Domani, venerdì 17 aprile 2026, a Parigi si terrà un nuovo vertice della cosiddetta coalizione dei Volenterosi di Hormuz, composta da oltre 40 Paesi, con l’obiettivo di discutere misure concrete per garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio globale del petrolio, che attraverso questa via marittima rappresenta circa il 20% della produzione mondiale.
Hormuz: domani vertice Volenterosi a Parigi
L’incontro è stato convocato dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, e dovrebbe vedere la partecipazione in presenza della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, solitamente tiepida verso queste iniziative, mentre altri leader parteciperanno in videocollegamento. La riunione segue un vertice militare preliminare tra addetti ai lavori dei Paesi membri, volto a fare il punto sulla situazione e a predisporre possibili strategie operative.
Piano di sminamento
Il cuore dei lavori riguarderà la proposta di un piano di sminamento dello Stretto, da attuare solo dopo la cessazione delle ostilità tra Iran e Stati Uniti e dopo una verifica delle condizioni operative e di sicurezza per le forze della coalizione. L’obiettivo principale resta il ritorno alla piena libertà di navigazione, ma la situazione è complessa per due motivi principali: il ruolo ancora incerto degli Stati Uniti, finora rimasti al di fuori della coalizione e la netta contrarietà dell’Iran rispetto al piano dei Volenterosi, con dichiarazioni ufficiali che considerano qualsiasi interferenza esterna una minaccia alla sicurezza dello Stretto.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che la sicurezza dello Stretto è garantita da decenni e che l’Iran, con l’aiuto degli Stati regionali, è in grado di assicurare la navigabilità. Tuttavia, per Teheran, è necessario tornare alla situazione pre-guerra, quando, nonostante le tensioni, il passaggio delle navi non subiva alcun blocco significativo.
Al contempo, l’Occidente rimane diffidente. Per rispondere al blocco navale americano, l’Iran ha già minacciato di voler chiudere il Mar Rosso, presumibilmente con l’appoggio degli Houthi. Nei giorni scorsi, i Pasdaran hanno avanzato la proposta di un pedaggio per le navi in transito, in parte già attuata, ma giudicata dagli europei iniqua e contraria al diritto internazionale.
Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ha reso la situazione particolarmente fluida e incerta. Secondo quanto riferito dal Comando centrale Usa (Centcom), nelle prime 48 ore dall’inizio del blocco nessuna imbarcazione è riuscita a superare le forze americane in entrata e uscita dai porti iraniani; otto petroliere hanno dovuto invertire la rotta. Tuttavia, media iraniani riferiscono che l’imbarcazione Alicia, soggetta a sanzioni e carica di petrolio greggio, sarebbe riuscita a superare lo sbarramento. La situazione è definita fluida, caotica e incerta, con conseguenze immediate sui mercati energetici e sulle forniture di gas e petrolio.
La posizione dell’Europa
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha ribadito la ferma vicinanza dell’Unione Europea ai Paesi del Golfo, invitando tutte le parti a cogliere eventuali momenti di tregua per consolidare una pace sostenibile e duratura. Costa ha inoltre sottolineato che la chiusura dello Stretto ha avuto già conseguenze catastrofiche sui mercati, ammonendo che la forza non può essere la soluzione:
“Stiamo vivendo tempi difficili per cui dobbiamo sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole, perché l’alternativa è il caos”.
Meloni vola a Parigi
Sul fronte italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto finora la via del silenzio rispetto agli attacchi del tycoon Donald Trump, concentrandosi sul lavoro diplomatico dietro le quinte per ricucire lo strappo con l’amministrazione americana e rafforzare i legami con i principali Stati europei.

Al vertice di Parigi, Meloni incontrerà Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer, mentre altri leader parteciperanno in videocollegamento.
Dal punto di vista politico, la partecipazione italiana in presenza è significativa: permette a Roma di affermare un ruolo attivo nella coalizione, rafforzare la strategia europea e transatlantica e bilanciare le tensioni derivanti dagli attacchi di Trump con la necessità di mantenere l’unità occidentale.
Il vertice sarà anche un’occasione per discutere possibili meccanismi di controllo e monitoraggio, strategie di cooperazione tra Paesi europei e regionali, e forme di diplomazia preventiva per evitare nuovi blocchi navali in futuro. I prossimi sviluppi dipenderanno dalla capacità dei leader di trovare un accordo operativo condiviso e dalla durata del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, elementi considerati cruciali per la sicurezza energetica mondiale.