L'intervento

“Il Decreto bollette non sia solo un provvedimento di emergenza”: le proposte di Meritocrazia Italia

Secondo l'associazione il  provvedimento potrebbe evolvere per essere più efficace in 4 punti chiave

“Il Decreto bollette non sia solo un provvedimento di emergenza”: le proposte di Meritocrazia Italia

Il decreto Bollette 2026 (anche noto come Decreto Energia), introduce misure per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro per contenere i costi energetici.

Le principali novità e degli effetti attesi sui diversi settori

Per le famiglie, è previsto un contributo straordinario una tantum (bonus sociale rafforzato) di 90,00 euro per i nuclei familiari che già beneficiano del bonus sociale elettrico a causa di disagio economico. Viene introdotta una nuova agevolazione per le famiglie con ISEE fino a 25.000,00 euro, sconto da applicarsi direttamente dai venditori in bolletta, con l’obiettivo di tutelare il cosiddetto ‘ceto medio vulnerabile’. È prevista anche una riduzione automatica del 25% sulla tassa rifiuti per i beneficiari dei bonus sociali. Per la maggior parte di questi sconti, l’erogazione avverrà automaticamente tramite delibere Arera, senza che l’utente debba presentare una domanda specifica, a condizione di avere un ISEE aggiornato.

Quanto alle imprese, il decreto interviene sulla quota fissa della bolletta per le piccole e medie imprese non energivore, riducendo gli oneri di sistema per sostenere la competitività industriale. Sono stati stanziati fondi derivanti dalla vendita di gas stoccato (tramite Snam) per abbattere i costi delle imprese ad alto consumo di gas (oltre 80.000 smc/anno). Per favorire la stabilità dei prezzi, il GSE agirà come garante per i contratti a lungo termine (PPA) di acquisto di energia da fonti rinnovabili.

È stato anche introdotto un ‘servizio di liquidità’ per il gas con prezzi indicizzati al TTF (Amsterdam) e meccanismi volti a stabilizzare le fluttuazioni dei prezzi all’ingrosso, ed è stata avviata una revisione degli incentivi per gli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 20 kW. Sebbene miri a una rimodulazione dei costi, questa misura ha suscitato alcune critiche tra i produttori per la possibile incertezza normativa generata.

Non mancano criticità, che meritano di essere considerate e affrontate, specie con riguardo alla possibile insufficienza dei fondi e alla natura temporanea delle misure.

Le associazioni dei consumatori (Codacons, UNC) definiscono i contributi un mero palliativo. Senza contare che le misure sono meno impattanti di quanto originariamente previsto. Il bonus straordinario è sceso da un’ipotesi iniziale di 200,00 euro a soli 90,00 euro, giudicati insufficienti a coprire i rincari stimati da Arera (+10,5% per il gas nel 2026). Inoltre, sebbene la soglia ISEE salga a 25.000,00 euro, lo sconto è su base volontaria (lasciato alla discrezionalità dei venditori), rischiando di creare disparità tra i clienti di diversi fornitori.

Lo sconto sul fotovoltaico è il punto che genera più tensione con le imprese. Il decreto propone di dimezzare gli incentivi del ‘Conto Energia’ per il biennio 2026-2027 in cambio di un allungamento del periodo di sussidio. Le imprese denunciano che questo taglio farebbe risparmiare ai cittadini solo 1 cent/kWh, a fronte di un grave danno alla certezza del diritto che scoraggia gli investimenti esteri. Gli operatori del settore criticano la retroattività di alcuni interventi sugli incentivi fotovoltaici, temendo instabilità per gli investimenti

Per fare un’analisi ragionata, interessante è il raffronto tra l’Agenda 2030 e il decreto Bollette 2026, che evidenzia una tensione tra obiettivi strutturali a lungo termine e necessità emergenziali immediate. La prima è un piano di transizione strutturale. Punta al 65% di elettricità da rinnovabili e alla riduzione della dipendenza dal gas per abbattere i costi alla radice tramite l’efficienza e la decarbonizzazione. Il decreto Bollette 2026 è un intervento di protezione sociale. Mentre l’Agenda 2030 cerca di cambiare il sistema, il decreto 2026 funge da ‘paracadute’ per evitare che i costi energetici attuali frenino l’economia durante la transizione.

“Comunque, si apprezza un cambio di strategia tra il decreto Bollette 2025 e quello del 2026, si passa dalla gestione dell’emergenza post-crisi a una fase di stabilizzazione dei costi e modernizzazione strutturale, all’attenzione sul sostegno strutturale al potere d’acquisto e sull’allargamento della platea dei beneficiari. Il 2026 vede un innalzamento delle soglie per includere più famiglie, adattandosi all’inflazione degli ultimi anni”, sostiene Meritocrazia Italia.

Per migliorare il decreto Bollette 2026 e renderlo uno strumento non solo di ‘emergenza’ ma di trasformazione, le analisi economiche e le richieste delle parti sociali convergono su alcuni pilastri fondamentali.

Le proposte di Meritocrazia Italia

Secondo MI, il  provvedimento potrebbe evolvere per essere più efficace in 4 punti chiave:

  • trasformazione dei bonus in sconti strutturali: invece di contributi una tantum, il decreto guadagnerebbe efficacia se fosse possibile i) rendere l’accredito del bonus immediato e automatico su base ISEE, eliminando ogni onere burocratico per il cittadino (digitalizzazione dell’erogazione); ii) sostituire la cifra fissa con una riduzione percentuale sulla quota energia, proteggendo gli utenti dai picchi di prezzo improvvisi (volatilità del mercato);
  • progettare una riforma degli Oneri di Sistema: attualmente, circa il 20-25% della bolletta è composto da oneri che nulla hanno a che fare con il consumo (incentivi, smaltimento nucleare, agevolazioni energivori). Pertanto, occorrerebbe: i) trasferire queste voci dalle bollette alle tasse generali (Irpef/Ires). Questo permetterebbe di pagare l’energia ‘per quello che costa davvero’, premiando chi consuma meno; ii) eliminare l’Iva sull’Iva: attualmente l’Iva si applica anche sulle accise. Eliminare questo meccanismo porterebbe un risparmio immediato e visibile a tutti;
  • assicurare sostegno reale alle rinnovabili (senza retroattività). Per evitare contenziosi, il decreto potrebbe: i) rinunciare ai tagli retroattivi sugli incentivi del fotovoltaico, che minano la fiducia degli investitori (certezza del diritto); ii) finanziare la creazione di piccoli gruppi di cittadini e imprese che producono e consumano la propria energia, rendendoli indipendenti dalla rete nazionale [incentivi alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)];
  • disaccoppiare Gas-Elettricità. Oggi il prezzo dell’elettricità è spesso legato a quello del gas (marginal pricing). Una proposta migliorativa è quella di vendere l’energia prodotta da fonti rinnovabili (che costa quasi zero) a un prezzo slegato da quello del metano, abbattendo drasticamente il costo del chilowattora ‘pulito’ (prezzo differenziato).

I vantaggi reali di questo cambiamento sarebbero:

  • risparmio immediato (una famiglia media risparmierebbe circa 275,00 euro all’anno, indipendentemente dal fornitore scelto);
  • equità fiscale [gli oneri verrebbero pagati tramite le tasse generali (Irpef); questo significa che chi ha redditi molto alti contribuirebbe di più, mentre le fasce più deboli sarebbero sollevate dal peso fisso in bolletta];
  • trasparenza (si pagherebbe solo il consumo effettivo, rendendo molto più semplice confrontare le offerte dei vari gestori).