E’ stata un’altra giornata intensa quella di domenica 19 aprile 2026 per Papa Leone XIV, impegnato nella missione apostolica in Africa, che durerà fino al prossimo 23 aprile. Il Santo Padre, dopo essere stato in Algeria e Camerun, si trova ora in Angola, terza tappa del viaggio che si concluderà poi in Guinea Equatoriale.
Dopo essere giunto nella capitale Luanda, il Pontefice ha celebrato la preghiera del rosario davanti a 100mila persone a Muxima, “città fantasma” voluta dalla Cina, dove si trova il principale santuario mariano della nazione. La popolazione festante, che ha attesto l’arrivo di Papa Prevost da giorni piantando tende da campeggio, lo ha accolto al grido di “Mama Muxima“, cioè “Madre del cuore”.
“Recitare il Rosario – spiega Leone XIV nella riflessione finale – ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri”. E poi ha aggiunto che è necessario adoperarci “senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità”.
Sul grande palco allestito per l’occasione, il Santo Padre, come fatto fin dal primo giorno del suo viaggio in Africa, è tornato con la sua puntuale richiesta di pace.
“Deploro profondamente la recente intensificazione degli attacchi contro l’Ucraina, che continuano a colpire anche la popolazione civile. Esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono e assicuro le mie preghiere a tutto il popolo ucraino. La tregua annunciata in Libano è motivo di speranza, un segno di sollievo per il popolo libanese e per la regione. Incoraggio coloro che sono impegnati per una soluzione diplomatica a proseguire i colloqui di pace, affinché la fine delle ostilità in tutto il Medio Oriente diventi permanente“.
Nella giornata di lunedì 20 aprile 2026, Papa Leone ha lasciato Luanda per dirigersi nella città nord-orientale di Saurimo, dove visiterà una casa di cura per anziani e celebrerà la messa per i fedeli.
“In Africa per parlare di pace, non dibatto con il presidente americano”
La figura del Pontefice, la scorsa settimana, è finita al centro di un attacco multiplo da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha criticato profondamente le parole di Prevost circa il raggiungimento di una pace nella guerra con l’Iran. Il capo della Casa Bianca, nella sua offensiva, lo aveva definito “debole sul crimine e pessimo in politica estera“, andando poi sul personale e dichiarando che senza di lui nello Studio Ovale, Leone non sarebbe mai salito al Vaticano.
Il successore di Pietro, tuttavia, durante il volo verso Luanda, ha colto l’occasione per smentire le interpretazioni che vedevano nei suoi interventi una replica alle recenti polemiche sollevate dalla presidenza statunitense. “Gran parte di ciò che è stato scritto non è altro che un commento su commento“, ha dichiarato, sottolineando che i testi, incluso quello del 16 aprile, erano stati redatti con settimane di anticipo. L’obiettivo del capo della Chiesa non è alimentare dibattiti politici, ma promuovere un messaggio evangelico universale.
Vance: “Grato per aver detto di non voler dibattere con Trump”
E proprio in merito a queste ultime affermazioni di Leone XIV, si è espresso J. D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti.
“Gli sono grato” per aver detto di non voler dibattere con il presidente: “disaccordi reali ci sono stati e ci saranno ma la realtà è spesso molto più complicata“.