Amiche forse è un parolone. Nemiche anche. Di sicuro, rivali su fronti opposti accomunate (e non è un mistero) da sincera stima reciproca.
Ma quando devono mandarsele a dire, non si tirano indietro.
E’ già accaduto più volte e in tempi recenti sul caro vita e sul tema sanità.
L’ultimo episodio in ordine di tempo ha invece riguardato la vicenda dell’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele e la conseguente tensione in Medio Oriente.
E’ così l’Aula del Parlamento ha registrato un nuovo botta e risposta tra le presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il segretario del Partito democratico Elly Schlein.

La guerra in Iran e lo scontro in Aula tra la premier e il segretario dem
Come detto, al centro del dibattito c’era il conflitto in Iran, il discorso della premier ieri alla Camera e al Senato e le repliche delle opposizioni di Centrosinistra.
In Aula la presidente del Consiglio aveva lanciato un appello all’unità del Paese, bipartisan e trasversale, in un momento così delicato nel panorama geopolitico (ed economico) internazionale.
Da parte loro, le reazioni delle minoranze all’interno del Parlamento non erano certo state all’insegna della galanteria.
“Serva di Trump”, “Ridicola”, “Imbarazzante”, “Pericolo per l’umanità”, “Persona che striscia per non inciampare”, questo il tenore degli “apprezzamenti” arrivati dagli scranni dell’opposizione.
Il nuovo “appello” della premier
E così oggi, giovedì 12 marzo 2026, Meloni è tornata sul suo appello lanciato dai banchi del Governo:
“Mi corre l’obbligo, per ristabilire quanto accaduto, di rispondere alle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, relativamente all’appello all’unità che ho rivolto ieri, in aula, alle opposizioni. Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali ben lontani da un clima di confronto costruttivo”.
E così la premier ha aggiunto, rinnovando il suo messaggio di collaborazione:
“Se non vi è disponibilità da parte dell’opposizione a un coordinamento sulla crisi lo rispetto, ma non se ne dia la responsabilità a me. Il mio invito al dialogo resta valido. Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni. In questo caso, il Governo è pronto ad aprire un tavolo di confronto”.

Mentre non senza ironia Meloni ha osservato ancora:
“Al Pd vanno bene gli Stati uniti quando liberano l’Italia dal nazifascismo, in altri casi no. Vanno bene gli Usa quando c’è un Governo dem, quando c’è un presidente repubblicano no”.
Cosa aveva detto Schlein, tra la clava e il fango
In Aula l’intervento del segretario del Partito democratico era stato piuttosto duro nei toni e nei contenuti:
“Presidente posi la clava. Chi ci guarda merita rispetto. Non merita di guardare la lotta nel fango dove ci vuole portare. Il suo appello all’unità è arrivato con 12 giorni di ritardo e la bontà d’intenti è durata due ore, poi la premier è tornata in sé”.
Concetti ribaditi anche questa mattina in diretta a Sky:
“Meloni fa tutto da sola, ieri il nostro capogruppo Boccia, rispondendogli in Aula ha detto: noi ci siamo, come ci siamo sempre stati. Ricordo che a giugno, quando ci fu il primo attacco, fui io a chiamare la presidente del Consiglio, quindi noi ci siamo. Il punto è che prima di tutto deve posare la clava…”.
E ancora:
“Agli italiani non interessa questo e non meritano questo spettacolo, ma di vedere una presidente del Consiglio che invece che venire in Aula ad attaccare le opposizioni o continuare a questionare, faccia il suo dovere e in questo senso riesca a dire alcune parole chiare. Ma come possiamo noi votare un testo in cui non si chiede a Trump e Netanyahu di fermarsi? A trump non si può dire sempre sì…”.
Non solo Schlein, gli attacchi di Conte e del M5S
Anche l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attaccato Meloni:

“Anche in un momento così drammatico, ha perso l’aplomb e ha iniziato a gettar fango. Ha detto bene non è come noi perché è certo che siamo diversi, a me non sarebbe mai venuto in mente di scendere a un tale livello di spregiudicatezza, ha dimostrato una condotta così priva di scrupoli da paragonare l’attacco di un drone americano per reazione all’attacco all’ambasciata americana Baghdad al silenzio complice di un genocidio per 20.000 bambini palestinesi”.