Non si sblocca la tensione geopolitica in Medio-Oriente. Le trattative in Pakistan tra Stati Uniti e Iran sono terminate con un nulla di fatto, con il Vicepresidente J. D. Vance che ha lasciato Isalmabad.
“Il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero loro di ottenerla rapidamente. Non c’è la promessa definitiva da parte dell’Iran riguardo l’abbandono dell’arma nucleare” ha riferito il rappresentante statunitense.
Il nodo focale di una buona riuscita dei negoziati, che porterebbero a un termine definitivo del conflitto e alla riapertura dello stretto di Hormuz, riguarda la volontà dell’Iran di interrompere ogni tipo di iniziativa sul nucleare, circostanza che gli Stati Uniti vedono come un’intenzione di realizzare una bomba atomica.
Trump: “Blocco navale a Hormuz”
A sancire definitivamente il fallimento dei colloqui con Teheran è stato Donald Trump, che sul suo social Truth ha pubblicato un post dai toni tutt’altro che rassicuranti.
“Quindi, eccoci qui: l’incontro è andato bene, la maggior parte dei punti è stata concordata, ma l’unico punto che contava davvero, quello NUCLEARE, non lo è stato. Con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, inizierà il processo di BLOCCO di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz. A un certo punto, arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI POSSONO ENTRARE, TUTTI POSSONO USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla se non loro. QUESTA È ESTORSIONE A LIVELLO MONDIALE, e i leader dei Paesi, in particolare degli Stati Uniti d’America, non saranno mai estorti. Ho anche dato istruzioni alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro nei mari aperti. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato negli Stretti.
Qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, sarà FATTO SALTARE ALL’INFERNO! L’Iran sa, meglio di chiunque altro, come PORRE FINE a questa situazione che ha già devastato il loro Paese. La loro Marina non esiste più, la loro Aeronautica è distrutta, i loro aerei antichi e i radar inutili, Khomeini e la maggior parte dei loro ‘Leader’ sono morti, tutto a causa della loro ambizione nucleare. Il blocco inizierà a breve. Altri Paesi saranno coinvolti in questo blocco. All’Iran non sarà permesso di trarre profitto da questo atto illegale di ESTORSIONE. Vogliono denaro e, cosa ancora più importante, vogliono armi nucleari. Inoltre, al momento opportuno, saremo completamente ‘PRONTI E ARMATI’, e il nostro esercito finirà ciò che resta dell’Iran! Presidente DONALD J. TRUMP”.

Lunedì 13 aprile 2026, quindi, a partire dalle ore 10 (ore 16 in Italia) gli Stati Uniti attueranno il blocco navale sullo stretto di Hormuz, fermando ogni nave in entrata o uscita dai porti iraniani.
Una notizia che, come riferito da Lloyd’s List, quotidiano specializzato in news sulla navigazione, ha provocato un nuovo stop del traffico marittimo attraverso la fascia di mare che divide la Penisola Arabica dalle coste dell’Iran.
“Prima dell’annuncio del blocco, il traffico marittimo attraverso lo stretto era continuato, seppur a livelli ridotti, anche domenica. In seguito all’annuncio del blocco navale da parte di Trump, tuttavia, tutto il traffico sembra essersi fermato e almeno due navi che sembravano dirette a uscire dallo stretto hanno fatto inversione di rotta”.
Sulla carta la strategia di Trump consisterebbe nel portare la US Navy a controllare tutte le rotte che portano agli scali iraniani, in modo tale da far pressione ai Paesi che si riforniscono dalla Repubblica islamica, cioè Cina e India. Tale situazione dovrebbe indurre Teheran a firmare i patti con gli Usa che, come detto in apertura, presuppongono la fine di ogni progetto iraniano sul nucleare.
Conseguenze sul prezzo del petrolio
La notizia del blocco navale Usa sullo stretto di Hormuz ha provocato inevitabilmente ripercussioni anche sul mercato energetico globale.
All’indomani del fallimento dei colloqui tra Usa e Iran, i principali listini di borsa europei si confermano deboli: Francoforte e Madrid cedono l’1,15%, Parigi l’1%, Milano lo 0,9% e Londra (-0,4%) appare più cauta.
In attesa del report mensile dell’Opec, invece, non si arresta la corsa del barile del greggio (Wti +7,23% a 103,55 dollari e Brent +7,02% a 101,91 dollari) e del gas naturale (+8,96% a 47,55 euro al MWh).
Con una situazione simile, le previsioni di Trita Parsi, vice presidente del Quincy Institute for Responsible Statecraft, come riferito da Open, non sono affatto rosee:
“Ci troveremmo di fronte a un prezzo intorno ai 200 dollari al barile”.