Essere pessimisti o ottimisti non è solo una questione di carattere, ma un modo di pensare che si costruisce e si può modificare nel tempo. Dal punto di vista del mental coaching queste due tendenze rappresentano modalità apprese di interpretare la realtà, più che tratti fissi della personalità.
Il modo di pensare che influisce sul benessere
Il pessimismo, spesso, rappresenta una forma di difesa dove anticipare scenari negativi può dare un senso di controllo, ma rischia di limitare l’azione e la fiducia in sé stessi. Al contrario, l’ottimismo non implica una visione ingenua o distaccata dai problemi, bensì la capacità di riconoscere le difficoltà mantenendo uno sguardo orientato alle soluzioni.
La differenza principale risiede nel dialogo interno. Di fronte allo stesso evento, una persona può sentirsi bloccata oppure attivarsi per trovare nuove possibilità. È proprio su questo processo che si concentra il lavoro di consapevolezza individuando i pensieri automatici e trasformandoli in leve di cambiamento.
Allenare un atteggiamento ottimista è possibile e significa sviluppare la capacità di spostare il focus dalle criticità alle risorse, favorendo un approccio più attivo e responsabile. Non si tratta di negare la realtà, ma di scegliere come interpretarla. In questo senso, la mentalità diventa uno strumento centrale per il benessere psicologico e la crescita personale, incidendo in modo significativo sulla qualità della vita e sulle scelte quotidiane.

Vassiliki Tziveli è giornalista e mental coach e cura una rubrica fissa su tutti i 51 settimanali del nostro gruppo editoriale (più di 400mila copie settimanali in 4 regioni italiane: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria) oltre al nostro quotidiano online nazionale.