La strategia europea per contenere il caro energia entra nel vivo tra interventi urgenti e nodi politici ancora aperti. Bruxelles prova a bilanciare sostegni immediati a imprese e famiglie con gli obiettivi della transizione ecologica, mentre in Italia si riaccende il dibattito su nuove misure fiscali per contrastare i rincari.
G7 energia, aiuti di Stato per sostenere le imprese
La Commissione europea punta a rendere più semplice e rapido l’utilizzo degli aiuti pubblici per le aziende più colpite dai rincari energetici.
Nella lettera inviata ai leader dei Ventisette, Ursula von der Leyen ha indicato la possibilità per i Paesi membri di intervenire subito sui costi dell’elettricità, soprattutto per le industrie ad alto consumo energetico.

L’idea è quella di allentare i vincoli sugli aiuti di Stato, così da permettere interventi tempestivi e mirati. Tra le opzioni sul tavolo ci sono compensazioni sui costi delle emissioni e meccanismi per ridurre direttamente le bollette, oltre alla possibilità di redistribuire gli extra-profitti generati dal settore energetico.
Allo studio anche la riduzione delle bollette
Secondo Bruxelles, non c’è un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, ma piuttosto di prezzi troppo alti. Dall’inizio delle tensioni internazionali, l’Europa ha dovuto sostenere una spesa aggiuntiva significativa per l’importazione di combustibili fossili.
Il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha sottolineato la necessità di prepararsi anche a scenari peggiori, lavorando sia su misure immediate sia su strumenti di emergenza. Tra le soluzioni considerate ci sono interventi diretti sui prezzi dell’elettricità, come sussidi o limiti al costo della produzione energetica da gas.
I governi potrebbero ridurre temporaneamente le bollette dell’energia per alleggerire il peso su imprese e famiglie. L’obiettivo è contenere l’impatto immediato dei rincari senza compromettere gli equilibri di bilancio.
Transizione energetica tra rinnovabili e nucleare
Nonostante l’emergenza, Bruxelles non intende rallentare il percorso verso un sistema energetico più sostenibile. La quota di energia rinnovabile è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni e, insieme al nucleare, rappresenta ormai una parte consistente della produzione elettrica europea.
Secondo la Commissione, accelerare lo sviluppo delle rinnovabili e migliorare le interconnessioni tra i Paesi resta la strada principale per ridurre stabilmente i prezzi. Anche l’Italia, con il ministro Gilberto Pichetto Fratin, insiste sulla necessità di investire nelle infrastrutture energetiche, chiedendo però maggiore autonomia decisionale per gli Stati membri.

Linea dura contro l’importazione di gas russo
Uno dei temi più divisivi è il sistema Ets, il mercato europeo delle emissioni. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, chiedono modifiche per limitarne l’impatto sui prezzi dell’energia e ridurne la volatilità. La Commissione, però, esclude una sospensione e difende il meccanismo come strumento chiave per la decarbonizzazione.
È prevista comunque una revisione per adattarlo al nuovo contesto economico e rendere più sostenibile la transizione.
Sul fronte geopolitico, Bruxelles mantiene una linea dura: niente ritorno alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Una posizione ribadita con forza anche dal commissario Jørgensen, che esclude qualsiasi passo indietro rispetto alle scelte fatte dopo l’invasione dell’Ucraina.
Salvini e gli extraprofitti
Nel frattempo, il dibattito politico italiano si concentra su possibili interventi nazionali.
Il vicepremier Matteo Salvini propone una nuova tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, sul modello di quanto già fatto con il settore bancario.

L’obiettivo è recuperare risorse da destinare al sostegno di famiglie e imprese, soprattutto in un contesto di prezzi in aumento. Salvini non esclude anche misure contro eventuali speculazioni sui carburanti e ha convocato le principali compagnie petrolifere per un confronto diretto.