No su Hormuz

Trump fa l’offeso e schernisce la Nato: “Gli alleati, quando servono, non ci sono”

Il tycoon: "Noi per quarant'anni li abbiamo protetti e adesso loro non vogliono aiutarci. "Meloni conferma: "Niente navi". Merz: "Guerra in Iran non ha nulla a che fare con la Nato"

Trump fa l’offeso e schernisce la Nato: “Gli alleati, quando servono, non ci sono”

La guerra in Iran continua a dividere gli alleati occidentali. L’Unione Europea ha risposto con fermezza alle pressioni degli Stati Uniti, chiarendo la propria posizione: non parteciperà a operazioni militari nello Stretto di Hormuz.

A Bruxelles, i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri hanno trovato una rara unità nel respingere la richiesta di Washington. La linea è chiara: il conflitto non riguarda direttamente la NATO né l’Europa.

L’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha sintetizzato così la posizione europea:

“Questa non è la nostra guerra, anche se gli interessi europei sono in gioco”.

Kaja Kallas

Trump attacca gli alleati: tensioni con NATO e Europa

Come facilmente prevedibile, il presidente americano Donald Trump ha reagito duramente al rifiuto europeo, accusando gli alleati di mancanza di solidarietà.

Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha sottolineato come molti Paesi dipendano dal petrolio che transita nello Stretto di Hormuz:

  • Giappone: 95%
  • Cina: 90%
  • Corea del Sud: 35%
  • Stati Uniti: meno dell’1%

“Se avessimo bisogno di aiuto, loro non ci sarebbero”, ha dichiarato, criticando apertamente la NATO e mettendo in dubbio l’affidabilità degli alleati.

Con la solita retorica, il tycoon è tornato su un concetto a lui molto caro (che spende in qualsiasi occasione, dai dazi alle guerre):

Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché gli iraniani non ne hanno più a disposizione? Io chiedo se hanno dragamine e mi dicono che preferirebbero non essere coinvolti”.

Ma a questo punto, perché se non ne ha bisogno, Trump chiede così insistentemente l’aiuto degli altri?

“Voglio vedere come reagiscono. Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli. Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno. Noi abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone. Se avessimo bisogno delle loro navi o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni”.

I “no” Europei

Tra i Paesi più netti nel rifiuto spicca la Germania. Il cancelliere Friedrich Merz ha escluso qualsiasi coinvolgimento militare:

“La guerra in Iran deve finire. Non invieremo navi finché il conflitto è in corso”.

Anche il Regno Unito, guidato da Keir Starmer, ha chiarito che non parteciperà a una missione NATO nello Stretto di Hormuz, limitandosi eventualmente a supporto tecnico come operazioni di sminamento.

Cosa fa l’Italia

L’Italia mantiene la stessa linea. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito:

“L’Italia non invierà navi militari a Hormuz, sarebbe un passo verso il coinvolgimento. Non entriamo in guerra con nessuno”.

Posizione condivisa anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal vicepremier Matteo Salvini.

Il nodo dello Stretto di Hormuz e la crisi energetica

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più critico della crisi. Si tratta di uno snodo fondamentale per il commercio globale di petrolio, la cui chiusura sta causando forti tensioni sui mercati energetici.

Trump sta cercando di costruire una coalizione internazionale per riaprire il passaggio, ma finora l’iniziativa fatica a decollare.

Secondo indiscrezioni, gli Stati Uniti potrebbero annunciare a breve una “coalizione dei volenterosi”, ma al momento non ci sono adesioni concrete.

Macron e le ipotesi europee: missione solo dopo la guerra

Il presidente francese Emmanuel Macron (per cui Trump per una volta ha avuto parole quasi dolci: “Da 1 a 10? Gli do 8. Non è la perfezione, ma d’altronde è francese”) ha aperto a una possibile missione internazionale, ma solo dopo la fine della fase più intensa del conflitto.

L’ipotesi allo studio prevede:

  • una missione di pattugliamento navale
  • coinvolgimento di Paesi europei e del Golfo
  • possibile coordinamento internazionale.

Al momento, però, anche Parigi non intende inviare navi militari nel pieno delle ostilità.

Missione Aspides: nessuna estensione al Golfo Persico

L’Unione Europea ha escluso anche un’estensione della missione navale Aspides, attualmente attiva nel Mar Rosso contro gli attacchi Houthi.

Nonostante fosse stata proposta come possibile soluzione per proteggere il traffico commerciale, la maggioranza dei Paesi membri ha respinto l’idea di ampliarne il mandato allo Stretto di Hormuz.

Europa e Stati Uniti sempre più distanti

Il braccio di ferro tra Washington e Bruxelles evidenzia una frattura crescente nei rapporti transatlantici.

Da un lato, gli Stati Uniti spingono per un coinvolgimento militare degli alleati; dall’altro, l’Europa insiste su una soluzione diplomatica e rifiuta un’escalation bellica.

Un equilibrio fragile che potrebbe avere conseguenze profonde sulla NATO, sulla sicurezza energetica globale e sugli equilibri geopolitici internazionali.