coerente con la visione del dr. Silviano Di Pinto. Il Confidi non deve più essere coinvolto soltanto nel momento in cui l’impresa chiede una garanzia per ottenere un finanziamento. Deve diventare un soggetto capace di accompagnare l’azienda prima, durante e dopo l’accesso al credito.
Il nuovo Confidi può aiutare l’impresa a:
- comprendere il proprio fabbisogno finanziario;
- scegliere lo strumento più adatto;
- migliorare la propria presentazione bancaria;
- rafforzare il merito creditizio;
- individuare agevolazioni pubbliche;
- valutare strumenti alternativi di finanza;
- prepararsi ai nuovi criteri ESG;
- ridurre errori documentali e tempi istruttori.
La Legge annuale PMI valorizza proprio questa direzione, prevedendo anche interventi finalizzati alla riduzione dei costi di istruttoria necessari alla valutazione del merito creditizio delle imprese e all’integrazione interconsortile tra Confidi.
- Digitalizzazione e riduzione dei costi istruttori
La riforma dei Confidi non può essere letta senza considerare il tema della digitalizzazione.
Il dr. Silviano Di Pinto insiste sulla necessità di superare modelli operativi lenti, cartacei e burocratici. La riduzione dei costi di istruttoria, richiamata dalla nuova disciplina, passa inevitabilmente attraverso processi digitali, piattaforme integrate, raccolta automatizzata dei documenti e sistemi evoluti di scoring.
In un mercato in cui molte piattaforme fintech sono in grado di fornire risposte rapide, i Confidi non possono permettersi tempi eccessivamente lunghi. La loro competitività dipenderà dalla capacità di combinare:
- velocità di risposta;
- qualità dell’analisi;
- conoscenza del territorio;
- utilizzo intelligente dei dati;
- sostenibilità del rischio assunto.
La digitalizzazione, dunque, non è un accessorio. È una condizione necessaria per rendere i Confidi più efficienti, più utili e più vicini alle esigenze reali delle PMI.
- Integrazione interconsortile e aggregazioni: una sfida inevitabile
La Legge annuale PMI richiama anche l’esigenza di favorire l’integrazione interconsortile. Questo passaggio è strategico.
Il sistema dei Confidi, storicamente molto frammentato, rischia di non avere dimensioni sufficienti per affrontare le nuove sfide: tecnologia, vigilanza, patrimonializzazione, compliance, consulenza specialistica e gestione avanzata del rischio.
Il dr. Silviano Di Pinto individua in questo punto una delle questioni decisive per il futuro del settore. I Confidi più piccoli, se isolati, rischiano di non poter sostenere gli investimenti necessari per competere. Al contrario, reti, fusioni, collaborazioni operative e piattaforme comuni possono rafforzare il sistema.
Aggregarsi non significa perdere il rapporto con il territorio. Significa costruire strutture più solide mantenendo la prossimità con le imprese.
Il Confidi del futuro dovrà essere locale nella relazione, ma industriale nell’organizzazione.
- Il ruolo dei Confidi nella nuova finanza per le PMI
La legge n. 34/2026 si inserisce in un quadro più ampio di misure dedicate all’accesso delle PMI al credito bancario, alla semplificazione degli strumenti finanziari e al rafforzamento degli organismi chiamati ad accompagnare le imprese nei processi di crescita, investimento e riequilibrio finanziario.
Il Capo II della legge riguarda proprio l’accesso al credito e include, oltre alla delega per il riordino dei Confidi, anche strumenti innovativi come il destocking di magazzino, pensato per trasformare le rimanenze in liquidità attraverso operazioni finanziarie dedicate.
Questo conferma un orientamento generale: le PMI hanno bisogno di strumenti finanziari più flessibili, più rapidi e più vicini alla loro realtà operativa. Tuttavia, la sola disponibilità di strumenti non è sufficiente. Le imprese hanno bisogno di soggetti capaci di interpretare il quadro normativo, selezionare le soluzioni più adatte e costruire percorsi finanziari coerenti con la loro struttura economica, patrimoniale e prospettica.
In questo scenario, i Confidi potranno avere un ruolo importante solo se riusciranno ad assumere una visione sistemica, integrata e circolare delle diverse normative che oggi incidono sull’accesso al credito e sulla gestione finanziaria delle imprese.
