Nel dibattito sulle riforme sanitarie, la parola “concorrenza” viene spesso evocata come sinonimo di efficienza, trasparenza, qualità. Un assioma apparentemente inattaccabile, mutuato dalle logiche del New Public Management, secondo cui l’introduzione di dinamiche competitive nei servizi pubblici dovrebbe stimolare comportamenti virtuosi, premiare i migliori e garantire cure più efficaci ai cittadini. Tuttavia, è lecito domandarsi quali effetti produca realmente l’ingresso di logiche concorrenziali all’interno di un sistema che, per sua natura, dovrebbe rispondere a finalità pubbliche e solidaristiche.
L’esperienza cinese degli ultimi anni, analizzata in uno studio empirico di notevole ampiezza e rigore metodologico, fornisce spunti cruciali per ripensare con lucidità e coraggio questa narrazione. Lo studio ha analizzato oltre 267.000 ricoveri per Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) nella provincia del Sichuan, misurando l’impatto della concorrenza tra ospedali su tre indicatori fondamentali di qualità: la durata della degenza, la mortalità intraospedaliera e la riammissione entro 30 giorni. Quest’ultima, in particolare, merita attenzione: le riammissioni rappresentano il ritorno di un paziente in ospedale entro un breve periodo dalla dimissione. Definita anche come “sindrome da porta girevole”, questa condizione è spesso sintomatica di cure non ottimali, scarsa continuità assistenziale o carenze nel supporto post-ricovero.
I risultati dimostrano che un aumento della concorrenza è correlato a un peggioramento della qualità. In particolare, ogni incremento dell’1% della pressione concorrenziale è associato a un aumento del 5% della probabilità di riammissione e a un allungamento del 2% nella durata media della degenza. Nessun impatto significativo è stato rilevato sulla mortalità, un dato spiegabile con il fatto che molti decessi riguardano pazienti ammessi in urgenza, per i quali la scelta dell’ospedale avviene in modo non deliberato e non competitivo.
Tali dati avvertono che la competizione indiscriminata tra strutture, soprattutto quando coinvolge ospedali con caratteristiche simili (in termini di proprietà, dimensioni, specializzazione), tenda a generare effetti negativi sulla qualità delle cure. La concorrenza tra pari sembra innescare una corsa al ribasso che si traduce in prestazioni frammentate, pressioni gestionali e scelte organizzative disfunzionali.
Tuttavia, lo studio mette anche in luce un’eccezione virtuosa: gli ospedali privati senza scopo di lucro. In questi casi, la concorrenza si è tradotta in una riduzione delle riammissioni e in un contenimento della durata del ricovero.
Meritocrazia Italia propone di analizzare attentamente questa anomalia positiva, nella quale la pressione competitiva sembra generare un miglioramento effettivo della qualità. È plausibile che, in assenza di obiettivi di profitto e con una forte missione sociale, gli ospedali no-profit trovino nella qualità dell’assistenza un vero fattore distintivo e una leva per differenziarsi nel mercato.
“Il concetto stesso di concorrenza in sanità va ripensato: non come principio assoluto e neutro, ma come strumento da regolare, orientare e monitorare. Occorre distinguere tra forme di competizione dannose e forme di competizione potenzialmente positive”.
Alla luce di queste riflessioni, Meritocrazia Italia propone di:
- promuovere modelli cooperativi tra strutture ospedaliere simili, anziché incoraggiarne la rivalità sistemica, specialmente laddove queste operino in territori con forte densità ospedaliera;
- istituire un sistema nazionale di monitoraggio delle riammissioni e di altri indicatori di qualità, in modo da identificare tempestivamente gli effetti distorsivi delle dinamiche concorrenziali;
- incentivare selettivamente lo sviluppo di ospedali privati no-profit, attraverso meccanismi di accreditamento e finanziamento basati sulle performance cliniche e organizzative;
- investire in trasparenza e informazione, mettendo a disposizione dei cittadini dati comparabili sulla qualità delle cure offerte dalle diverse strutture, per orientare una concorrenza sana e realmente informata.
“Non si tratta di negare il ruolo della competizione ma di governarlo. Non si tratta di demonizzare il mercato ma di adattarlo alle logiche della cura”.
Meritocrazia Italia è convinta che il futuro della sanità non stia nella rincorsa cieca all’efficienza, ma in una nuova alleanza tra competenza, equità e innovazione. Ripartendo dall’evidenza e dalla realtà concreta dei sistemi sanitari si potrà finalmente ridisegnare un sistema che metta al centro la salute delle persone e non la performance delle strutture.