Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che il conflitto con l’Iran “stia giungendo al termine”, prevedendo uno sviluppo entro “2-3 settimane”. In un’intervista alla NBC, poco prima di firmare un ordine esecutivo nello Studio Ovale, Trump si è definito “comandante in capo davvero eccezionale”.
Trump: “Due o tre settimane, poi ce ne andremo anche senza accordo con l’Iran”
Secondo il presidente, “le persone con cui abbiamo a che fare in Iran sono molto più ragionevoli e non così radicalizzate. Non avremo un Iran dotato di armi nucleari”. Trump ha anche collegato la fine del conflitto a una possibile riduzione dei prezzi della benzina:
“Quando lascerò l’Iran i prezzi della benzina caleranno. Lo farò molto presto. La benzina sale ma l’Iran non ha l’arma nucleare”.
🚨BREAKING: President Trump suggests conflict with Iran will be over soon: “I think 2-3 weeks”. pic.twitter.com/0R0gxf1h5O
— Breaking911 (@Breaking911) March 31, 2026
Sul ritiro delle truppe, ha precisato: “Quando riterremo che siano stati riportati indietro di molto, quasi all’età della pietra, e che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo. Che ci sia un accordo o meno, è irrilevante”.
La Casa Bianca ha annunciato che il presidente si rivolgerà alla nazione in serata per aggiornamenti sull’Iran. La portavoce Karoline Leavitt ha scritto su X:
“Domani sera alle 21 ora locale (le 3 italiane del 2 aprile), il presidente Trump si rivolgerà alla nazione per fornire importanti nuove informazioni sull’Iran”.
Reazioni dall’Iran
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato di ricevere messaggi dall’inviato statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff, sottolineando:
“Ricevo messaggi direttamente da Witkoff, come prima, e questo non significa che siamo in trattative. Non abbiamo alcuna fiducia che i negoziati con gli Stati Uniti porteranno a risultati. Il livello di fiducia è pari a zero”. Sulla possibilità di un’operazione di terra americana, ha dichiarato: “Li stiamo aspettando. Siamo completamente pronti ad affrontare qualsiasi tipo di attacco di terra. Speriamo che non commettano un simile errore”.
Israele prosegue i raid contro Teheran
Parallelamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato il proseguimento della campagna militare contro Teheran:
“La campagna non è finita. Continueremo a schiacciare il regime del terrore dell’Iran”.
JUST IN: 🇮🇱🇱🇧 Footage shows Israeli missile striking building in Beirut, Lebanon. pic.twitter.com/NOrtD6a0yM
— BRICS News (@BRICSinfo) March 31, 2026
Nelle prime ore del 31 marzo 2026, Beirut è stata scossa da tre esplosioni. L’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito “un alto comandante” di Hezbollah e un “terrorista di alto rango” in due raid separati.
Dall’inizio del conflitto, i raid israeliani hanno provocato 1.238 morti, tra cui 124 bambini. Solo nelle ultime 48 ore sono morte 49 persone, tra cui dieci soccorritori e tre giornalisti. Oltre un milione di persone sono state sfollate.
Rapimento della giornalista americana Shelly Kittleson a Baghdad
La giornalista americana Shelly Kittleson, collaboratrice dell’ANSA e freelance per diversi media internazionali, è stata rapita ieri, 31 marzo 2026, nel centro di Baghdad, capitale dell’Iraq. L’operazione è stata condotta da uomini armati che hanno utilizzato due veicoli per portare a termine il sequestro.

Durante l’inseguimento, la prima auto dei rapitori si è schiantata vicino alla città di Al-Haswa, nella provincia di Babil, a sud-ovest di Baghdad, ed è stata fermata dalle autorità irachene. Tuttavia, la giornalista sarebbe stata trasferita su una seconda auto, che è riuscita a fuggire. Subito dopo il rapimento, le forze di sicurezza irachene hanno diramato un allarme a tutti i posti di blocco, dando il via a un inseguimento coordinato dei sospetti in direzione sud-ovest della capitale.
Il Dipartimento di Stato USA ha confermato l’episodio:
“Il Dipartimento di Stato americano è a conoscenza del presunto rapimento di una giornalista statunitense a Baghdad. Stiamo già coordinandoci con l’FBI per il suo rilascio il prima possibile”, ha dichiarato Dylan Johnson, sottosegretario per gli Affari Pubblici Globali. Johnson ha inoltre aggiunto: “Un individuo con legami con il gruppo paramilitare filo-iraniano Kataib Hezbollah, ritenuto coinvolto nel rapimento, è stato arrestato dalle autorità irachene”.
Shelly Kittleson, nata negli Stati Uniti, viveva a Roma da quasi 30 anni, ma era spesso in viaggio per reportage giornalistici. Il sito Al-Arabiya ha riferito che l’autista arrestato durante il sequestro era in possesso di un tesserino delle forze di sicurezza irachene e che la giornalista era stata trasferita nel governatorato di Babil.
Intanto, è emerso un giallo sulla presunta liberazione della giornalista: alcune agenzie italiane, citando Al-Arabiya, riferiscono che Kittleson sarebbe stata liberata, ma sarebbe rimasta ferita nel ribaltamento dell’auto e trasportata in ospedale.
Il ministero dell’Interno iracheno ha confermato il rapimento senza citare il nome della giornalista:
“Le forze di sicurezza hanno immediatamente avviato un’operazione per individuare i responsabili, seguendo i movimenti dei sequestratori”. Il comunicato aggiunge: “L’inseguimento ha portato all’intercettazione di un veicolo dei rapitori, che si è ribaltato nel tentativo di fuga. Uno dei sospetti è stato arrestato e il veicolo sequestrato. Sono in corso le operazioni per rintracciare gli altri individui coinvolti, ottenere la liberazione della giornalista e adottare tutte le misure legali necessarie. Le forze dell’ordine continueranno a operare con fermezza per perseguire i responsabili e impedire tentativi di destabilizzare la sicurezza o colpire cittadini stranieri”.