Non basta più conoscere la disciplina delle garanzie. Il Confidi moderno deve saper collegare tra loro:
- la normativa civilistica, con particolare riferimento agli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, alla pianificazione finanziaria e alla prevenzione della crisi d’impresa;
- la normativa bancaria, connessa alla valutazione del merito creditizio, alla Centrale Rischi, agli orientamenti EBA e alle regole di monitoraggio del credito;
- la normativa agevolativa, relativa a fondi pubblici, garanzie statali, incentivi, finanza regionale, strumenti europei e misure dedicate alle PMI;
- la normativa prudenziale e di vigilanza, che impone agli intermediari finanziari criteri sempre più rigorosi nella concessione e nel monitoraggio del credito;
- i nuovi criteri ESG, destinati a incidere progressivamente sulla bancabilità delle imprese e sulla valutazione del rischio prospettico.
È proprio su questo terreno che si inserisce la visione del dr. Silviano Di Pinto: il Confidi non deve essere soltanto il soggetto che rilascia una garanzia, ma deve diventare un advisor specializzato capace di accompagnare l’impresa nella costruzione della propria affidabilità finanziaria.
Le Linee Guida EBA in materia di Loan Origination and Monitoring hanno rafforzato questa esigenza, spostando l’attenzione dalla sola analisi storica dei bilanci a una valutazione più ampia, prospettica e continuativa del merito creditizio. Gli orientamenti EBA richiedono infatti presidi di governance, processi di concessione e monitoraggio del credito più robusti e un’analisi della capacità del debitore di rimborsare il finanziamento lungo l’intero ciclo di vita dell’esposizione.
Questo significa che l’impresa non viene più valutata soltanto per ciò che ha fatto in passato, ma anche per la sua capacità di programmare, misurare, correggere e dimostrare la sostenibilità futura del proprio debito.
Da qui nasce un nuovo spazio operativo per i Confidi.
Il Confidi può diventare il soggetto che aiuta la PMI a predisporre:
- piani economico-finanziari credibili;
- business plan coerenti con il fabbisogno finanziario;
- budget di tesoreria;
- rendiconti finanziari prospettici;
- analisi dei flussi di cassa;
- simulazioni di sostenibilità del debito;
- scenari alternativi;
- report periodici per banche e finanziatori;
- analisi degli scostamenti tra dati previsionali e risultati effettivi.
L’analisi degli scostamenti assume un’importanza particolare. Non è sufficiente predisporre un piano al momento della richiesta di credito. Occorre verificare nel tempo se l’impresa sta rispettando le previsioni, se i flussi di cassa sono coerenti con gli impegni assunti, se emergono segnali di tensione finanziaria e se sono necessari interventi correttivi.
In questa prospettiva, il Confidi può affiancare l’impresa in un percorso di monitoraggio continuo, coerente con la logica delle Linee Guida EBA, che valorizzano la gestione del credito lungo tutto il suo ciclo di vita e non solo nella fase iniziale di concessione.
Il ruolo del Confidi diventa quindi molto più ampio: non solo garanzia, ma assistenza qualificata nella costruzione del rapporto banca-impresa.
In particolare, il Confidi può orientare la PMI tra diverse soluzioni:
- credito bancario ordinario;
- garanzie pubbliche e private;
- finanziamenti diretti;
- finanza agevolata;
- minibond;
- strumenti fintech;
- operazioni su magazzino;
- strumenti di patrimonializzazione;
- consulenza ESG;
- supporto alla pianificazione finanziaria;
- monitoraggio degli impegni assunti verso banche e intermediari.
Questa funzione richiede però un salto di qualità. I Confidi dovranno dotarsi di competenze multidisciplinari, capaci di integrare analisi bancaria, controllo di gestione, finanza agevolata, diritto dell’impresa, gestione della crisi, strumenti digitali e valutazione prospettica del rischio.
Il punto decisivo è che il Confidi può diventare un interprete qualificato tra due mondi che spesso non parlano lo stesso linguaggio: da un lato la banca, che richiede dati, piani, flussi, indicatori e monitoraggio; dall’altro la PMI, che spesso dispone di una forte capacità produttiva e commerciale, ma non sempre di strumenti adeguati per rappresentare correttamente la propria affidabilità finanziaria.
