Come previsto, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando la determinazione della banca centrale “ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sul nostro obiettivo del 2% a medio termine”. La decisione, presa all’unanimità, riflette la volontà di agire con prudenza in un contesto economico complesso e incerto, caratterizzato in particolare dagli sviluppi della guerra in Medio Oriente. La Bce, infatti, sottolinea come il conflitto abbia generato rischi al rialzo per l’inflazione e allo stesso tempo rischi al ribasso per la crescita economica, rendendo il quadro macroeconomico europeo più fragile e difficile da prevedere.
Nella nota finale del Consiglio si legge che il conflitto “avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici”, mentre le conseguenze a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra, così come dalle ripercussioni dei prezzi dell’energia sul consumo e sull’economia in generale. Una dinamica simile è stata rilevata anche oltreoceano: ieri la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi tra il 3,5% e il 3,75%, evidenziando l’alta incertezza sulle prospettive economiche e sulle implicazioni del conflitto mediorientale per gli Stati Uniti.

Inflazione al rialzo e crescita al ribasso
Le nuove stime diffuse dalla Bce, aggiornate con dati fino all’11 marzo, indicano per il 2026 un’inflazione media del 2,6%, mentre per il 2027 e il 2028 le previsioni sono rispettivamente del 2,0% e del 2,1%. Questi valori rappresentano un rialzo rispetto alle proiezioni di dicembre, soprattutto per il 2026, a causa degli aumenti dei prezzi dell’energia collegati alla guerra. Anche l’inflazione core, che esclude i comparti più volatili di energia e alimentari, è prevista più alta rispetto a dicembre, attestandosi al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Sul fronte del Pil, gli esperti della Bce prevedono una crescita economica più contenuta, con il 2026 che dovrebbe registrare un aumento medio dello 0,9%, seguito da +1,3% nel 2027 e +1,4% nel 2028. La revisione al ribasso per il 2026 riflette gli effetti globali della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Tuttavia, fattori come il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture continueranno a sostenere la crescita dell’Eurozona.
Scenari alternativi: rischio energetico e impatto sulla crescita
Nella sua analisi, la Bce ha considerato diversi scenari per valutare come la guerra potrebbe influire sull’economia. Tra questi, la possibilità di un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas, che comporterebbe inflazione più alta e crescita più bassa rispetto allo scenario di base. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dagli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico prolungato e più intenso. In altre parole, la stabilità dei prezzi e il percorso della crescita dipenderanno in larga misura dalla durata e dall’intensità dello shock sui mercati energetici.
Lagarde: tassi fermi e vigilanza costante
La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato nella conferenza stampa che la decisione di mantenere i tassi fermi al 2% è stata unanime, pur dopo un’ampia discussione sullo scenario economico attuale. Lagarde ha sottolineato che le informazioni che arriveranno nei prossimi mesi consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi collegati. “Il Consiglio segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati”, ha aggiunto.

La presidente ha ricordato come nell’ultimo trimestre del 2025 la crescita nell’Eurozona si sia attestata al +0,2%, trainata dalla forza della domanda interna, e ha sottolineato che nel medio termine i consumi continueranno a rappresentare il principale driver della crescita. Tuttavia, ha evidenziato che il contesto esterno rimane complesso, poiché la guerra in Medio Oriente sta generando disfunzioni e un impatto negativo sul clima di fiducia.
Infine, Lagarde ha ribadito l’importanza di politiche fiscali mirate e temporanee in risposta alla crisi energetica:
“Qualsiasi risposta fiscale allo choc dei prezzi dell’energia dovrebbe essere temporanea, mirata e calibrata. L’attuale crisi energetica sottolinea l’imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili”.
Per la Bce, nelle prossime decisioni monetarie sarà fondamentale monitorare attentamente gli sviluppi dei prezzi delle materie prime, i colli di bottiglia negli approvvigionamenti e le aspettative delle imprese, così da avere una visione completa della domanda e dell’economia reale.