Dopo giorni di attesa, nelle scorse ore arrivato il primo messaggio ufficiale del nuovo “leader della rivoluzione islamica”, il Grande Ayatollah Mojtaba Khamenei. Tuttavia, la sua (non) apparizione pubblica ha lasciato molti interrogativi. Il 56enne, figlio dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, non si è mostrato in video: il discorso è stato letto da una giornalista sulla televisione di Stato, con la sua immagine proiettata sullo sfondo. Questo ha alimentato i dubbi sulle sue condizioni di salute e ha avvolto di mistero il destino del nuovo leader assoluto della Repubblica islamica.
“Qualcuno ha perfino messo in dubbio il fatto che fosse ancora in vita”, scrivono alcune fonti, anche se al momento queste notizie non sono confermate.
Ricovero e condizioni di salute
Secondo il tabloid britannico Daily Mail, Mojtaba Khamenei si troverebbe in coma nell’ospedale universitario Sina, nel centro di Teheran, ricoverato in terapia intensiva, e avrebbe perso una gamba durante un attacco in cui era rimasto ferito. Una sezione dell’ospedale sarebbe stata sigillata per vigilare sulla sua persona.
Le ferite risalgono al 28 febbraio, durante il primo giorno dei bombardamenti statunitensi e israeliani su Teheran. In quell’occasione, mentre si trovava nel quartier generale insieme a membri della sua famiglia, almeno sei persone, tra cui suo padre Ali Khamenei, suo figlio e la moglie, sarebbero rimaste uccise da una dozzina di missili nemici. Fonti successive hanno precisato che la moglie del leader, inizialmente data per morta, sarebbe in realtà sopravvissuta. La conferma del ferimento di Mojtaba è arrivata dall’ambasciatore iraniano a Cipro. Secondo la CNN, il figlio di Ali Khamenei avrebbe riportato una frattura al piede e numerose contusioni al volto, rendendogli impossibile pronunciare un discorso in video.
Il primo discorso pubblico
Nonostante le condizioni fisiche, Mojtaba Khamenei avrebbe voluto far arrivare un primo messaggio pubblico, toccando temi di grande rilevanza strategica. In un audio diffuso in televisione, ha dichiarato:
“Auspico la pace per tutto il popolo iraniano.”
Il discorso, strutturato in sette capitoli secondo il Guardian, ha affrontato il ruolo del leader martire Alì, i doveri del popolo, le forze armate e gli organi esecutivi, il fronte di resistenza e le relazioni con i Paesi della regione, senza tralasciare la gestione dei nemici esterni.

Khamenei ha sottolineato:
“È stato sventato un tentativo di dividere il nostro Paese. Le basi Usa nella Regione esistono per controllare i Paesi… tutte le basi Usa nella Regione vanno chiuse. Noi non colpiamo i nostri vicini che sono amici, ma solo le basi del nemico sul loro territorio.”
Sulla questione dello stretto di Hormuz, ha dichiarato:
“Sarà tenuto chiuso per pressione sul nemico.”
Non sono mancate parole dure anche sulla strage delle bambine nella scuola di Minab:
“È stato un crimine che non passa sottotraccia… non rinunceremo a vendicare il sangue dei nostri martiri.”
L’esordio sui social
Il debutto di Mojtaba Khamenei sui social media ha accompagnato la sua apparizione televisiva. Su piattaforme come Twitter e Instagram, il nuovo leader ha rapidamente guadagnato migliaia di follower.

Il suo primo post su X, già definito “Leader of the Islamic Revolution”, conteneva riferimenti storici fondamentali. Si citano gli anni 1963, con l’inizio dell’attività politica di Ruhollah Khomeini contro lo Shah e le proteste del 15 Khordad, simbolo della Rivoluzione islamica, 1989, anno della morte di Khomeini e dell’inizio della guida suprema di Ali Khamenei, e 2026, indicazione di una possibile futura successione a Mojtaba Khamenei.
Nel post, ripetute tre volte, compaiono le parole religiose in farsi “Bismillah” – “Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso” – a rafforzare la legittimità religiosa della transizione di potere. Con questo messaggio, si costruisce una narrativa di continuità storica: Khomeini → Ali Khamenei → Mojtaba Khamenei.
Sui social, Mojtaba Khamenei viene già definito “Leader of the Islamic Revolution”, mentre sulla televisione di Stato va in onda il suo primo discorso letto da un giornalista, con la sua immagine in sovraimpressione, segnando l’esordio ufficiale della sua leadership sia mediatica sia politica.