La sanità sta attraversando una fase decisamente complicata in Italia con sempre più cittadini che incontrano difficoltà nell’accesso alle cure di base. Tra squilibri regionali, carichi di lavoro crescenti e un sistema che fatica a rinnovarsi, il quadro che emerge è quello di un servizio essenziale sotto pressione.
In Italia mancano più di 5.700 medici di base
In Italia mancano oltre 5.700 medici di base, distribuiti in ben 18 Regioni. Le criticità maggiori si concentrano ovviamente nelle aree più popolose dove la domanda di assistenza è più elevata. La situazione più complessa si registra in Lombardia con un deficit superiore a 1.500 professionisti.
Seguono, a distanza, Veneto e Campania, rispettivamente con 747 e 643 medici mancanti. Anche regioni come Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio presentano numeri significativi.
Al contrario, Basilicata, Molise e Sicilia risultano tra le poche aree senza carenze evidenti, anche se questo dato non esclude criticità locali.
Medici sempre più sovraccarichi
Il problema non riguarda solo la quantità di medici, ma anche il numero di pazienti affidati a ciascun professionista. Il parametro ottimale indicato è di un medico ogni 1.200 assistiti, ma la realtà è ben diversa.
Al 1° gennaio 2025, i medici di famiglia in attività gestivano oltre 50,9 milioni di pazienti, con una media di 1.383 assistiti ciascuno. In alcune regioni il carico è ancora più elevato, in Lombardia si superano i 1.500 pazienti per medico, mentre in Veneto si arriva a circa 1.526.
Tra il 2019 e il 2024 si è registrata una riduzione di oltre 5mila unità (-14.1%), passando da circa 42mila a meno di 37mila professionisti. Parallelamente, aumenta il bisogno di cure: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14.6 milioni, pari a circa un quarto della popolazione. Di questi, più della metà convive con almeno due patologie croniche.
Entro il 2028 oltre 8mila pensionamenti
A rendere ancora più critico lo scenario è la prospettiva a breve termine: entro il 2028 più di 8mila medici di medicina generale lasceranno il lavoro per raggiunti limiti di età.
Questa ondata di pensionamenti rischia di ampliare ulteriormente il divario tra domanda e offerta di assistenza, mettendo sotto ulteriore pressione un sistema già in difficoltà.
L’allarme di Fondazione Gimbe
Secondo Fondazione Gimbe, alla base della crisi ci sono anni di pianificazione insufficiente e una progressiva perdita di appeal della professione.
Il presidente Nino Cartabellotta sottolinea come il problema sia ormai diffuso su tutto il territorio nazionale, la mancata programmazione del ricambio generazionale e le condizioni di lavoro sempre più gravose hanno reso la medicina generale meno attrattiva per i giovani.

Le soluzioni tampone non bastano
Per far fronte all’emergenza, negli ultimi anni sono state adottate diverse misure temporanee: innalzamento dell’età pensionabile fino a 72 anni, aumento del numero massimo di pazienti per medico e coinvolgimento degli specializzandi.
Tuttavia, si tratta di interventi che non affrontano il problema alla radice. Senza una riforma complessiva capace di rendere la professione più sostenibile e attrattiva, il rischio è quello di un progressivo peggioramento dell’assistenza sul territorio.
Come evidenzia ancora Cartabellotta, senza una visione d’insieme si continuerà a intervenire con soluzioni parziali, mentre nella realtà aumentano i carichi di lavoro e diminuiscono accessibilità e qualità delle cure.