LOMBARDIA

Caporalato nella moda, inchiesta su Dama Spa e Aspesi: indagato Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana

Gli operai sarebbero stati impiegati per turni massacranti, fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, dalle 8 alle 22

Caporalato nella moda, inchiesta su Dama Spa e Aspesi: indagato Andrea Dini, cognato del governatore Attilio Fontana

La Procura di Milano ha avviato una nuova inchiesta per caporalato nel settore della moda che coinvolge Andrea Dini, amministratore delegato della Dama Spa e cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. L’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci, ha portato al disposto di controllo giudiziario per la stessa Dama Spa e per il marchio di moda Aspesi.

Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza martedì 17 marzo 2026, dovrà essere confermato da un giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni.

Le accuse: sfruttamento del lavoro e caporalato

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto sistema di sfruttamento della manodopera, in particolare lavoratori di origine cinese in stato di bisogno. Secondo gli inquirenti, gli operai sarebbero stati impiegati per turni massacranti, fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, dalle 8 del mattino alle 22 di sera.

Le attività riguarderebbero la produzione di capi per il noto brand Paul & Shark, con una filiera produttiva legata anche al territorio di Varese.

Oltre ad Andrea Dini, risultano indagate altre cinque persone.

I controlli: irregolarità già emerse nel 2023

L’indagine prende le mosse da controlli effettuati dai carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro in un laboratorio tessile di Garbagnate Milanese. Già nel 2023 erano state riscontrate irregolarità, ma un nuovo sopralluogo nel 2025 avrebbe evidenziato una situazione sostanzialmente invariata.

Nonostante il cambio di società — da M&G Confezioni a G Max 365 srl — secondo Procura e Guardia di Finanza l’attività sarebbe proseguita in continuità, mantenendo le stesse criticità.

Tra le violazioni riscontrate:

  • presenza di lavoratori senza permesso di soggiorno
  • alloggi definiti “al di sotto del minimo etico”
  • retribuzioni inferiori ai contratti
  • turni di lavoro estremi, confermati anche da consumi elettrici e cartelli interni

Il ruolo delle aziende: “controlli fallaci”

Secondo la Procura, le aziende coinvolte non avrebbero adeguatamente vigilato sulla propria filiera produttiva. I controlli interni sarebbero stati definiti “fallaci”, incapaci di intercettare o interrompere lo sfruttamento che, sempre secondo gli inquirenti, andrebbe avanti da anni.

In un quaderno sequestrato durante le indagini sarebbero emersi contatti diretti e procedure operative, mentre alcuni lavoratori hanno riferito di visite frequenti da parte dei committenti.

Controllo giudiziario: aziende sotto amministrazione senza fermare la produzione

Il controllo giudiziario disposto dalla Procura prevede l’affiancamento di un amministratore giudiziario alle aziende coinvolte. L’obiettivo è interrompere eventuali situazioni di illegalità senza bloccare la produzione.

Si tratta di una misura sempre più utilizzata nei casi di caporalato nella filiera della moda, per garantire continuità economica ma nel rispetto delle norme sul lavoro.

Il precedente: il caso camici durante il Covid

Dama Spa era già finita sotto i riflettori durante l’emergenza Covid per la vicenda legata alla fornitura di camici alla Regione Lombardia. In quel caso, la posizione di Andrea Dini era stata successivamente archiviata.

La reazione di Attilio Fontana

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha commentato la vicenda rispondendo ai giornalisti:

“Chiedete a mio cognato, sicuramente dimostrerà la propria innocenza come ha già fatto in precedenti episodi. Non ho alcuna parte nell’azienda.”

fontana attilio rubrica gruppo lega
Attilio Fontana, governatore della Lombardia

Fontana ha inoltre criticato l’accostamento tra il suo nome e quello dell’imprenditore, definendo le domande “strumentali”.

Un nuovo caso nella filiera della moda italiana

L’inchiesta si inserisce in un filone più ampio di indagini sul caporalato nel settore tessile e della moda, dove la Procura di Milano sta intensificando i controlli sulla filiera produttiva.

L’attenzione degli investigatori resta alta soprattutto sui laboratori conto terzi, spesso anello debole della catena, dove si concentrano le maggiori criticità in termini di diritti dei lavoratori e condizioni di impiego.