Guerra nel Golfo

Trump (su richiesta dell’Iran) concede fino a lunedì 6 aprile lo stop ai raid contro i siti energetici

"I colloqui stanno andando molto bene". Ma gli Stati Uniti sono pronti a nuove offensive militari

Trump (su richiesta dell’Iran) concede fino a lunedì 6 aprile lo stop ai raid contro i siti energetici

La guerra in Medio Oriente entra in una fase sempre più critica: l’esercito israeliano ha annunciato nuovi attacchi “nel cuore di Teheran”, mentre prosegue l’offensiva nel sud del Libano. Sul fronte diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di rinviare di dieci giorni gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, fissando una nuova scadenza al 6 aprile 2026.

La decisione arriva in un contesto di forte instabilità globale, con lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni energetiche e geopolitiche.

Trump rinvia gli attacchi e apre al negoziato

Il presidente Trump ha annunciato su Truth la sospensione temporanea delle operazioni contro gli impianti energetici iraniani, accogliendo – secondo la sua versione – una richiesta di Teheran.

“I colloqui stanno procedendo molto bene”, ha dichiarato, pur mantenendo una linea dura: gli Stati Uniti restano pronti a intervenire militarmente in caso di fallimento dei negoziati.

Washington continua infatti a valutare opzioni drastiche, incluso il controllo del petrolio iraniano e un possibile “colpo finale”, mentre il Pentagono rafforza la presenza militare nella regione con Marines e forze anfibie.

Il nodo del piano di pace e le condizioni dell’Iran

Al centro dei negoziati c’è una proposta statunitense in 15 punti che prevede, tra le altre cose:

  • Stop all’arricchimento dell’uranio
  • Fine del supporto alle milizie regionali
  • Riduzione del programma missilistico

L’Iran ha definito queste richieste “unilaterali e ingiuste”, ma non ha chiuso completamente al dialogo, chiedendo garanzie di sicurezza e la fine degli attacchi prima di un eventuale incontro diretto.

Un ruolo di mediazione è svolto dal Pakistan, che ha confermato l’esistenza di contatti indiretti tra le parti.

Escalation militare e obiettivi strategici

Sul campo, il conflitto resta acceso. L’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione del comandante della marina dei Pasdaran, Alireza Tangsiri, mentre continuano gli scontri con Hezbollah in Libano.

Tra gli obiettivi sensibili figura l’isola di Kharg, cruciale per l’export petrolifero iraniano, che Teheran starebbe fortificando in previsione di possibili attacchi.

L’Isola di Kharg

Nel frattempo, segnali di distensione emergono dalla decisione di Stati Uniti e Israele di rimuovere alcune figure chiave iraniane, come il ministro degli Esteri e il presidente del Parlamento, dalla lista degli obiettivi militari.

Impatti globali: energia, mercati e rischio crisi

La crisi ha effetti immediati sull’economia globale. La chiusura o limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz – attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale – sta alimentando:

  • Aumenti dei prezzi del carburante
  • Volatilità dei mercati finanziari
  • Rischi per le forniture energetiche

Anche Paesi lontani dal conflitto, come la Nuova Zelanda, stanno preparando piani di emergenza per eventuali carenze di carburante, con misure che potrebbero arrivare fino al razionamento.

Scenario incerto e corsa contro il tempo

L’obiettivo dichiarato di Trump è chiudere il conflitto entro metà maggio, anche alla luce delle pressioni economiche interne e del calendario politico americano.

Nonostante alcuni segnali di apertura diplomatica, il quadro resta estremamente fluido: tra minacce militari, negoziati fragili e interessi energetici globali, il rischio di un’escalation più ampia continua a preoccupare la comunità internazionale.