Il confronto militare in Medio Oriente entra in una fase sempre più delicata con azioni e reazioni che colpiscono direttamente il settore energetico. Le ultime operazioni segnano un cambio di passo con effetti immediati sui mercati e timori crescenti per la stabilità dell’intera regione.
Israele colpisce i giacimenti di gas
La tensione è esplosa dopo che le forze israeliane hanno sferrato un colpo durissimo al settore energetico dell’Iran. Nel mirino è finito il sito di Asaluyeh e, soprattutto, South Pars, il giacimento di gas naturale più esteso del pianeta.
Un filmato con l’attacco a South Pars:
BREAKING: Middle East tensions are spiraling. Israel has struck Iran’s South Pars gas field, which is the world’s largest natural gas field. Oil just jumped to $108/barrel!
Israel just warned that it will destroy all bridges on Lebanon’s Litani River. This is a major escalation.… pic.twitter.com/zKWRtZux8H
Questa infrastruttura non è solo un asset economico, ma rappresenta il 40% dell’intera produzione di Teheran. L’operazione ha scatenato l’immediata condanna di Paesi come Doha e Abu Dhabi che hanno definito l’azione irresponsabile.
Il motivo è anche geografico. Il giacimento di South Pars è una risorsa condivisa tra Iran e Qatar, rendendo il raid una minaccia diretta alla sicurezza di tutta l’area del Golfo.
La rappresaglia dei Pasdaran
La risposta di Teheran non si è fatta attendere, seguendo la logica dell’occhio per occhio energetico. I Pasdaran hanno lanciato un’offensiva contro l’impianto di Ras Laffan in Qatar, uno dei poli mondiali del GNL (gas naturale liquefatto).
L’attacco a Ras Laffan:
QatarEnergy’s Ras Laffan Industrial City to the north of Doha, Qatar’s main site for the production of liquefied natural gas and gas-to-liquid, as well as the largest export terminal for LNG in the world, has been heavily targeted tonight by ballistic missiles fired by Iran.… pic.twitter.com/Ax9WaOjDAK
Nonostante la difesa aerea abbia intercettato quattro dei cinque missili lanciati, uno è riuscito a colpire la struttura, innescando incendi e costringendo le autorità di Doha a massicce operazioni di messa in sicurezza.
Il raggio dell’azione iraniana si è esteso anche al Kuwait dove droni hanno colpito due raffinerie, confermando il messaggio perentorio di Teheran. Se la sicurezza energetica iraniana viene violata, nessun impianto della regione può considerarsi al sicuro.
L’ultimatum di Donald Trump
In un clima di incertezza totale, il presidente Donald Trump è intervenuto per smarcarsi dall’iniziativa di Israele, pur mantenendo una linea durissima. Attraverso i suoi canali social, Trump ha precisato che l’attacco a South Pars è stata un’iniziativa unilaterale di Benjamin Netanyahu, condotta senza il preventivo accordo di Washington.
Tuttavia, il tycoon ha lanciato un avvertimento senza precedenti in un post su Truth.
“Se l’Iran continua a vendicarsi, attaccando un paese innocente come il Qatar, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto o il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una potenza e una forza che l’Iran non ha mai visto prima“, ha dichiarato Trump.
Il post di Trump
Mercati in panico e greggio alle stelle
Le conseguenze economiche di questa escalation sono state immediate e violente. Il prezzo del petrolio è schizzato verso l’alto, con il Brent che ha segnato un balzo di quasi 7 dollari, superando quota 114 dollari al barile. Anche il WTI ha subito forti rialzi, superando la soglia psicologica dei 100 dollari prima di assestarsi.
Gli analisti internazionali osservano con estrema preoccupazione l’evolversi della situazione. Il timore è che il blocco delle rotte marittime, in particolare dello Stretto di Hormuz, possa paralizzare il commercio mondiale di energia, trasformando una crisi regionale in uno shock economico globale senza precedenti.