come cambia il mercato

Al via Vinitaly 2026, lo studio: volumi calano del 2,7%, mentre i prezzi medi crescono del 2,3%

Il vino italiano consolida il proprio ruolo di ambasciatore del Made in Italy nel mondo ma cambia il profilo del consumatore domestico, sempre più attento alla qualità rispetto alla quantità

Al via Vinitaly 2026, lo studio: volumi calano del 2,7%, mentre i prezzi medi crescono del 2,3%

È ufficialmente iniziata a Veronafiere la 58ª edizione di Vinitaly, il principale appuntamento internazionale dedicato al settore vitivinicolo. Dal 12 al 15 aprile 2026, Verona torna a essere il centro nevralgico del vino italiano, con istituzioni, imprese e operatori internazionali riuniti attorno a un obiettivo comune: rafforzare la competitività del comparto sui mercati globali.

Il dato di partenza è significativo: il vino rappresenta il secondo settore del made in Italy per saldo commerciale, con un attivo che nel 2025 ha raggiunto 7,2 miliardi di euro, confermando il peso strategico della filiera nell’economia nazionale.

Vinitaly come infrastruttura dell’export

Nel discorso inaugurale, il presidente di Veronafiere Federico Bricolo ha sottolineato come la manifestazione non sia più soltanto una fiera commerciale, ma una vera e propria infrastruttura di sistema per l’export italiano.

“Vinitaly rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano”, ha dichiarato Bricolo, evidenziando il ruolo crescente della fiera in un contesto globale segnato da instabilità geopolitica e ridefinizione delle rotte commerciali.

Al via Vinitaly 2026: sistema Italia unito per l’export del vino, tra nuove rotte globali e consumi in trasformazione
Federico Bricolo

L’obiettivo è rafforzare la presenza delle imprese italiane nei mercati esteri attraverso un piano di circa trenta iniziative internazionali che coinvolgeranno Stati Uniti, Asia e altre aree considerate strategiche per la crescita delle esportazioni.

Diplomazia economica e nuove geografie del vino

Sul fronte istituzionale, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato come l’Italia mantenga una posizione di leadership mondiale nella produzione vinicola, con una quota superiore al 23% dell’export globale e un valore complessivo che nel 2025 ha raggiunto 7,8 miliardi di euro.

Accanto alla diplomazia politica, si rafforza quella economica. Il presidente di ITA – Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, ha annunciato nuove azioni promozionali in Africa, Canada e Australia, oltre a un rafforzamento delle attività in Brasile. A Verona sono arrivati oltre 1.000 buyer da 70 Paesi, segno di un interesse globale sempre più diversificato.

Secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il settore individua dodici mercati ad alto potenziale di crescita, tra cui Giappone, Vietnam, Messico e Indonesia. Una necessità strategica, considerando che oggi circa il 60% dell’export è concentrato in appena cinque Paesi.

Un settore solido ma concentrato

Lamberto Frescobaldi, alla guida dell’Unione italiana vini, ha evidenziato come il comparto resti competitivo ma esposto a forti concentrazioni geografiche e a una crescente complessità internazionale.

“Il vino italiano nel mondo guarda tutti dall’alto e questo va ricordato”, ha affermato, richiamando la necessità di una gestione più strutturata e manageriale delle strategie di espansione.

Enoturismo e territorio: un valore da 3 miliardi

Il Vinitaly non è solo export, ma anche turismo e identità territoriale. Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha ricordato come l’enoturismo in Italia generi già circa 3 miliardi di euro, con potenzialità ancora in crescita.

L’obiettivo istituzionale è duplice: da un lato rafforzare il legame tra turismo e produzione agricola, dall’altro distribuire meglio i flussi turistici, valorizzando le aree rurali e le cantine.

Il sindaco di Verona Damiano Tommasi ha invece posto l’attenzione sul capitale umano della filiera:

“Il primo ringraziamento va alle donne e agli uomini che lavorano nei campi e nelle cantine”, ha dichiarato, sottolineando la centralità del lavoro agricolo nella tenuta del settore.

Cultura, identità e Made in Italy

Il legame tra vino e cultura è stato ribadito dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, anche alla luce del recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco.

Al via Vinitaly 2026: sistema Italia unito per l’export del vino, tra nuove rotte globali e consumi in trasformazione
Ministro Lollobrigida

All’interno della fiera, la collaborazione con il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha portato all’esposizione di opere d’arte legate al mito di Dioniso, simbolo del vino e della cultura mediterranea.

Al via Vinitaly 2026: sistema Italia unito per l’export del vino, tra nuove rotte globali e consumi in trasformazione
Ministro Giuli

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invece sottolineato la resilienza del comparto: “Vinitaly è vetrina della forza, della resilienza e della competitività del nostro Made in Italy”.

Il mercato interno: consumi in evoluzione

Accanto alla dimensione internazionale, Vinitaly offre anche uno spaccato sul mercato domestico. Secondo un’analisi Circana presentata durante la fiera, il settore del vino nella grande distribuzione italiana ha raggiunto nel 2025 un valore di 3,2 miliardi di euro, con 737 milioni di litri venduti.

Il dato evidenzia un andamento apparentemente stabile nei valori, ma con segnali contrastanti: i volumi calano del 2,7%, mentre i prezzi medi crescono del 2,3%. In altre parole, gli italiani bevono leggermente meno vino, ma scelgono prodotti più costosi.

Il “premiumizzazione” del consumo

Uno dei trend più evidenti è il cosiddetto “effetto mix”: i consumatori si spostano verso fasce di prezzo più alte. I vini sopra i 10 euro registrano le performance migliori, mentre le fasce sotto i 5 euro subiscono le contrazioni più significative.

Gli spumanti risultano tra i segmenti più dinamici, con una crescita sia in volume sia in valore, seguiti dai vini bianchi. Più in difficoltà i rossi e i vini frizzanti, che continuano a perdere terreno nei consumi.

Secondo gli analisti, la competizione futura premierà gli operatori in grado di valorizzare il prodotto e intercettare consumatori sempre più orientati alla qualità.

Un settore tra stabilità e trasformazione

Il quadro complessivo che emerge da Vinitaly 2026 è quello di un settore solido sul piano internazionale ma in trasformazione nei consumi interni. Da una parte, il vino italiano consolida il proprio ruolo di ambasciatore del Made in Italy nel mondo; dall’altra, cambia il profilo del consumatore domestico, sempre più attento alla qualità rispetto alla quantità.

In questo equilibrio tra export, cultura e mercato interno si gioca la prossima fase di sviluppo del comparto, chiamato a mantenere la leadership globale in un contesto sempre più competitivo e frammentato.