Stamane, 18 marzo 2026, Israele ha confermato l’uccisione del ministro dell’intelligence iraniano, Ismail Khatib, in un’operazione condotta nella notte a Beirut. L’attacco, come riportano i media israeliani, ha colpito anche il comandante della milizia ‘Imam Hussein’.
Khatib, clerico e stretto alleato della Guida Suprema Ali Khamenei, era ministro dal 2021 e aveva ricoperto ruoli di alto livello nell’apparato d’intelligence e giuridico del Paese.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ha aggiunto:
“Nel corso della giornata sono previste importanti sorprese su tutti i fronti, che intensificheranno la guerra che stiamo conducendo contro l’Iran e Hezbollah”. Katz ha inoltre sottolineato: “L’intensità degli attacchi in Iran sta aumentando: siamo nel mezzo della fase decisiva. La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono nel mirino”.
L’Iran ha rapidamente rilanciato con toni minacciosi: “Pronti ad usare armi più moderne”
Funerali a Teheran e memoria delle vittime
Oggi a Teheran si terranno i funerali del segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Ali Larijani e di Gholamreza Soleimani, capo delle forze paramilitari Basij, uccisi in precedenti raid.

La cerimonia, come riporta la Bbc citando l’agenzia Tasnim affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in Piazza Enghelab, e sarà dedicata anche agli 84 marinai uccisi nell’affondamento della nave da guerra iraniana Iris Dena il 4 marzo da un siluro statunitense.
Funeral procession for Iranian security chief Ali Larijani https://t.co/IO4Fy7JBzB
— Reuters (@Reuters) March 18, 2026
La risposta iraniana
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito che le conseguenze della guerra in Medio Oriente “colpiranno tutti” e ha accolto con favore le critiche internazionali.
“L’ondata di ripercussioni globali è appena iniziata e colpirà tutti, indipendentemente dalla ricchezza, dalla religione o dalla razza”, ha scritto Araghchi, allegando la lettera di dimissioni dell’alto funzionario antiterrorismo statunitense Joe Kent, che ha protestato contro la guerra. “Sempre più voci, tra cui funzionari europei e americani, definiscono ingiusta la guerra contro l’Iran. Anche altri membri della comunità internazionale dovrebbero fare lo stesso”.
Stabilità interna e resilienza del popolo iraniano
Il capo della Magistratura iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejei, ha dichiarato che, nonostante il conflitto in corso e l’uccisione di importanti leader, non ci sono interruzioni nell’amministrazione del Paese.
“Il nemico riteneva che, imponendo la guerra, la stabilità del Paese sarebbe stata compromessa”, ha spiegato Ejei. “Nonostante il martirio di grandi figure, tra cui la Guida Suprema e i comandanti, non ci sono stati disagi nella determinazione del popolo né nell’amministrazione del Paese; al contrario, motivazione, resistenza e fermezza sono aumentate”.
Condanna di Mosca
Il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha condannato fermamente i tentativi di danneggiare e assassinare la leadership iraniana:
“Condanniamo fermamente le azioni volte a nuocere alla salute, o addirittura a uccidere e assassinare, i leader dell’Iran sovrano e indipendente, così come quelli di altri Paesi”.
In precedenza, la presidente del Consiglio della Federazione Valentina Matviyenko e il presidente della Duma di Stato Vjachelsav Volodin avevano espresso le condoglianze per la morte del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani.
L’Iran “pronto ad usare armi più moderne”
Dopo l’uccisione di Ali Larijani e Gholamreza Soleimani, l’Iran ha promesso vendetta e il governo avverte che userà armi più moderne nella guerra contro Israele e Stati Uniti. Un portavoce dell’esercito ha dichiarato all’agenzia Fars:
“Useremo armi più moderne”.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha chiarito la posizione iraniana:
“Non puntiamo a un cessate il fuoco, perché non vogliamo che questo scenario si ripeta. Vogliamo che la guerra cessi completamente e per sempre, in tutta la regione”. Alla domanda su possibili garanzie contro futuri attacchi, Araghchi ha aggiunto: “Non credo a un cessate il fuoco parziale. Prima di tutto non crediamo in un cessate il fuoco: la fine della guerra significa mettere fine alla guerra su tutti i fronti”.
Crosetto sulla guerra e la difesa
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, intervistato da Sky Tg24, ha sottolineato la complessità della difesa moderna:
“Tutti siamo vulnerabili. Noi creiamo le condizioni perché questa vulnerabilità tenda allo zero, cosa impossibile come dimostrano le guerre che abbiamo vissuto. I droni hanno cambiato totalmente gli scenari, quindi è necessario un adeguamento delle dottrine militari. I sistemi di protezione e monitoraggio devono diventare tecnologicamente sempre più avanzati”.
E ancora:
“L’obiettivo degli americani e degli israeliani è quello di togliere qualunque capacità di proiezione esterna da parte dell’Iran. Probabilmente hanno trovato più difficoltà del previsto perché c’è una nuova organizzazione dell’Iran rispetto alla guerra dei 12 giorni. L’impatto di questa guerra oltre i confini dell’Iran sta avvenendo su tutte le economie mondiali. Mi auguro che la guerra finisca presto, da tutte le parti”.