Con l’uscita di scena dell’ungherese Orban, l’Unione Europea potrebbe dover fare i conti con una nuova spina nel fianco, almeno sui temi legati alla guerra in Ucraina.
L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha conquistato una vittoria netta nelle elezioni parlamentari tenutesi ieri, domenica 19 aprile 2026. Con lo spoglio al 65%, il suo partito, Bulgaria Progressista, ha ottenuto il 45,9% dei voti, assicurandosi la maggioranza assoluta dei 240 seggi del Parlamento monocamerale. Il principale sfidante, il partito conservatore Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb) dell’ex premier Boyko Borissov, si ferma al 13,1%, confermando l’enorme distacco tra le due forze politiche.
Elezioni in Bulgaria: vince il leader filorusso ed euroscettico
Radev, 62 anni, già al comando dell’Aeronautica militare e presidente della Repubblica bulgara per due mandati consecutivi dal 2016, ha centrato la campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e sulla stabilità del governo. Il suo programma combina misure economiche per proteggere le fasce più deboli dall’inflazione, un approccio conservatore e una certa diffidenza nei confronti dell’Europa.
Il leader è stato molto critico nei confronti di Bruxelles. Ha detto che la Ue è “ostaggio di se stessa” e di voler riprendere gas e petrolio russi. Recentemente ha anche definito l’Europa “culturalmente depersonalizzata”.
Nonostante la sua apertura verso Mosca – sua la dichiarazione “ripristinare i contatti col Cremlino” – l’ex generale è stato inizialmente vago sul tema della guerra in Ucraina, preferendo concentrare il messaggio sul benessere interno e sull’anticorruzione. A pochi giorni dal voto, ha affondato con maggior vigore:
“Non si deve dare aiuto militare all’Ucraina, per evitare di ritrovarsi la guerra in casa”.
Opponendosi all’accordo di sicurezza firmato il mese scorso da Sofia con Kiev.
Un programma filo-russo ma pragmatico
La possibile vicinanza di Radev a Mosca rappresenta una fonte di preoccupazione per le cancellerie europee. In un’intervista, l’ex presidente ha sottolineato la priorità di mettere l’economia al di sopra dell’ideologia:
“Siamo l’unico Stato membro dell’Unione Europea a essere al contempo slavo e ortodosso orientale”, ha spiegato. “Possiamo rappresentare un anello molto importante per ristabilire le relazioni con la Russia”.
Il programma di Radev ha riscosso un forte consenso tra gli elettori del Paese più povero dell’Ue, ottenendo quella che lui stesso ha definito una vittoria della speranza”.
“Bulgaria Progressista ha vinto in modo inequivocabile: una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura. Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole”, ha aggiunto.
Il futuro della Bulgaria in Europa
L’affluenza alle urne, superiore al 50% e la più alta dal 2021, dimostra che Radev rappresenta per molti bulgari una possibilità di unità.
“Abbiamo superato l’apatia”, ha esultato rivolgendosi ai suoi sostenitori. L’ex presidente ha ribadito che la Bulgaria proseguirà il suo percorso europeo, ma con un approccio pragmatico e critico.

Prima delle elezioni, Radev aveva dichiarato di condividere la posizione di Ungheria e Slovacchia sul tema dell’invio di armi all’Ucraina, ritenendo che il suo Paese non avrebbe tratto benefici da tale scelta. Ha però precisato di non voler porre veto a Bruxelles, consapevole dei vantaggi che la Bulgaria ha ottenuto dall’appartenenza all’Ue dal 2007.
La sua linea politica sembra quindi puntare a un equilibrio delicato: mantenere la Bulgaria all’interno dell’Unione europea, tutelare l’economia nazionale e aprire, al contempo, canali di dialogo con la Russia.
Ma siamo ancora nel campo delle supposizioni, da campagna elettorale. Da domani si vedrà quale sarà la direzione concreta.