Violenza sessuale, ripartito il confronto in Senato tra tensioni (tra maggioranza e opposizione, ma anche per le proteste di associazioni femministe) e assenze anche clamorose.
Il tutto mentre resta centrale il nodo del consenso.
Non solo politica estera e crisi energetica ad animare il dibattito parlamentare.
Ddl Bongiorno e la “montagna da scalare” in Aula
Si è riunito infatti ieri, mercoledì 8 aprile 2026, al Senato il comitato ristretto incaricato di rivedere la disciplina del reato di violenza sessuale.
Il gruppo era stato promosso dalla relatrice leghista Giulia Bongiorno, ma proprio la senatrice non ha preso parte al primo incontro, suscitando perplessità tra le opposizioni e alimentando interrogativi sul metodo e sulla direzione dei lavori.

L’obiettivo dichiarato del Comitato (proprio sulla proposta dell’avvocato e parlamentare della Lega) sarebbe quello di arrivare a redigere un testo condiviso dopo lo stop intervenuto al Senato su una riforma che alla Camera era stata invece approvata all’unanimità.
Tuttavia, già alla prima riunione sono emerse distanze significative tra maggioranza e opposizione, segno di un confronto tutt’altro che semplice.
Il nodo del consenso
Al centro del dibattito resta il tema del consenso.
Il testo approvato a suo tempo alla Camera introduceva esplicitamente il principio del “consenso libero e attuale” come elemento chiave per definire la violenza sessuale.
Una formulazione che, secondo molte giuriste, associazioni e forze politiche di opposizione, renderebbe più chiaro il perimetro del reato, allineandolo anche agli orientamenti giurisprudenziali consolidati sul tema.
Il “corto circuito” nel passaggio tra Camera e Senato
La proposta alternativa emersa in Senato, invece, si fonda sul concetto di “volontà contraria”, un’impostazione che secondo i critici rischia di spostare l’attenzione sulla reazione della vittima piuttosto che sulla presenza di un consenso esplicito.
È proprio su questo punto che si concentra lo scontro politico.
Da una parte chi ritiene necessario codificare il consenso come elemento centrale, dall’altra chi invita a cautela, sostenendo la necessità di evitare formulazioni che possano creare incertezze applicative.
Le proteste e il dibattito nelle piazze
Nel frattempo, fuori dal Parlamento, il tema continua a mobilitare associazioni, movimenti e centri antiviolenza, che chiedono con forza una riforma chiara e inequivocabile.

La richiesta principale è che il consenso venga definito in modo esplicito nella norma, per evitare interpretazioni ambigue e rafforzare la tutela delle vittime.
Il contesto resta quindi segnato da una doppia tensione: politica, per la distanza tra le posizioni, e simbolica, per il valore che il tema del consenso ha assunto nel dibattito pubblico.

Alla protesta di piazza ha partecipato anche Ilaria Cucchi di Allenza Verdi Sinistra che ha commentato:
“No, non siamo disposte a nessuna mediazione sui corpi delle donne. Il ddl Bongiorno è inaccettabile. L’ho detto in Commissione Giustizia. L’ho ribadito oggi, in piazza, alla manifestazione organizzata dai movimenti femministi contro una proposta che non ha senso di esistere. Una legge c’è già. È quella approvata dalla Camera all’unanimità. È quella che vogliamo discutere anche in Senato. Sono le donne a chiederlo. E come potete sentire, a gran voce”.
Da chi è composto il Comitato
Fanno parte del comitato anche la senatrice Erika Stefani, per la Lega, Susanna Donatella Campione per Fratelli d’Italia, Pierantonio Zanettin per Forza Italia.
Mentre per l’opposizione partecipano la senatrice del Partito democratico Valeria Valente, Ada Lopreiato per il Movimento 5 stelle, Ilaria Cucchi per Alleanza Verdi e Sinistra e Ivan Scalfarotto per Italia Viva.
Anche la senatrice del gruppo per le Autonomie Julia Unterberger ne fa parte.
L’assenza della relatrice, cosa accadrà ora
Certo, la stessa assenza della relatrice alla prima riunione del comitato ristretto non ha aiutato a stemperare le tensioni e ha anzi forse “contribuito” in queste ore a rendere più incerto l’avvio di un percorso che, almeno nelle intenzioni iniziali, era nato quasi con uno spirito bipartisan e avrebbe dovuto favorire un dialogo tra le parti.
Le prossime riunioni diranno se sarà possibile ricostruire la convergenza auspicata all’inizio o se il confronto resterà bloccato attorno a un nodo – quello del consenso – che appare sempre più decisivo, non solo sul piano giuridico ma anche su quello culturale e politico.