l'appello del pontefice

Papa Leone di ritorno dall’Africa: “Porto con me la foto di un bambino ucciso in Libano”

Il piccolo è morto ai primi di aprile 2026, nel cosiddetto “Mercoledì Nero”, quando raid israeliani hanno colpito più di cento obiettivi in soli dieci minuti

Papa Leone di ritorno dall’Africa: “Porto con me la foto di un bambino ucciso in Libano”

Durante il volo di ritorno a Roma, giovedì 23 aprile 2026, a conclusione della sua intensa visita apostolica in Africa – un viaggio di undici giorni che lo ha portato in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale – Papa Leone XIV ha voluto condividere con i giornalisti alcune riflessioni profondamente toccanti sulla sofferenza dei civili nei conflitti attuali.

Il Pontefice, visibilmente commosso, ha ricordato il piccolo Jawad Ali Ahmad, un bambino libanese ucciso nei raid su Beirut: una vita spezzata che resta impressa nel cuore di chi ha incontrato e benedetto.

Papa Leone: “Con me la foto di un bambino ucciso in Libano”

Il Pontefice ha raccontato di avere sempre con sé un’immagine che lo ha colpito profondamente durante la visita in Libano, nel novembre 2025:

“Porto con me la foto di un bambino musulmano che mi dava il benvenuto”

Dopo una pausa, Leone XIV ha aggiunto, con voce rotta dall’emozione:

Poi è stato ucciso”.

Senza fare nomi di chi ha compiuto l’attacco, il Papa ha voluto ricordare la tragedia di Jawad mentre parlava della guerra in Medio Oriente:

“Occorre rispettare il diritto internazionale. È importante che gli innocenti siano protetti. E ciò non accade in diversi luoghi”.

La tragedia di Jawad Ali Ahmad

Jawad Ali Ahmad aveva 9 anni e viveva nel quartiere di Hayy el-Sullom, a sud di Beirut. La sua foto, scattata il 30 novembre 2025,in occasione della visita papale, fece rapidamente il giro del mondo: il bambino salutava con entusiasmo Papa Leone XIV durante la visita, indossando la casacca azzurra degli Scout al-Mahdi con una foto dell’ayatollah Khomeini appuntata.

Papa Leone di ritorno dall'Africa: "Porto con me la foto di un bambino ucciso in Libano"

Il piccolo è morto ai primi di aprile 2026, nel cosiddetto “Mercoledì Nero”, quando raid israeliani hanno colpito più di cento obiettivi in soli dieci minuti, provocando oltre 300 morti. Con lui ha perso la vita anche il padre, Alì.

La guerra in Iran e la posizione del Papa

Di ritorno dall’Africa, parlando sull’aereo con i giornalisti, il papa ha definito la situazione “molto complessa” e una “situazione caotica e critica anche per l’economia mondiale”. Non ha preso posizione sul futuro della Repubblica islamica:

“Cambio di regime sì o no. Oggi il quadro non è chiaro dopo l’inizio degli attacchi di Israele e Stati Uniti. Non si possono promuovere i valori in cui crediamo provocando la morte di tanti innocenti”.

Appello alla pace e protezione dei civili

Il Pontefice ha ribadito il suo fermo rifiuto della guerra:

“Come pastore non posso essere favorevole alla guerra. E vorrei che si cercassero risposte che siano frutto di una cultura di pace e non di odio. C’è l’intera popolazione dell’Iran che sta soffrendo a causa degli attacchi”.

Leone XIV ha condiviso il dolore provato leggendo le lettere di alcune famiglie dei bambini morti nei primi giorni di bombardamenti:

“Condanno la morte di ogni persona. Condanno ogni azione ingiusta. Condanno le esecuzioni capitali. Se il regime di questo o quel Paese toglie la vita arbitrariamente a qualcuno, deve essere condannato. La vita va sempre tutelata dal concepimento alla sua naturale conclusione e ogni persona protetta”.