Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha rilanciato dal palco della Mobilitazione progressista globale (Gpm), svoltasi a Barcellona il 17 e 18 aprile 2026 – a cui ha preso parte anche la leader del Pd, Elly Schlein – la sua richiesta all’Unione Europea di sospendere l’accordo di associazione con Israele, invocando il rispetto dei diritti umani.

Fra i leader presenti all’evento, coordinato dalla Spagna insieme a partiti e movimenti di sinistra, c’era anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.
“È giunto il momento che l’Ue rescinda il proprio accordo di associazione con Israele. Non abbiamo nulla contro il popolo israeliano, anzi, è proprio il contrario. Ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell’Ue non può essere nostro partner”, ha tuonato lo spagnolo.
Il premier ha denunciato le conseguenze della guerra in Medio Oriente: migliaia di vite umane perse, milioni di sfollati e perdite economiche che colpiscono direttamente le famiglie:
“Questa guerra è un errore immenso, per questo chiedo a chi l’ha iniziata di fermarla, e che fermi Netanyahu”.
Braccio di ferro a Bruxelles
L’intervento di Sanchez giunge alla vigilia dell’incontro dei ministri degli Esteri al Consiglio del Lussemburgo, previsto per martedì 21 aprile 2026. Sinora l’unanimità dei 27 Stati membri, necessaria per sospendere l’accordo, è sempre mancata.
“Paesi come Irlanda e Slovenia hanno già espresso tramite lettera all’alto rappresentante Ue Kaja Kallas preoccupazione per le misure adottate da Israele, incluse decisioni legislative e militari ritenute contrarie al diritto internazionale e ai diritti umani. Alla luce di queste gravi circostanze, chiediamo che la prossima riunione del Consiglio Affari Esteri includa una discussione sull’accordo di associazione Ue-Israele. Per coerenza di principio e per il bene della propria credibilità, l’Ue non può più rimanere in silenzio o inerte di fronte a tali violazioni” ha incalzato Sanchez.
Nonostante il sostegno di alcuni Paesi, altri Stati, tra cui Italia, Germania e Ungheria, hanno finora ostacolato iniziative simili. L’Europa resta quindi divisa: da una parte i sostenitori della sospensione, dall’altra chi teme le ripercussioni economiche e politiche di un gesto simile, considerando che l’Ue è il principale partner commerciale di Israele, con scambi che superano i 45 miliardi di euro annui.
Eco internazionale e critiche della Casa Bianca
La posizione di Sanchez, rafforzata dalla Gpm di Barcellona, non si limita ai confini europei: il premier si è posto come leader di un blocco progressista, guadagnando visibilità globale e mostrando una linea chiara contro la destra e l’estremismo. L’evento dei giorni scorsi ha evidenziato l’obiettivo comune di coordinare gli sforzi per difendere il multilateralismo, sostenere la democrazia e promuovere la transizione energetica.
Ovviamente le sue posizioni (fra cui anche diniego delle basi spagnole) hanno suscitato l’ira della Casa Bianca. Donald Trump ha ripetutamente dichiarato di non voler avere nulla a che fare con la Spagna e ha attaccato Sanchez definendolo un “cattivo leader che non paga la sua giusta quota per la protezione della Nato”.
Il tycoon ha minacciato anche un possibile blocco commerciale, anche se finora nessun provvedimento è stato concretizzato.
Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato dati economici positivi per la Spagna. Sanchez continua a insistere sul rispetto dei principi Ue, bilanciando applausi e critiche, e rafforzando la sua posizione internazionale in un momento di crescente tensione globale e di revisione degli equilibri tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente.
La letterina di Littizzetto a Sanchez
Le posizioni del leader spagnolo, spesso isolate rispetto al resto d’Europa verso Israele ed Usa, ne fanno una sorta di leader antisovranista che ha colpito al cuore anche la satira nostrana. Ieri sera, 19 aprile 2026, durante la trasmissione “Che tempo che fa”, la comica Luciana Littizzetto ha letto una “letterina” indirizzata a Sanchez.
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La comica, oltre a mostrate apprezzamento per il fascino mediterraneo dell’iberico, ha posto l’accento sulla determinazione di Sanchez nell’opporsi anche a Washington e alle sue politiche aggressive. Ricordandogli che, se lo desiderasse, sicuramente in Italia, nel campo largo, un posticino anche per lui lo si trova.