atto finale

Referendum: ieri la manifestazione della Sinistra per il no, oggi Meloni da Fedez

Le opposizioni scendono in piazza per ribadire il no alla riforma mentre la premier sceglie il podcast del rapper per rilanciare il sì

Referendum: ieri la manifestazione della Sinistra per il no, oggi Meloni da Fedez

La chiusura della campagna elettorale per il referendum del 22 e 23 marzo entra nel vivo. Da una parte, il campo largo ha scelto la piazza per unire le forze e ribadire la propria contrarietà al progetto governativo. Dall’altra, la premier punta a intercettare un pubblico più giovane e meno legato ai canali istituzionali, affidando le sue ragioni a uno dei podcast più seguiti del web.

Referendum: ieri la manifestazione della Sinistra per il no

Sulle note di “C’è chi dice no” di Vasco Rossi, la coalizione di centro-sinistra composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si è ritrovata a Roma per l’ultimo atto di mobilitazione.

L’evento, promosso dal comitato “Società Civile per il No”, ha visto una rara immagine di unità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, suggellata da un abbraccio davanti ai sostenitori. Al centro delle critiche, la riforma accusata di voler minare l’autonomia della magistratura.

La manifestazione per il no in piazza del Popolo

Schlein e Conte contro la “riforma truffa”

La segretaria del PD, Elly Schlein, ha puntato molto sulla mobilitazione individuale per spostare gli equilibri di una sfida che si preannuncia tesa.

“Quando lasciamo questa piazza l’invito è a prendere le vostre rubriche e a convincere quante più persone possibili a votare no. La giustizia si può migliorare ma non migliora mettendo i giudici sotto il Governo. Diciamo no a una riforma che indebolisce l’indipendenza della magistratura. Noi non ci stiamo

Più duro il commento di Giuseppe Conte che ha paragonato l’impianto della riforma a modelli del passato ormai superati.

Vogliono farci tornare all’Ancien Régime, quando il monarca era sopra le leggi. Questa è una riforma truffa: noi al governo ci andremo, ma vogliamo essere controllati, non giudicati in base ai voti presi.”

La CGIL invoca l’unità nazionale

Non solo partiti, ma anche il mondo del lavoro è sceso in campo. Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha inquadrato il referendum in un contesto internazionale preoccupante, sottolineando il valore della Carta.

La nostra Costituzione ha sempre avuto l’obiettivo di unire il Paese, e oggi è proprio il momento di unirlo, non dividerlo. Siamo in presenza di un tentativo esplicito di mettere in discussione una carta che viene da lontano.”

A fargli eco, Angelo Bonelli (Avs), che non ha risparmiato attacchi diretti alla leadership di Palazzo Chigi.

“Non possiamo permettere questo sfregio alla nostra Costituzione. La presidente del Consiglio si dovrebbe vergognare e dovrebbe dimettersi per aver offeso l’intelligenza degli italiani.”

Critico anche Nicola Fratoianni che ha ironizzato sulla strategia comunicativa della maggioranza.

“Il video tutorial di Meloni? Mi pare che siano un poco disperati, ormai non sanno più che pesci pigliare tra annunci di pericoli e tutorial, mentre ignorano gli effetti delle guerre.”

Meloni oggi da Fedez a Pulp Podcast

Mentre le piazze protestano, la premier ha scelto il salotto di Fedez e Mr. Marra per spiegare i punti chiave della riforma. Nell’intervista su Pulp Podcast, che uscirà oggi alle 13, Meloni ha affrontato temi caldi come la separazione delle carriere e l’indipendenza del CSM, cercando di smarcare il voto dalla sua figura politica.

Il post con l’annuncio di Meloni da Fedez:

 

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Se tu oggi voti No solo per mandare a casa Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”

La premier ha poi chiarito la sua visione sulla terzietà del giudice e sulla futura composizione dell’organo di autogoverno dei magistrati.

“Separare le carriere significa rafforzare il principio del giudice terzo. La lista dei laici per il Csm dovrà essere costruita insieme all’opposizione: voglio mantenere la soglia dei tre quinti perché nessuna maggioranza possa decidere da sola.”

L’operazione mediatica è stata difesa da Tommaso Longobardi, responsabile web di Palazzo Chigi, che ha commentato il superamento dei vecchi recinti dell’informazione tradizionale a favore di spazi più inclusivi e diretti.

Il verdetto finale spetta ora agli elettori.