L’Italia si allinea con l’Europa nella gestione della crisi nello Stretto di Hormuz, seguendo l’esempio di Gran Bretagna e Germania, che hanno negato al presidente statunitense Donald Trump il sostegno militare richiesto, scatenando la sua irritazione. Il messaggio del Vecchio Continente è chiaro: “questa non è una guerra della NATO”.
Trump ha reagito duramente, definendo la questione della sicurezza dello Stretto di Hormuz un “test” per gli alleati.
“Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo”, ha dichiarato dalla Casa Bianca, aggiungendo: “È da anni che dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno”.
Tajani, “La chiusura sostanziale provoca danno anche ai paesi più poveri”
Lo ha dichiarato il Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana Antonio Tajani a margine del Consiglio Affari esteri tenutosi a Bruxelles:
La posizione di Tajani e il ruolo di Aspides
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito che la missione navale dell’Unione Europea, Aspides, concepita per gestire la crisi nel Mar Rosso e proteggere il traffico commerciale, non può essere spostata nello Stretto di Hormuz.
“Aspides non si cambia. Non si può, perché è complicato”, ha spiegato Tajani durante il Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, sottolineando che l’Italia mantiene una posizione chiara e coerente rispetto alla strategia europea.
Il vicepremier ha incontrato anche il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, al quartier generale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles, prima di partecipare al Consiglio Ue Affari Esteri.
Al centro del Consiglio Affari Esteri 🇪🇺 a #Bruxelles di oggi l’auspicio di un rapido percorso per arrivare alla pace e stabilità in Medio Oriente. La via del negoziato diplomatico e del dialogo con i Paesi del Golfo è sempre più essenziale per promuovere la de-escalation e… pic.twitter.com/1nbm14GHbz
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) March 16, 2026
Con Rutte, ha spiegato Tajani, “abbiamo fatto un quadro della situazione generale, ribadito l’impegno dell’Italia a mantenere fede agli accordi con la Nato. I nostri militari rimarranno, anche se in forma ridotta, nelle basi Nato. Anche nella coalizione anti-Daesh, è stato ridotto il numero dei militari visti gli attacchi, ma rimarremo lì per mantenere gli impegni che abbiamo preso”.
Il ministro ha ribadito che Aspides è una missione difensiva, finalizzata a proteggere mercantili e navi cargo dagli attacchi dei ribelli Houthi nello Yemen, con quartier generale in Grecia e direzione affidata all’Italia. “

Non mi pare si possa allargare a Hormuz”, ha sottolineato, precisando che una eventuale soluzione per garantire la navigazione nello Stretto deve passare attraverso canali diplomatici. “Deve prevalere la diplomazia per la libertà di navigazione”, ha aggiunto.
Il leader di Forza Italia ha anche avanzato l’ipotesi di rafforzare Aspides per il traffico nel Canale di Suez, ma ha escluso il coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz.
Il ministro ritiene che “si debba fare uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz, che interessa non soltanto Paesi occidentali”, ma anche “il resto del mondo, Cina compresa”.
La soluzione italiana coincide con quella tedesca: il ministro degli Esteri di Berlino, Johan Badeful, ha espresso “forti dubbi sulla possibilità di estendere l’operazione a Hormuz per garantire maggiore sicurezza”.
La posizione europea: distensione, non conflitto
L’alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha chiarito la posizione comune:
“Questa non è la guerra dell’Europa. Il nostro focus è la distensione. L’Europa non ha interesse a una guerra prolungata”.

Al termine del Consiglio Affari Esteri, Kallas ha spiegato che tra i 27 Stati membri non c’è “appetito” a inviare navi oltre la linea di Muscat, ma si sono discusso strumenti per proteggere le rotte commerciali, incluso un possibile approccio negoziale con l’India.
Parallelamente, un fronte più ampio di Paesi occidentali, tra cui Canada, Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna, ha diffuso una nota congiunta sulla situazione in Libano, ribadendo la necessità di evitare una massiccia offensiva israeliana. La nota, pubblicata sul sito del premier canadese, sottolinea che un conflitto esteso avrebbe conseguenze umanitarie devastanti, richiamando alla de-escalation e al dialogo politico tra le parti.
Il rischio energetico globale
La crisi nello Stretto di Hormuz rischia di avere gravi ripercussioni sui mercati globali, con il prezzo dell’energia in rialzo. L’Europa guarda alla Black Sea Grain Initiative come modello per sbloccare le rotte commerciali senza ricorrere alla forza militare. Il patto, firmato da Ucraina, Russia, Turchia e Nazioni Unite nel 2022, aveva permesso l’esportazione sicura di oltre 33 milioni di tonnellate di cereali dai porti ucraini, contribuendo a stabilizzare i prezzi alimentari globali.
Secondo Kaja Kallas, la crisi attuale nello Stretto di Hormuz potrebbe avere effetti analoghi anche sul mercato dei fertilizzanti: una carenza quest’anno potrebbe tradursi in una carenza di cibo l’anno prossimo. L’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) avverte che la guerra in Iran sta causando la “più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, con una riduzione della produzione di circa 8 milioni di barili al giorno e ulteriori 2 milioni bloccati nei prodotti petroliferi, pari a quasi il 10% della domanda mondiale.
Intanto i prezzi relativi al comparto energetico sono sempre più fuori controllo, con ovvie conseguenze per tutti i cittadini.