L’escalation militare in Libano segna un nuovo punto critico con attacchi che colpiscono direttamente aree urbane densamente popolate. Sul terreno, il bilancio umano continua a peggiorare
Raid israeliano su Beirut
Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito la capitale libanese, interessando in particolare una zona centrale di Beirut dove un edificio è crollato. Secondo le prime informazioni diffuse dal Ministero della Salute libanese, il bilancio provvisorio parla di almeno sei vittime e 24 feriti.
Le immagini del crollo:
WATCH: Entire structure brought down in central Beirut, Lebanon after Israeli airstrikes pic.twitter.com/qdOzmwkwhx
— Rapid Report (@RapidReport2025) March 18, 2026
Come precisato dalle autorità, tra le macerie sono stati rinvenuti resti umani la cui identificazione avverrà attraverso esami del DNA. Il numero delle vittime potrebbe quindi aumentare nelle prossime ore.
Evacuazioni e nuovi attacchi annunciati
Poco prima dei raid, l’esercito israeliano aveva invitato i residenti di alcuni quartieri centrali ad allontanarsi, segnalando un possibile imminente attacco contro obiettivi legati a Hezbollah. In particolare, è stata indicata un’area nel quartiere di Bashoura, con l’invito a mantenere una distanza di sicurezza di almeno 300 metri.
I bombardamenti hanno interessato anche la periferia sud della capitale, in particolare Dahieh, considerata una roccaforte del movimento sciita. L’intensificazione delle operazioni militari lascia presagire una prosecuzione degli attacchi nei prossimi giorni.
L’offensiva israeliana si allarga
Parallelamente ai raid aerei, Israele ha ampliato la propria presenza militare nel sud del Libano. Secondo fonti militari, sono attualmente operative cinque divisioni in una fascia che si estende fino a circa 10 chilometri dal confine.
Da ambienti dell’esercito arriva anche un avvertimento chiaro: in caso di ulteriori azioni da parte di Hezbollah, la risposta potrebbe essere particolarmente dura e non proporzionata. Una dichiarazione che conferma il clima di forte tensione e il rischio di un conflitto su larga scala.
Le ipotesi di accordi tra Israele e Libano
In questo scenario complesso riemerge la figura di Ron Dermer, storico consigliere del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per la politica estera. Tornato al centro del dossier libanese, Dermer ha lasciato intendere che un eventuale accordo sarebbe possibile solo a condizione del disarmo di Hezbollah.

Tuttavia, al momento, la distanza tra le parti appare ampia e le prospettive diplomatiche sembrano deboli, mentre la situazione sul campo continua a deteriorarsi.
900 morti e un milione di sfollati
Il costo umano del conflitto è sempre più pesante. Le vittime di Israele in Libano dopo questa nuova ondata di attacchi hanno superato quota 900, tra cui numerosi civili e circa 120 bambini, mentre i feriti sono oltre duemila. Si tratta di numeri destinati a crescere con il proseguire delle operazioni militari.
Sul fronte interno, l’impatto sulla popolazione è drammatico. Più di un milione di persone ha dovuto abbandonare le proprie case dall’inizio dell’escalation. Le evacuazioni forzate riguardano ormai una porzione significativa del territorio nazionale, inclusa l’area a sud del fiume Litani e altre zone strategiche.
Intere comunità si trovano senza accesso adeguato a servizi sanitari, istruzione e lavoro. La capitale stessa, con quartieri densamente popolati come Dahieh, è coinvolta direttamente nelle operazioni militari. Secondo stime recenti, circa un quinto della popolazione libanese è stato colpito direttamente o indirettamente dalla crisi.
Gli appelli internazionali
Dalle Nazioni Unite arriva un appello urgente alla comunità internazionale per intervenire in Libano. La coordinatrice speciale ONU nel Paese ha chiesto un impegno globale anche per affrontare il nodo del futuro di Hezbollah.
Nonostante ciò, la possibilità di una soluzione diplomatica appare sempre più remota. Le pressioni di Israele e degli Stati Uniti affinché l’esercito libanese intervenga direttamente contro Hezbollah aumentano, mentre sullo sfondo si inseriscono anche le minacce dell’Iran, che avverte su possibili conseguenze su scala globale.