La proposta

In vista del referendum del 22-23 marzo 2026, Meritocrazia Italia chiede il voto elettronico per i fuorisede

Anche a questa consultazione chi non è residente non potrà votare: la proposta di MI per ovviare al problema e garantire a tutti la partecipazione

In vista del referendum del 22-23 marzo 2026, Meritocrazia Italia chiede il voto elettronico per i fuorisede

Il referendum sulla separazione delle carriere è ormai alle porte, ma non tutti potranno esercitare il diritto di voto, che dovrebbe consentire ai cittadini di essere parte attiva nel determinare le scelte politiche che definiscono il futuro del Paese.

Nell’ordinamento giuridico italiano il voto è quasi sempre radicato alla residenza dell’elettore, salvo casi eccezionali. 

Negli ultimi due anni sono state condotte due elezioni “sperimentali” (nel 2024 con le elezioni Europee e nel 2025 con i quesiti referendari in materia lavoro e cittadinanza italiana), durante le quali i fuorisede hanno potuto votare presso il Comune di domicilio temporaneo sito in una provincia diversa da quella di iscrizione elettorale. Un’opportunità non prevista per la prossima votazione referendaria. Nessuna possibilità di voto “fuorisede”. Sia la Camera dei Deputati che il Senato della Repubblica hanno respinto tutti gli emendamenti proposti al decreto elezioni 2026.

Questo è tanto più grave se si considera che, per i giorni del 22 e 23 marzo, numerosi dipendenti dell’amministrazione della Giustizia, in particolare Ispettori del Ministero della Giustizia, risulteranno impegnati in missioni di servizio fuori sede (attività ispettive presso Procure e Tribunali), vale a dire che a tali cittadini sarà preclusa la possibilità di votare. Si aggiungono ai tantissimi studenti lontani dal proprio paese di origine, che lì hanno conservato la loro residenza.

Così alcuni cittadini potranno liberamente votare e altri saranno impossibilitati a farlo. Nel caso di ragioni di servizio, in molti saranno posti davanti alla necessità di adempiere ad un dovere (lavorativo) posponendo il dovere civico.

Sin dal 2014 giace in Parlamento un disegno di legge volto all’introduzione di una specifica normativa sul voto dei fuorisede, applicabile – potenzialmente – a ogni singola votazione cui è chiamata la cittadinanza. Parimenti, nel 2024 venne proposto un disegno di legge delega per far sì che il Governo adottasse le misure necessarie all’introduzione di una specifica disciplina. Entrambe le proposte sono in una fase di stallo.

Questo stato di cose pesa moltissimo in un tempo in cui la partecipazione al voto è ai minimi storici e a vincere è sempre l’astensionismo. È in forse il sistema democratico del Paese.

Eppure una soluzione di pronta attuabilità c’è: il voto elettronico.

Meritocrazia Italia, già nel 2023, aveva espresso e chiarito gli evidenti vantaggi che tale sistema avrebbe prodotto: economicità, maggiore protezione dai brogli, conformità alle indicazioni europee per il rispetto dei principi di democraticità e tutela dei diritti civili e politici e, infine, la soluzione definitiva all’astensionismo.

A oggi, e incredibilmente, il voto elettronico non è neppure entrato nel dibattito parlamentare, ancora impegnato a discutere dei fuorisede. Così, dunque, i gruppi politici risultano divisi su una “soluzione” che già si è dimostrata inadeguata, ignorando una riforma che permetterebbe di ottenere una mole di vantaggi incalcolabili.

Meritocrazia Italia esorta il Parlamento a intervenire per assicurare reale parità di trattamento e uguaglianza a tutti i cittadini e pari opportunità di partecipazione democratica alle scelte del Paese.