La vicenda che coinvolge l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro scuote la politica italiana. Le opposizioni — Pd, M5S e Avs — chiedono immediata trasparenza e audizioni, denunciando come le dimissioni del politico non siano sufficienti a chiarire il suo presunto coinvolgimento in attività legate a clan camorristici.

Al centro dell’inchiesta c’è la società “Le 5 Forchette”, di cui Delmastro era azionista: secondo gli inquirenti, il ristorante sarebbe stato utilizzato per riciclare denaro della camorra, alimentando forti polemiche politiche.
Indagine sulla criminalità organizzata
Secondo la Procura di Roma, i coniugi Mauro e Miriam Caroccia, indagati per la società, avrebbero “trasferito e reinvestito” nella Srl i proventi delle attività illecite del clan Senese, configurando ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.
L’attività sarebbe stata aggravata dal fatto di essere “commessa al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso”. Nel dicembre 2024, secondo l’accusa, i Caroccia hanno investito nella Srl con l’obiettivo di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche” e “reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni”.
I primi interrogatori sono previsti a metà settimana, mentre gli inquirenti continuano a ricostruire l’entità e la rete dei rapporti tra Delmastro, i Caroccia e il clan.
Il dibattito politico si è infiammato immediatamente. Dopo giorni di pressioni delle opposizioni, Delmastro si è dimesso dal ruolo di sottosegretario, ma la premier Giorgia Meloni lo ha difeso pubblicamente:
“Ha commesso una leggerezza, ma nessun reato e resta al posto”.
Opposizioni sul piede di guerra
Il capogruppo M5S in Commissione Antimafia, Luigi Nave, ha dichiarato:
“Nel corso dell’ufficio di presidenza della commissione Antimafia è stata accolta la richiesta che il M5S aveva avanzato già il 18 marzo, assieme ad altre opposizioni, affinché la commissione si occupasse del caso Delmastro-Caroccia. La commissione acquisirà tutta la documentazione dalla Procura di Roma nonché ulteriore materiale sul procedimento Hydra dalla Procura di Milano, ascolterà i magistrati e altri inquirenti che seguono questa grave vicenda, i giornalisti che hanno indagato per la libera stampa e lo stesso Andrea Delmastro”.
Mentre il leader dei pentastellati, Giuseppe Conte, tuona: “E’ gravissimo”.
La segretaria Pd, Elly Schlein, ha dichiarato:
“Le dimissioni di Delmastro non rappresentano una soluzione sufficiente alla questione. Il coinvolgimento di un membro del governo in una realtà imprenditoriale legata a clan camorristici è particolarmente preoccupante e allarmante, soprattutto considerando il ruolo istituzionale ricoperto fino a pochi giorni fa”.
La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, ha aggiunto:
“Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l’ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti. Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell’esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire. Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell’affermazione della premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? Come è potuto accadere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla Giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato ‘l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese’? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento”.
Anche la senatrice Pd Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie, ha commentato:
“Andrea Delmastro delle Vedove è stato al governo fino a pochi giorni fa e, nello stesso tempo, risultava socio in un ristorante che – secondo quanto emerge dalle indagini – sarebbe stato utilizzato per il riciclaggio di denaro da parte di soggetti vicini al clan Senese. Siamo di fronte a fatti di una gravità senza precedenti, sui quali non è più possibile restare in silenzio. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha nulla da dire? Chiediamo che il Governo venga immediatamente in Aula a riferire e a fare piena chiarezza. Non si può fare finta di nulla. Le istituzioni meritano trasparenza e i rappresentanti devono seguire un’etica cristallina nei comportamenti: i cittadini e le cittadine meritano risposte”.
La difesa della maggioranza che rilancia su Salis
La maggioranza rilancia, mettendo nel mirino la deputata di Avs Ilaria Salis ed io suo assistente: Ivan Bonnin.

Il deputato Lucrezia Mantovani, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Politiche dell’Ue, ha dichiarato:
“Ilaria Salis dovrebbe spiegare una volta per tutte che rapporto ha con Ivan Bonnin, suo assistente al Parlamento Europeo, trovato in camera con lei a Roma dagli agenti della polizia. Bonin è un pregiudicato, arrestato e condannato nel 2015 per violenza privata e interruzioni di pubblico servizio aggravato. È una persona che è coinvolta in situazioni connotate da estremismo e violenza. Salis condanni i precedenti di Bonin e ne prenda le distanze pubblicamente. Cosa ci fa un pregiudicato con lei in albergo? La sinistra, invece di condannare le forze dell’ordine per aver svolto il loro lavoro, pretenda dalla Salis le dimissioni di Bonin: occorre smarcarsi da certi ambienti, tanto cari ai progressisti, dove illegalità e violenza la fanno da padroni”.