Giustizia ancora "amara"

Direttiva Ue anticorruzione, l’Italia costretta a reintrodurre l’abuso d’ufficio: nuova grana per il Governo

Anche gli eurodeputati di Fratelli d’Italia hanno votato a favore della direttiva

Direttiva Ue anticorruzione, l’Italia costretta a reintrodurre l’abuso d’ufficio: nuova grana per il Governo

L’Europa torna a incidere direttamente sulla legislazione italiana in materia di giustizia. Dopo mesi di polemiche sull’abolizione dell’abuso d’ufficio, il Parlamento europeo ha approvato la nuova direttiva anticorruzione, imponendo agli Stati membri regole comuni più severe. E per l’Italia si profila un cambio di rotta obbligato.

Il provvedimento, approvato con una larga maggioranza — 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti — include infatti tra i reati da disciplinare anche l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, una definizione che richiama direttamente l’abuso d’ufficio cancellato nel 2024 con la riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Insomma, dopo il referendum e la seguente pioggia di dimissioni (le ultime quelle del forzista Maurizio Gasparri da capogruppo azzurro in Senato), arriva un’altra grana – sempre in tema di giustizia – per il Governo. Quando si dice piove sul bagnato…

L’obbligo europeo: “L’Italia dovrà de-abolire il reato”

A chiarire le conseguenze è stata la relatrice della direttiva, Raquel García Hermida-Van Der Walle, che non lascia spazio a interpretazioni:

“L’Italia, in seguito all’approvazione definitiva della direttiva anticorruzione, dovrà criminalizzare obbligatoriamente almeno due dei reati più gravi che rientrano nell’ambito dell’abuso d’ufficio. Sebbene in Italia il reato sia stato abolito, dovrà essere de-abolito”.

Parole che segnano un punto fermo nel dibattito: entro due anni, Roma dovrà adeguarsi alla normativa europea o rischiare una procedura d’infrazione.

La stessa eurodeputata ha rivendicato il risultato politico ottenuto:

“Posso affermare con assoluta certezza che questa è stata una delle vittorie più importanti di questa negoziazione. A un certo punto bisogna dimostrare che ci preoccupiamo dell’interesse generale, a prescindere dagli interessi dei singoli Stati membri”.

Cos’è cambiato con il decreto Nordio

Il nodo nasce dalla scelta del governo italiano di abolire, nel luglio 2024, il reato di abuso d’ufficio previsto dall’articolo 323 del Codice Penale.

La norma puniva il pubblico ufficiale che, violando la legge, procurava un vantaggio ingiusto a sé o ad altri o arrecava un danno ingiusto. L’Esecutivo aveva giustificato la riforma parlando di “paura della firma” tra gli amministratori e di una norma “troppo generica”, oltre che poco efficace sul piano delle condanne.

Una decisione che però aveva già sollevato critiche a Bruxelles e che ora rischia di trasformarsi in un problema concreto sul piano europeo.

Busia (ANAC): “Colmare il vuoto di tutela”

A sottolineare le criticità è stato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, che ha accolto con favore la direttiva:

“Negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela”.

Giuseppe Busia

Secondo Busia, il nuovo quadro europeo rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la fiducia dei cittadini e migliorare la qualità della democrazia.

Le reazioni politiche: scontro acceso

L’approvazione della direttiva ha acceso immediatamente il dibattito politico in Italia.

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, parla senza mezzi termini di una sconfitta per il governo:

“È arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia. Il governo sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio”.

E aggiunge:

“Meloni e Nordio avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi. Adesso dovranno reintrodurlo”.

Dura anche la posizione del Partito Democratico. Debora Serracchiani e Federico Gianassi parlano di “un’altra tegola” per l’esecutivo:

“La direttiva ripristina l’abuso d’ufficio e obbliga gli Stati membri a prevedere come reato l’abuso di potere. Avevamo già segnalato il rischio di contravvenire alla normativa europea”.

Sulla stessa linea l’eurodeputato Alessandro Zan:

“Dall’Europa arriva un’altra sonora sberla al Governo. L’abuso d’ufficio rientra dalla porta principale del diritto europeo”.

Maggioranza divisa e nodo interpretativo

La questione non è solo politica ma anche interpretativa.

Se da un lato esponenti europei sostengono che la direttiva imponga chiaramente la reintroduzione del reato, dall’altro la Lega ridimensiona la portata del provvedimento:

“Il testo fa riferimento all’esercizio illecito di funzioni pubbliche, lasciando agli Stati membri ampia libertà”.

Resta però un dato politico rilevante: anche gli eurodeputati di Fratelli d’Italia hanno votato a favore della direttiva, un elemento che alimenta il dibattito interno alla maggioranza.

Cosa prevede la direttiva anticorruzione

Il nuovo quadro europeo punta a rafforzare la lotta alla corruzione attraverso:

  • definizioni giuridiche comuni
  • sanzioni armonizzate
  • maggiore cooperazione tra Stati e organismi Ue
  • obbligo di strategie nazionali anticorruzione
  • maggiore trasparenza nei finanziamenti politici

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha sottolineato:

“Se guardo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”.

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I prossimi passi per l’Italia

Ora la palla passa alla politica italiana. La direttiva dovrà essere recepita entro due anni e il Governo sarà chiamato a decidere come intervenire.

Lo ha ricordato anche il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso:

“Se questa direttiva modifica il quadro normativo, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”.

La questione dell’abuso d’ufficio, dunque, è destinata a tornare al centro del dibattito. E questa volta, più che una scelta politica, potrebbe diventare un obbligo imposto dall’Europa.