Mercoledì 22 aprile 2026, la Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Brescia ha emesso una decisione importante nel caso del femminicidio di Yana Malayko, la giovane di 23 anni uccisa nel gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. La Corte ha condannato all’ergastolo Dumitru Stratan, 36enne ex fidanzato della giovane, riconoscendo l’aggravante della premeditazione.
I giudici hanno respinto la tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Gregorio Viscomi, secondo cui non vi sarebbe stata volontà di uccidere, accogliendo invece la richiesta della Procura e riconoscendo l’aggravante della premeditazione. In primo grado Stratan era stato condannato a 20 anni.
Il femminicidio
Secondo quanto ricostruito, il femminicidio della 23enne risalirebbe alla notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 quando Stratan avrebbe visto l’ex compagna uscire a cena con un altro uomo e, per questo, avrebbe poi deciso di tenderle un agguato.
Fingendo che il loro cagnolino stesse male, il 36enne era quindi riuscito a far venire Malayko nell’appartamento dove abitava la sorella e lì l’avrebbe aggredita e uccisa.
Il 36enne moldavo ha confessato il femminicidio solo dopo due mesi trascorsi in carcere senza, però, rivelare dove avesse nascosto il corpo dell’ex fidanzata, che è poi stato rinvenuto il primo febbraio successivo in un trolley nelle campagne tra Castiglione e Lonato (Brescia), coperto di fogliame.
Il significato per la famiglia e l’associazione
Francesco Porrello, presidente dell’Associazione Y.A.N.A., ha definito la decisione “un momento che porta con sé un senso profondo di verità finalmente riconosciuta”. Pur sottolineando che nessuna sentenza potrà cancellare la perdita, Porrello ha spiegato come questo passaggio restituisca dignità alla memoria di Yana e dia senso a una vicenda che ha segnato profondamente molte vite.
L’associazione ha anche rivolto un ringraziamento sentito alla Procura e in particolare alla Pubblico Ministero Dott.ssa Lombardo, la cui azione è stata definita “lucida e coraggiosa”, per aver seguito il procedimento fino all’appello con determinazione.
Uno dei momenti più toccanti dell’udienza è stato il gesto di Oleksandr Malayko, padre di Yana, che aveva mantenuto un voto personale: non tagliare la barba fino a quando non fosse stata fatta giustizia. Con la sentenza di oggi, ha deciso di interrompere questo voto, in un gesto carico di emozione e significato, descritto dall’associazione come “una liberazione”.

Porrello ha commentato:
“Quel gesto è diventato il segno visibile di un amore che non si è mai interrotto e di una sofferenza che ha accompagnato ogni giorno dell’attesa”.
Anche la madre di Yana, Tetiana Malayko, ha voluto esprimere gratitudine per il sostegno ricevuto:
“Nonostante la distanza, ho percepito la vostra presenza, la vostra serietà e la vostra umanità. Grazie al vostro lavoro, la verità è emersa e la giustizia ha fatto il suo corso. Questo non cancella il dolore, ma dona un senso di equilibrio e di pace interiore”.
Il contributo degli esperti
Nel commentare la sentenza, l’Associazione Y.A.N.A. ha ringraziato anche l’avvocato Angelo Lino Murtas, difensore della famiglia, e il criminologo Gianni Spoletti, per il loro contributo tecnico e umano durante il procedimento.
Porrello ha precisato:
“Non si tratta di una vittoria, perché nessuna sentenza potrà mai restituire Yana alla sua famiglia. Ma è un passaggio necessario, che consente di dare un nome definitivo alla verità e di interrompere almeno il silenzio dell’ingiustizia”.
L’avvocato Angelo Lino Murtas ha sottolineato l’importanza della sentenza anche in un contesto più ampio, riguardante tutte le vittime di violenza di genere.
La sentenza conferma l’importanza di un impegno costante per la tutela delle vittime e la prevenzione di tragedie simili, ricordando come la giustizia possa riconoscere la verità anche in circostanze drammatiche.