La prospettiva indicata dal dr. Silviano Di Pinto è quella di un Confidi capace di leggere l’impresa nella sua interezza, non solo attraverso il bilancio o la Centrale Rischi, ma anche attraverso la qualità del modello di business, la sostenibilità dei flussi di cassa, la coerenza degli investimenti, la capacità di pianificazione e la tempestività nel correggere eventuali scostamenti.
In questo senso, il Confidi del futuro dovrà operare come una vera piattaforma di finanza integrata per le PMI: un soggetto capace di connettere garanzia, credito, consulenza, agevolazioni, pianificazione, monitoraggio e dialogo con il sistema bancario.
Solo attraverso questa visione sistemica, integrata e circolare i Confidi potranno rafforzare realmente il proprio ruolo nella nuova finanza per le PMI e diventare, come auspicato dal dr. Silviano Di Pinto, partner strategici dell’impresa e non semplici intermediari della garanzia.
- Mutualità e modernizzazione: il punto di equilibrio
Un elemento importante della delega legislativa è il mantenimento della connotazione mutualistica dei Confidi. Questo è un passaggio da non sottovalutare.
La modernizzazione non deve trasformare i Confidi in operatori finanziari indistinti. La loro forza resta nella mutualità, nella relazione con le imprese, nella conoscenza del tessuto produttivo e nella capacità di interpretare bisogni che spesso non emergono dai soli numeri.
Il dr. Silviano Di Pinto sembra collocarsi proprio su questa linea: innovare senza snaturare.
Il Confidi deve diventare più digitale, più competente e più strutturato, ma deve conservare la propria identità territoriale e mutualistica.
La sfida è trovare un equilibrio tra due esigenze:
da un lato, efficienza, vigilanza, aggregazione e tecnologia;
dall’altro, prossimità, relazione, fiducia e conoscenza diretta delle PMI.
- Una riforma che rafforza la visione del dr. Silviano Di Pinto
La Legge annuale PMI 2026 non rappresenta soltanto un intervento tecnico. È anche un segnale politico e istituzionale: il legislatore riconosce che i Confidi possono avere ancora un ruolo importante, ma solo se saranno riformati, rafforzati e resi più adeguati al nuovo contesto economico.
In questo senso, la riflessione del dr. Silviano Di Pinto appare ancora più attuale.
La sua visione non è quella di difendere nostalgicamente il vecchio modello, ma di rilanciare i Confidi come infrastrutture moderne della finanza territoriale.
Il riordino normativo, la revisione delle attività esercitabili, l’apertura a nuovi soggetti, la spinta verso aggregazioni, la consulenza alle imprese e la riduzione dei costi istruttori vanno tutti nella stessa direzione: trasformare i Confidi in organismi più forti, più utili e più sostenibili.
Sintesi conclusiva
La riflessione del dr. Silviano Di Pinto sui Confidi trova oggi un importante punto di conferma nella Legge annuale sulle PMI 2026, legge n. 34/2026, entrata in vigore il 7 aprile 2026.
L’articolo 7 della legge delega il Governo al riordino della disciplina dei Confidi, con l’obiettivo di razionalizzare e semplificare il quadro normativo, rafforzare il ruolo di questi organismi nel sostegno alle PMI, valorizzare i servizi finanziari e consulenziali, favorire aggregazioni e ridurre i costi di istruttoria.
Il messaggio è chiaro: i Confidi sono chiamati a una nuova fase.
Non possono più limitarsi alla funzione tradizionale di garanzia. Devono diventare soggetti capaci di accompagnare le imprese nell’accesso al credito, nella pianificazione finanziaria, nella valutazione del merito creditizio, nella transizione digitale e nella sostenibilità.
Il dr. Silviano Di Pinto interpreta questa evoluzione come una grande opportunità: il Confidi del futuro non sarà soltanto il garante dell’impresa davanti alla banca, ma il partner che aiuta la PMI a crescere, rafforzarsi, innovare e presentarsi al mercato finanziario con maggiore consapevolezza.
La Legge annuale PMI 2026, in questo senso, non fa che rendere ancora più urgente e concreta la trasformazione già indicata dal dr. Silviano Di Pinto: passare dal Confidi tradizionale al Confidi moderno, digitale, consulenziale, mutualistico e strategico per il sistema produttivo italiano.