accuse reciproche

Traballa la tregua in Libano: 14 morti, due bambini; ucciso da un drone anche un soldato israeliano

Secondo le autorità, dal 2 marzo scorso il numero complessivo dei morti ha superato quota 2.500, tra cui circa cento operatori sanitari

Traballa la tregua in Libano: 14 morti, due bambini; ucciso da un drone anche un soldato israeliano

Ieri, 26 aprile 2026, si è consumata la prova tangibile della fragilità della tregua in Libano, mentre la popolazione civile paga il prezzo più alto. Nonostante la proroga del cessate il fuoco del 16 aprile, mediata dagli Stati Uniti tra Israele e le autorità di Beirut, il Ministero libanese della Salute ha annunciato che gli attacchi israeliani nel sud del Paese hanno causato la morte di 14 persone.

Fra le vittime figurano due donne e due bambini, mentre altre 37 persone sono rimaste ferite.

Traballa la tregua in Libano: 14 morti, due bambini

A queste si aggiunge un’altra vittima in un raid dell’esercito israeliano nella città di Qalila, nel distretto di Tiro, dall’alba del 26 aprile, portando a 15 il totale delle perdite nella sola giornata, nonostante la tregua in vigore. Secondo le autorità, dal 2 marzo scorso il numero complessivo dei morti ha superato quota 2.500, tra cui circa cento operatori sanitari, a cui si aggiungono 7.755 feriti. Il governatorato più colpito resta Nabatieh, con 1.012 morti e 3.099 feriti, sei ospedali danneggiati e quattro costretti a chiudere.

Nonostante il cessate il fuoco, la situazione sul terreno rimane estremamente fragile. Già nelle prime ore del 26 aprile si sono registrati scambi di fuoco tra milizie locali e unità dell’esercito libanese, soprattutto nelle aree rurali e periferiche di Beirut e lungo il confine sud-orientale.

Nel fine settimana, Hezbollah ha rivendicato attacchi contro postazioni israeliane nella cosiddetta “zona cuscinetto” e nel nord di Israele. I media libanesi hanno riferito della morte di un soldato israeliano ucciso da un drone.

Accuse reciproche e tensioni interne

Le autorità di Beirut accusano le milizie armate di violazioni della tregua, definendo gli incidenti come “provocazioni per destabilizzare il fragile equilibrio”. Le milizie, dal canto loro, sostengono che l’esercito libanese stia cercando di consolidare il proprio controllo su aree sotto la loro influenza, percepite come una minaccia diretta alla loro autonomia territoriale.

“Non possiamo accettare che le nostre comunità vengano militarmente occupate sotto il pretesto di mantenere la pace”, ha dichiarato un portavoce di Hezbollah, evidenziando come qualsiasi mossa unilaterale potrebbe far precipitare il Paese in un nuovo ciclo di violenza.

La popolazione tra paura e sfollamento

Sul terreno, la fragilità della tregua si traduce in paura costante per i civili. Blackout, interruzioni nelle forniture di acqua e alimenti e ordini di sfollamento caratterizzano la vita quotidiana nelle città e nei villaggi lungo il confine sud-orientale. Le Nazioni Unite confermano che gli sfollati interni restano oltre un milione, mentre le demolizioni illegali dei villaggi continuano a sud.

“Abbiamo sentito spari tutta la notte. I bambini piangono e non sappiamo se domani potremo uscire di casa in sicurezza”, racconta un abitante di Beka’a.

Diplomazia e pressioni internazionali

Nelle scorse ore, mentre la violenza continuava, i mediatori internazionali hanno intensificato i contatti per salvare la tregua. L’inviato ONU in Libano ha incontrato rappresentanti del governo e delle milizie per discutere misure di de-escalation, tra cui corridoi umanitari sicuri e riduzione della mobilità di mezzi pesanti nelle aree più sensibili.

Gli analisti avvertono che senza garanzie concrete e monitoraggio internazionale efficace, il Libano potrebbe precipitare rapidamente in un conflitto aperto, con conseguenze dirette per la stabilità regionale, coinvolgendo Israele, Siria e Paesi del Golfo.