rialzo inflazione al 4,4%

FMI: conflitto in Medio Oriente potrebbe provocare la più grave recessione globale dai tempi del Covid

Giorgetti a Washington: rafforzare commercio e investimenti tra Italia e USA, sicurezza delle catene di approvvigionamento al centro

FMI: conflitto in Medio Oriente potrebbe provocare la più grave recessione globale dai tempi del Covid

L’economia globale rischia di deragliare dalla rotta a causa della guerra in Medio Oriente, avverte il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel suo ultimo World Economic Outlook (WEO). Secondo il rapporto, nello scenario peggiore – con danni infrastrutturali e conflitto prolungato – il PIL globale potrebbe rallentare fino a quasi il 2%, un livello che sfiorerebbe la recessione globale, evento verificatosi solo quattro volte dal 1980, tra cui la crisi finanziaria globale e la pandemia di Covid-19.

In scenari meno critici, se la guerra dovesse avere durata limitata, la crescita mondiale si attesterebbe al 3,1%; in uno scenario più avverso calerebbe al 2,5%.

I rischi per l’economia

L’FMI sottolinea che, nell’ultimo anno, i venti contrari legati all’inasprimento delle barriere commerciali e all’elevata incertezza geopolitica sono stati bilanciati da venti favorevoli, come gli investimenti nel settore tecnologico, le condizioni finanziarie accomodanti, un dollaro più debole e il sostegno di politiche fiscali e monetarie.

La guerra in Medio Oriente rappresenta ora una forza contraria significativa, con impatti su mercati delle materie prime, inflazione e condizioni finanziarie globali.

Politiche resilienti e gestione del rischio

Secondo il FMI, per affrontare uno scenario economico e geopolitico in rapido mutamento sono necessarie politiche resilienti. L’aumento della spesa per la difesa potrebbe stimolare l’economia nel breve termine, ma genererebbe pressioni inflazionistiche, indebolirebbe la sostenibilità fiscale ed esterna e potrebbe ridurre la spesa sociale, con rischi di malcontento sociale.

I governi sono invitati a salvaguardare la sostenibilità fiscale, attuare riforme strutturali senza ritardi e le banche centrali devono rimanere vigili per evitare che shock di offerta destabilizzino le aspettative di inflazione.

Le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare ulteriormente, trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni, o innescando tensioni politiche interne. Questi fattori possono combinarsi con cambiamenti nelle politiche commerciali e altre decisioni internazionali, creando potenziali controversie commerciali.

Particolare attenzione è posta alle terre rare, considerate punti critici nelle catene di approvvigionamento globale.

Inflazione e opportunità tecnologiche

Un indebolimento delle istituzioni, inclusa l’indipendenza delle banche centrali, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in presenza di shock sui prezzi dei beni di consumo.

Sul versante positivo, l’economia potrebbe beneficiare di investimenti legati all’Intelligenza Artificiale (IA), con possibili aumenti di produttività, maggiore dinamismo delle imprese e crescita sostenibile se l’adozione dell’IA fosse rapida. Anche un allentamento delle tensioni commerciali e nuove riforme strutturali potrebbero stimolare l’attività economica.

Previsioni per l’Italia e la zona euro

Il PIL italiano è previsto in rallentamento a +0,5% nel 2026 e nel 2027, con un taglio di 0,2 punti rispetto alle stime di gennaio, nello scenario di guerra a durata limitata.

Anche la crescita della zona euro è rivista al ribasso: +1,1% nel 2026 e +1,2% nel 2027. La Germania dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2026 e 1,2% nel 2027, la Francia dello 0,9% in entrambi gli anni. Le economie avanzate segnano +1,8% e +1,7%, in linea con le previsioni di gennaio.

L’inflazione in Italia si attesterà al 2,6% quest’anno e 2,4% il prossimo; nella zona euro al 2,6% e 2,2%.

L’FMI raccomanda che eventuali sostegni fiscali siano mirati, temporanei e finanziati nell’ambito dei bilanci esistenti, con chiari percorsi di ripristino dei saldi di bilancio.
I governi devono anche affrontare squilibri interni, migliorare l’efficienza della spesa e coordinarsi a livello internazionale per garantire la stabilità economica globale.

Relazioni economiche Italia-USA

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Wilson Center di Washington, nell’ambito di una iniziativa per celebrare i 165 anni di relazioni bilaterali fra Stati Uniti e Italia nella giornata di ieri, 15 aprile 2026, ha sottolineato la stretta relazione economica tra Italia e Stati Uniti, con il commercio bilaterale superiore ai 100 miliardi di dollari nel 2025. In un momento in cui i rapporti tra il presidente Donald Trump e la premier Giorgia Meloni sono tesi, il titolare del MEF ha posto l’accento sulla coesione commerciale Usa-Italia.

“Le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono eccellenti e si sviluppano su molteplici dimensioni: politica, economica, culturale, scientifica e della sicurezza. Negli ultimi 165 anni, il nostro rapporto ha conosciuto fasi di grande intensitò. La profondità e la solidità dei nostri legami-economici, commerciali e tra le persone, come questo evento dimostra chiaramente, si fondano su valori condivisi, una base solida su cui costruiamo la nostra relazione. Come in ogni rapporto, dobbiamo riconoscere che ci sono momenti di forte allineamento, così come altri in cui le nostre posizioni possono divergere. Tuttavia, è proprio la capacità di affrontare questi momenti che ha rafforzato la nostra partnership nel tempo”.

Gli investimenti italiani negli USA sostengono decine di migliaia di posti di lavoro di qualità, mentre gli USA restano tra i maggiori investitori in Italia, in settori manifatturieri, difesa, aerospazio, salute e innovazione.

La sicurezza economica passa anche da catene di approvvigionamento sicure e diversificate, in risposta alle tensioni geopolitiche e alla competizione tecnologica. Giorgetti ha sottolineato i risultati della politica fiscale italiana, definendo la responsabilità finanziaria una necessità in un contesto di incertezza e volatilità. La fiducia crescente nei mercati sugli asset sovrani italiani rifletterebbe la coerenza e la determinazione del governo nel perseguire questi obiettivi.