Alta tensione

Referendum giustizia, tensione a Roma: bruciate le immagini di Meloni e Nordio durante il corteo

La manifestazione contro il governo e la riforma della giustizia accende lo scontro politico: solidarietà bipartisan alla premier e al ministro

Referendum giustizia, tensione a Roma: bruciate le immagini di Meloni e Nordio durante il corteo

Sale la tensione politica in vista del referendum sulla giustizia dopo quanto accaduto durante il corteo di protesta organizzato a Roma contro il governo e la riforma costituzionale voluta dal centrodestra. Durante la manifestazione sono stati bruciati alcuni cartelloni con le immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il gesto ha provocato immediate reazioni nel mondo politico e istituzionale, alimentando lo scontro già acceso alla vigilia del voto referendario.

Il corteo a Roma contro il referendum e la guerra

La manifestazione è partita nel pomeriggio da piazza della Repubblica ed è arrivata fino a piazza San Giovanni. Il corteo era stato promosso da organizzazioni e movimenti tra cui Potere al Popolo, il sindacato di base USB – Unione Sindacale di Base e il Comitato per il No sociale.

Secondo gli organizzatori, alla protesta avrebbero partecipato circa 20 mila persone. Tra le bandiere presenti si sono viste quelle della Palestina, dell’Iran, di Cuba e del Venezuela, oltre ai simboli di collettivi studenteschi e movimenti politici.

Gli slogan della manifestazione erano rivolti contro la riforma della giustizia, contro il governo e contro il riarmo europeo.

Le immagini bruciate durante la manifestazione

Durante il corteo, in zona Esquilino, alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme due cartelloni simbolici.

Nel primo manifesto era raffigurata la presidente del Consiglio mentre teneva al guinzaglio il ministro della Giustizia, rappresentato con una museruola, accompagnato dalla scritta: “No al vostro referendum”.

Il secondo cartellone mostrava invece una stretta di mano tra Giorgia Meloni e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con la scritta: “No al vostro genocidio”.

Nel corso della protesta sono stati inoltre bruciati una bandiera degli Stati Uniti e un cartellone con l’immagine del  presidente americano Donald Trump.

La reazione del governo e delle istituzioni

Il gesto ha provocato una dura reazione da parte della maggioranza. Sui social, Fratelli d’Italia ha parlato di “odio rosso” sceso in campo contro il governo.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito quanto accaduto “gesti incomprensibili e inaccettabili”, auspicando che negli ultimi giorni di campagna referendaria prevalga il confronto politico.

Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha espresso solidarietà alla premier e al ministro della Giustizia, invitando a evitare azioni che possano alimentare ulteriormente le tensioni.

Nordio: “Gli eccessi aggressivi non mi intimoriscono”

Dopo le attestazioni di solidarietà ricevute, Carlo Nordio ha commentato l’episodio ringraziando chi ha espresso vicinanza.

Il ministro della Giustizia ha auspicato che il confronto sul referendum resti nei toni indicati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, basato su pacatezza e lealtà nel dibattito sui contenuti.

Nordio ha inoltre sottolineato che questi episodi non lo intimidiscono ma, al contrario, rafforzano la sua determinazione nel portare avanti la riforma.

Condanna anche dalle opposizioni

La condanna per quanto accaduto è arrivata anche da parte dell’opposizione. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha preso le distanze dal gesto, ribadendo che il confronto politico deve avvenire esclusivamente attraverso il dibattito democratico.

Conte ha condannato qualsiasi forma di violenza e ha invitato a portare avanti la campagna referendaria “con la forza delle idee e della democrazia”.

Anche il presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso, e l’Associazione nazionale magistrati hanno espresso solidarietà alla premier e al ministro, invitando ad abbassare i toni dello scontro.

Campagna referendaria sempre più tesa

L’episodio avviene a pochi giorni dal voto sul referendum sulla giustizia, in un clima politico già molto polarizzato.

Con l’avvicinarsi della consultazione popolare, i partiti sono impegnati nella campagna elettorale sul territorio, mentre cresce la tensione tra sostenitori del “Sì” e del “No” sulla riforma voluta dal governo.

Il timore, espresso da più parti, è che lo scontro politico possa ulteriormente intensificarsi negli ultimi giorni prima del voto.