Ancora una tragedia nel Mar Mediterraneo. Sono stati uccisi dal freddo, gelati dal vento e intossicati dai fumi del carburante, dopo due giorni trascorsi in balia delle onde, mentre tentavano di raggiungere le coste italiane. Diciannove corpi senza vita e cinque in gravi condizioni, tra cui un bimbo, sono stati trasportati al molo Favarolo di Lampedusa.
I sopravvissuti erano a bordo di un barcone alla deriva, intercettato da motovedette della Guardia costiera a circa 85 miglia dall’isola. Giunti a terra, i cinque sopravvissuti sono stati trasferiti d’urgenza al poliambulatorio, mentre sono in corso le procedure per identificare le vittime.
In totale, i sopravvissuti sono 58. Dopo un primo controllo medico in banchina, i migranti sono stati trasferiti verso l’hotspot di contrada Imbriacola, dove al momento erano presenti soltanto 11 ospiti.
Il soccorso della Guardia costiera
La motovedetta della Guardia costiera, nella notte tra lunedì 1 aprile 2026 e martedì 2 alle 3 di notte, ha intercettato il barcone nell’area Sar libica. A bordo sono stati trovati diversi cadaveri: sia i migranti vivi che i morti sono stati trasbordati per il trasferimento verso Lampedusa. Durante il viaggio, conclusosi poco dopo le 13 con l’arrivo al molo Favarolo, altri migranti, tra cui diverse donne, hanno perso la vita.
Secondo quanto riferito, “tutti sarebbero morti per ipotermia”. I cadaveri saranno ora portati alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana.
I cinque in condizioni gravissime – fra cui un bambino – potrebbero essere trasferiti:
“Non si esclude che possano venire trasferiti, non appena il quadro clinico lo permetterà, con l’elisoccorso del 118”.
Le condizioni della traversata e la tragedia in mare
Il barcone era salpato all’alba di lunedì 31 marzo dal porto libico di Abu Kammash. Inizialmente i migranti contavano sul meteo favorevole che accompagnava le prime ore della traversata.
“In poco tempo, però, vento e pioggia hanno imperversato sul Mediterraneo facendo abbassare le temperature al di sotto dei 10 gradi e provocando il naufragio dell’imbarcazione”, raccontano i superstiti.
Durante le ore precedenti all’incontro con la Guardia costiera, i migranti sono stati anche esposti ai fumi del carburante. Sempre secondo quanto riferito dai superstiti, altri tre uomini “sarebbero caduti in mare perdendo la vita”. Per tutta la notte, i migranti sono rimasti ancorati al barcone, mentre chiunque perdeva conoscenza a causa del freddo.
Quando, alle tre di notte, i militari hanno intercettato l’imbarcazione nella zona di ricerca e soccorso libica, di fronte ai loro occhi si è dipanata la tragedia: sulla stessa imbarcazione convivevano cadaveri e sopravvissuti.