Dal 1° maggio 2026 entra in applicazione l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, ma non nella sua forma piena e definitiva. Quella che prende il via è infatti la componente commerciale in applicazione provvisoria, una soluzione che consente di attivare subito una parte dell’intesa, lasciando aperto il percorso politico complessivo.
Il negoziato, avviato nel 2000, si era chiuso sul piano politico nel dicembre 2024, per poi essere approvato formalmente dai Paesi Ue nel gennaio 2026. Tuttavia, le divisioni interne avevano fatto emergere il rischio concreto di uno stallo.
Che cos’è il Mercosur e quanto pesa
Il Mercosur — Mercato comune del Sud — è il principale blocco economico dell’America Latina, nato nel 1991 e composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Conta circa 270 milioni di abitanti ed è un attore rilevante soprattutto per agricoltura e materie prime.
I rapporti con l’Europa sono già consolidati: nel 2024 gli scambi tra i due blocchi hanno superato i 111 miliardi di euro, con una crescita significativa nell’ultimo decennio.
Il percorso, le resistenze e il tira e molla politico
Proprio nelle fasi finali del negoziato, tra il 2023 e il 2024, sono emerse forti resistenze politiche all’interno dell’Unione europea. La Francia ha guidato il fronte più critico, opponendosi apertamente all’accordo e mettendo in evidenza i rischi per il proprio settore agricolo, in particolare per la concorrenza da carne bovina e pollame sudamericani. A queste preoccupazioni si sono aggiunti i dubbi sugli standard ambientali e sanitari.
Anche l’Italia ha espresso riserve, pur senza bloccare il processo, chiedendo maggiori garanzie per l’agroalimentare e per la tutela delle indicazioni geografiche.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 si è così sviluppato un vero tira e molla politico. Da un lato la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, determinata a non riaprire il negoziato per non rischiare di far saltare l’intesa dopo oltre vent’anni di trattative; dall’altro diversi Stati membri che chiedevano rinvii o modifiche sostanziali.
Il rischio concreto, a gennaio 2026, era il blocco. Riaprire il negoziato avrebbe significato rimettere in discussione equilibri già raggiunti con i Paesi del Mercosur; forzare una ratifica completa, invece, avrebbe richiesto un consenso politico che non c’era.
È in questo contesto che Bruxelles ha scelto una soluzione intermedia: separare la componente commerciale dal resto dell’accordo e avviarne l’applicazione provvisoria. Una scelta che consente di attivare subito gli effetti economici, rinviando però il confronto politico più ampio. L’accordo quindi parte, ma in una forma che riflette chiaramente le divisioni interne all’Unione.
Cosa cambia davvero: dazi e accesso ai mercati
Il cuore dell’intesa resta la riduzione delle barriere commerciali. Il Mercosur eliminerà circa il 91% dei dazi sui prodotti europei, mentre l’Unione europea rimuoverà circa il 92% delle tariffe sui prodotti sudamericani.
Per l’Europa, i settori più interessati sono automotive, macchinari, chimica, farmaceutica e alimentare di qualità. Per il Mercosur, invece, l’accesso facilitato riguarda soprattutto prodotti agricoli. La liberalizzazione sarà graduale e si svilupperà nell’arco di diversi anni, per attenuare l’impatto sui comparti più esposti.
Italia: industria in vantaggio, agricoltura più esposta
L’Italia si inserisce in questo quadro con una struttura commerciale già definita. Le importazioni dal Mercosur sono dominate dai prodotti agricoli, mentre l’export italiano è trainato da macchinari, mezzi di trasporto, chimica e farmaceutica.
L’accordo rafforza quindi uno schema già esistente: da un lato materie prime e prodotti agricoli, dall’altro beni industriali ad alto valore aggiunto.
L’intesa prevede la protezione di oltre 300 prodotti europei a indicazione geografica, di cui 57 italiani. Fra questi figurano Prosecco, Chianti, Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Mozzarella di Bufala Campana. Un punto particolarmente rilevante per l’Italia, che ha spinto per rafforzare queste tutele durante il negoziato.
Le previsioni economiche
Secondo la Commissione europea, l’accordo potrebbe generare entro il 2040 un aumento del Pil dell’Unione di oltre 77 miliardi di euro, con un incremento delle esportazioni fino a 50 miliardi annui.
Le stime parlano anche di un possibile impatto fino a 600mila posti di lavoro, anche se si tratta di proiezioni di lungo periodo.
Materie prime critiche e strategia industriale
Un elemento chiave riguarda l’accesso alle materie prime critiche, fondamentali per la transizione energetica e digitale. Il Mercosur è un fornitore rilevante di materiali come il niobio, utilizzato in tecnologie avanzate.
In questo senso, l’accordo ha anche una dimensione geopolitica, legata alla necessità europea di diversificare le catene di approvvigionamento.
Agricoltura: il nodo più delicato
Il settore agricolo resta il punto più sensibile. L’Unione europea sostiene che l’impatto sarà contenuto grazie a quote e meccanismi di salvaguardia, ma persistono timori tra governi e operatori del settore.
Sono previsti strumenti di intervento in caso di squilibri e una rete di sicurezza da oltre 6 miliardi di euro per sostenere gli agricoltori europei.
L’accordo stabilisce che potranno essere importati solo prodotti conformi alle normative europee sulla sicurezza alimentare, con controlli rafforzati e possibilità di intervento in caso di rischi.
Un accordo operativo, ma ancora fragile
Dal 1° maggio cambia concretamente il quadro degli scambi tra Europa e Sud America, ma il processo non è concluso. L’applicazione provvisoria consente di avviare l’accordo, ma lascia aperti i nodi politici e giuridici.
Le resistenze interne, i possibili ricorsi e le tensioni sul settore agricolo indicano che l’intesa resta operativa ma non ancora consolidata. Più che un punto di arrivo, rappresenta l’inizio di una fase in cui benefici e criticità emergeranno progressivamente.