Un siparietto non proprio riuscito quello andato in scena giovedì 19 marzo 2026 nello Studio Ovale, durante l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la premier giapponese Sanae Takaichi, fresca di vittoria elettorale. In quello che molti osservatori hanno definito un momento di imbarazzo diplomatico, Trump ha citato l’attacco a Pearl Harbor come paragone per giustificare la decisione di non informare gli alleati prima degli attacchi contro l’Iran del 28 febbraio.
Alla domanda di un giornalista giapponese sul perché gli Stati Uniti non avessero avvisato partner come il Giappone, Trump ha spiegato che la scelta era motivata dalla necessità di mantenere l’elemento sorpresa. Poi, con un sorriso a metà tra la battuta e la serietà, ha aggiunto:
“Chi conosce meglio la sorpresa del Giappone? … Perché non me l’avete detto a Pearl Harbor?”
Trump e la gaffe con la premier giapponese
Il riferimento all’attacco giapponese alla flotta del Pacifico nel 1941, che provocò la morte di oltre 2.400 militari e l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, ha creato un momento di evidente tensione nella stanza. La premier Takaichi ha inspirato profondamente, appoggiandosi allo schienale della sedia e mostrando un’espressione chiaramente a disagio, mentre i diplomatici presenti cercavano di mantenere la compostezza.
Il tycoon ha poi sottolineato i risultati dell’attacco a sorpresa contro l’Iran, affermando che aveva neutralizzato il 50% degli obiettivi previsti nei primi due giorni, e ha lodato il Giappone per essersi “mosso per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, a differenza della NATO”.
La posizione dei vari Stati
Prima dell’incontro, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi avevano rilasciato una dichiarazione congiunta di disponibilità a contribuire a garantire la navigazione sicura nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, la premier Takaichi aveva già chiarito che non erano previsti invii di navi da guerra giapponesi e che qualsiasi azione sarebbe stata valutata nei limiti della legge nazionale, dato che le Forze di Autodifesa giapponesi sono vincolate dalla costituzione pacifista.
La gaffe di Trump si inserisce in un contesto più ampio di tensioni con gli alleati occidentali. Nei giorni precedenti, il presidente aveva accusato la NATO di “aver commesso un grave errore” non intervenendo nel conflitto iraniano. La risposta è stata netta: il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha chiarito che “questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata”, posizione confermata dal presidente francese Emmanuel Macron, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che Berlino non parteciperà a operazioni militari nello Stretto di Hormuz.
Un inciampo diplomatico
Il siparietto tra Trump e Takaichi resterà probabilmente come esempio di diplomazia imbarazzante, in cui un tentativo di spiegare le ragioni strategiche si è trasformato in una gaffe storica, con la premier giapponese visibilmente sorpresa e a disagio, che ha scelto di prendere un profondo respiro appoggiandosi alla sedia e non aggiungere altro.