VERTENZE E LICENZIAMENTI

Supermercati Pam ancora nella bufera: proteste chiusura in Veneto, in Toscana dipendente risarcita

Indennizzo economico (ma non reintegro) per l’addetta allontanata per un flacone, mentre a Mestre esplode la protesta dei dipendenti destinati a sedi lontane

Supermercati Pam ancora nella bufera: proteste chiusura in Veneto, in Toscana dipendente risarcita

Alla fine, è stata tracciata una riga: riceverà un risarcimento, ma non tornerà al lavoro la cassiera del supermercato Pam che dopo 30 anni di servizio era stata licenziata in tronco per un detersivo di valore di 2 euro e 90 centesimi.

La vicenda, avvenuta a Grosseto (in copertina) e finita davanti al giudice del lavoro, si è conclusa dunque con un accordo tra le parti: la lavoratrice si vedrà riconosciuto un indennizzo economico, ma non verrà reintegrata nel posto di lavoro.

Una storia che aveva riempito le pagine di cronaca e che aveva fatto il giro del web, ma che vale la pena raccontare ancora brevemente nei suoi connotati quasi surreali.

Licenziata in tronco per un detersivo di pochi euro, cosa era successo

La commessa aveva preso dagli scaffali del supermercato un nuovo flacone per sostituire uno che le si era rotto accidentalmente tra le mani.

L’azienda aveva allora deciso per il licenziamento immediato, dando origine a una controversia che aveva attirato attenzione mediatica.

Nel corso della prima udienza, le parti hanno però raggiunto una conciliazione, evitando così una sentenza.

La conciliazione per evitare il braccio di ferro in Tribunale (e pubblicità negativa)

L’intesa, coperta da riservatezza, prevede anche che non sia resa nota la cifra del risarcimento.

La lavoratrice ha scelto di non proseguire la causa e di rinunciare al reintegro, probabilmente per evitare un confronto lungo e complesso.

Anche l’azienda, dal canto suo, ha evitato il rischio di un ulteriore impatto negativo in termini di immagine.

L’altro scontro, chiude il supermercato, lavoratori trasferiti lontanissimo

Dalla Toscana al Veneto con sempre i dipendenti della Pam al centro dell’attenzione e ancora con un braccio di ferro con l’azienda.

È sfociata infatti in uno sciopero la vicenda legata alla chiusura del punto vendita Pam Panorama di Corso del Popolo a Mestre, che ha abbassato definitivamente le saracinesche sabato 14 marzo 2026.

Al centro della protesta, la gestione dei trasferimenti del personale, contestata duramente dalle organizzazioni sindacali.

Protesta a Mestre

La questione affonda le radici nell’incontro del 23 febbraio, quando azienda e rappresentanze dei lavoratori avevano definito un piano di ricollocazione: la maggior parte dei dipendenti sarebbe dovuta restare nella provincia di Venezia, mentre solo una parte sarebbe stata destinata ai punti vendita di Padova e Treviso, con l’impegno a limitare gli spostamenti più lontani.

Le tappe della vicenda, le promesse non mantenute del supermercato

Del resto, pochi giorni prima della chiusura, il 13 marzo, l’azienda aveva inoltre assicurato che avrebbe adottato tutte le misure necessarie per ridurre l’impatto sociale e salvaguardare i livelli occupazionali.

Tuttavia, alla prova dei fatti, la situazione si è rivelata diversa.

Lunedì 16 marzo, infatti, ai lavoratori sono state consegnate le lettere di trasferimento, con destinazioni appunto spesso lontane da quanto concordato: Bologna, Trieste, Verona e Lignano Sabbiadoro tra le sedi indicate.

Una scelta che ha colpito in particolare dipendenti part-time, alcuni senza patente, e lavoratori con lunga anzianità aziendale.

La posizione dei sindacati

Il giorno successivo, 17 marzo, è arrivata la dura presa di posizione dei sindacati Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, che hanno denunciato il mancato rispetto degli accordi e soprattutto l’assenza di qualsiasi confronto preventivo.

Secondo le organizzazioni, i trasferimenti così strutturati rappresenterebbero di fatto un incentivo alle dimissioni.

La tensione è sfociata mercoledì 18 marzo in una giornata di sciopero e in un presidio davanti al punto vendita di Spinea, vicino alla sede aziendale.

Qui lavoratori e rappresentanti sindacali hanno ribadito la richiesta di rivedere le decisioni prese e hanno sollecitato l’intervento delle istituzioni, anche a livello regionale.