possibile alternativa?

Come tre petroliere dell’Oman sono riuscite a superare il blocco dello stretto di Hormuz

La novità non è anche nella rotta scelta: non quella centrale tradizionale, né quella vicino alle coste iraniane che le Guardie della Rivoluzione hanno imposto nelle ultime settimane, ma una terza via, più vicina alle coste dell’Oman

Come tre petroliere dell’Oman sono riuscite a superare il blocco dello stretto di Hormuz

Mentre continua lo scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz, una svolta potrebbe essersi verificata nelle scorse ore. Secondo i sistemi di tracciamento marittimi, tre imbarcazioni omanite – due superpetroliere e una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) – hanno attraversato lo Stretto per uscire dal Golfo Persico.

La novità non è solo nel passaggio stesso, ma nella rotta scelta: non quella centrale tradizionale, né quella vicino alle coste iraniane che le Guardie della Rivoluzione hanno imposto nelle ultime settimane, ma una terza via, più vicina alle coste dell’Oman. Se confermata, questa sarebbe la prima traversata di questo tipo registrata in quasi tre settimane, segnando un precedente in un contesto di forti tensioni sulle rotte energetiche globali.

Un convoglio sorvegliato dai dati AIS

Secondo i dati monitorati dal giornale specializzato Lloyd’s List e riportati da Al Jazeera, le tre navi hanno evitato il cosiddetto “corridoio approvato” dall’Iran vicino all’isola di Larak. Finora, questa rotta era praticamente obbligatoria per tutte le navi straniere, e richiedeva sia l’autorizzazione preventiva sia la scorta di navi militari iraniane.

Il convoglio avrebbe navigato, insolitamente, vicino alla costa dell’Oman, segnando un tentativo diplomatico e logistico che potrebbe indicare un cambiamento nelle regole del traffico marittimo nello Stretto, dove ogni giorno transita una quota significativa di petrolio e gas liquefatto destinata ai mercati globali.

Il ruolo di Iran e Oman nei colloqui segreti

Secondo fonti regionali, la scelta di questa rotta alternativa potrebbe essere legata a colloqui in corso tra Iran e Oman sul futuro dello Stretto, i due Paesi che ne controllano le sponde. Rimane però da capire se questa soluzione possa diventare stabile e garantire il passaggio sicuro di altre navi, sbloccando almeno in parte i flussi di idrocarburi.

Per ora, l’unico passaggio “aperto” e ufficialmente controllato resta quello iraniano, riservato ai Paesi amici – India, Cina, Grecia, Pakistan – che richiede autorizzazione, scorta militare e talvolta un pedaggio che Teheran intende formalizzare. Non sorprende che poche navi abbiano usufruito di questa via, a parte quelle iraniane.

Il funzionamento del casello iraniano

Per accedere alla rotta iraniana, la compagnia deve comunicare alle Guardie della Rivoluzione tutte le informazioni sulla nave, sull’equipaggio e sul carico. Ricevuto l’ok, le viene assegnato un codice segreto da presentare via radio all’avvicinamento dello Stretto. Senza codice, la nave viene respinta – come accaduto recentemente a imbarcazioni pakistane e cinesi. Con il codice valido, invece, la nave viene scortata da unità militari iraniane fino all’altra sponda.

A questo si aggiunge il pedaggio, variabile e non sempre richiesto, che può oscillare tra i 2 milioni di dollari per nave o circa un dollaro per ogni barile di petrolio. Alcuni pagamenti sono stati effettuati in yuan o stablecoin, evitando il dollaro per il rischio di sanzioni, visto che le Guardie della Rivoluzione sono classificate come organizzazione terroristica da Stati Uniti ed Europa.

Le implicazioni per il commercio globale

Il passaggio delle tre navi omanite potrebbe segnare l’inizio di una nuova dinamica nello Stretto di Hormuz, finora teatro di forti restrizioni e di veri e propri blocchi navali. Se la rotta alternativa si confermerà, potrebbe attenuare la pressione sulle rotte energetiche, ma resta il rischio di incidenti o contestazioni militari, dato che il corridoio iraniano rimane la via principale controllata da Teheran.

In attesa di ulteriori sviluppi, il mondo osserva con attenzione: ogni nave che attraversa lo Stretto di Hormuz segna un equilibrio precario tra diplomazia, commercio e minaccia militare, con implicazioni dirette sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza energetica globale.