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Come il brent europeo è arrivato a quota 113 al barile

I timori per gli attacchi alle infrastrutture energetiche del Golfo spingono petrolio (e gas)

Come il brent europeo è arrivato a quota 113 al barile

L’escalation militare in Medio Oriente continua a far tremare i mercati energetici mondiali. Già nella giornata di ieri, 18 marzo 2026, le tensioni avevano spinto al rialzo le quotazioni del greggio, ma oggi, 19 marzo 2026, il Brent per maggio ha raggiunto un massimo notturno di 114,8 dollari al barile, scendendo leggermente ma restando sopra i 113 dollari, con un incremento del 5,7%.

Anche il WTI in scadenza ad aprile ha registrato un picco vicino ai 100 dollari, per poi stabilizzarsi attorno ai 97,37 dollari, mentre il gas naturale europeo balza vicino ai 70 euro al megawattora, segnando un incremento del 26,9% a 69,39 euro, livelli che non si vedevano dalla fine del 2022.

La sequenza degli attacchi e la risposta internazionale

L’impennata dei prezzi è stata alimentata dalla catena di attacchi alle principali infrastrutture energetiche della regione. Dopo i raid israeliani sui giacimenti iraniani di South Pars e sul sito petrolifero di Asaluyeh, i Guardiani della Rivoluzione islamica hanno dichiarato che gli impianti del Golfo rappresentano obiettivi legittimi. Di conseguenza, l’Iran ha colpito il più grande giacimento di gas naturale del Qatar, Ras Laffan, e due raffinerie in Kuwait, provocando incendi di vaste dimensioni e danni significativi.

Gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump, hanno reagito duramente: qualsiasi nuovo attacco iraniano agli impianti di GNL del Qatar potrebbe portare gli americani a distruggere il giacimento di South Pars con una potenza senza precedenti. Trump ha sottolineato che l’obiettivo è proteggere il Qatar, ma al tempo stesso mantenere un’opzione militare di forza schiacciante, in una strategia volta a dissuadere ulteriori attacchi.

Impatto sulle infrastrutture energetiche

Gli attacchi hanno colpito impianti strategici per la produzione di petrolio e gas naturale. In Kuwait, le raffinerie di Mina Al-Ahmadi e Mina Abdullah, con una capacità produttiva combinata di oltre 1,4 milioni di barili al giorno, hanno subito incendi provocati da droni. In Qatar, i vigili del fuoco hanno domato un grande incendio in un impianto di GNL, ma i danni potrebbero ritardare le esportazioni anche dopo la fine del conflitto.

La navigazione nel Golfo resta sotto stretta minaccia: una nave è stata incendiata al largo degli Emirati Arabi Uniti, e un’altra danneggiata vicino al Qatar, a causa del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale.

La tensione politica e diplomatica cresce

I Paesi del Golfo, tra cui Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, hanno denunciato gli attacchi iraniani, definendoli una pericolosa escalation che mina la fiducia nella stabilità della regione. Abu Dhabi ha segnalato la sospensione temporanea delle operazioni nei giacimenti di Habshan e Bab. Sirene di allarme sono risuonate in tutto il Golfo, mentre Israele ha avvertito dell’arrivo di nuovi lanci missilistici.

Sul piano militare, la tensione è ulteriormente aumentata con le operazioni israeliane mirate alla leadership iraniana: dopo gli attentati a Larijani e Soleimani, l’IDF ha rivendicato l’uccisione del ministro dell’Intelligence Ismail Khatib, con dichiarazioni di esultanza del ministro israeliano Katz, che ha definito la situazione “fase decisiva” e ribadito che nessuno in Iran gode di immunità.

Effetti sull’economia globale

Il conflitto ha dimostrato che la regione rimane cruciale per l’economia energetica mondiale. L’interruzione della produzione e la minaccia costante alle rotte di trasporto hanno generato un aumento immediato dei prezzi di petrolio e gas, con effetti che si riversano sui costi dell’energia, sulla logistica e sui mercati finanziari internazionali.

I mercati temono ora che la guerra possa durare a lungo e intensificarsi ulteriormente, con entrambe le parti pronte a colpire senza limiti le infrastrutture strategiche.

La spirale di attacchi e contromisure ha riportato il petrolio e il gas a livelli record, vicino ai massimi dell’inizio del conflitto. Mentre gli Stati Uniti cercano di proteggere i propri alleati e il Qatar, l’Iran continua la sua offensiva, confermando l’instabilità della regione e la fragilità della sicurezza energetica globale.

In questo scenario, i mercati restano sotto pressione, e l’economia mondiale sta già assorbendo i costi di un conflitto senza una soluzione immediata all’orizzonte.