La Fondazione Biennale di Venezia ha ufficializzato l’elenco dei partecipanti alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, intitolata Minor Keys, che aprirà al pubblico il 9 maggio 2026.
Tra i 99 Paesi partecipanti figurano anche Stati coinvolti in conflitti internazionali, tra cui Russia, Israele e Iran, una scelta (soprattutto legata ai primi) che ha generato un acceso dibattito politico e culturale a livello internazionale.
E la domanda sorge spontanea e crea dibattito: la cultura – a meno che non sia sfacciata propaganda di un Paese – è al di sopra della politica? E’ giusto escludere artisti soltanto perché provenienti da zone di guerra?
Sul tema, la Biennale ha preso una posizione forte e ha ribadito la propria linea: mantenere l’arte come spazio di confronto libero da barriere politiche e da forme di censura.
Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia
Dopo tre anni di assenza, la Russia tornerà a esporre alla Biennale Arte 2026 nel proprio padiglione ai Giardini con la mostra collettiva The Tree Is Rooted in the Sky.
L’ultima partecipazione ufficiale risale al 2019.
Nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, il padiglione russo era rimasto chiuso perché gli artisti e il curatore avevano rifiutato di partecipare in segno di protesta.
Nel 2024 lo spazio espositivo era stato riaperto ma aveva ospitato una mostra della Bolivia, Paese con relazioni diplomatiche con Mosca.
Il padiglione russo è presente ai Giardini dal 1914 ed è di proprietà dello Stato russo.
L’Ucraina chiede l’esclusione della Russia
La partecipazione russa ha suscitato la reazione del Governo ucraino.
Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha invitato la Biennale a escludere la Russia dall’edizione 2026, sostenendo che una delle principali piattaforme artistiche internazionali non dovrebbe diventare uno strumento per migliorare l’immagine di Mosca.

Secondo Kiev, la Russia utilizzerebbe la cultura come strumento di influenza politica e propaganda, mentre continua la guerra contro l’Ucraina e il suo patrimonio culturale.
La lettera di 22 Paesi dell’Unione Europea
Alle critiche si sono aggiunti 22 Paesi dell’Unione Europea, che hanno inviato una lettera al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e al Consiglio di amministrazione.
Il documento, firmato da ministri della Cultura e degli Esteri, richiama i valori europei di libertà artistica, libertà di espressione e rispetto della dignità umana.
Secondo i firmatari:
“La cultura non è separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisce a plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo”.
La lettera sottolinea anche che la Biennale rappresenta da oltre un secolo una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo.
La posizione della Commissione europea
Una presa di posizione è arrivata anche da Bruxelles.
La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno criticato la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione.
Secondo la Commissione, la scelta rischia di non essere coerente con la risposta dell’Unione Europea all’aggressione russa contro l’Ucraina.
Bruxelles ha inoltre avvertito che potrebbero essere valutate ulteriori azioni, tra cui la possibile sospensione di una sovvenzione europea alla Fondazione Biennale.
Il Governo italiano contrario alla partecipazione russa
Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso contrarietà alla presenza della Russia alla Biennale.
In un videomessaggio ha dichiarato:
“Ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia”.

Il ministro ha precisato che il padiglione russo sarà aperto nonostante l’opinione contraria del Governo italiano, perché la decisione spetta alla Fondazione Biennale, che opera in autonomia.
Secondo Giuli, quando l’arte è selezionata dai vertici di uno Stato autocratico rischia di non essere espressione di piena libertà.
La risposta della Biennale e di Buttafuoco
Le proteste, però, non sembrano aver sortito effetto. Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha difeso la decisione sostenendo che la manifestazione deve rimanere uno spazio di dialogo tra nazioni, anche in tempi di conflitto.

Buttafuoco ha richiamato il principio della “Tregua Olimpica”, auspicando che la Biennale possa rappresentare un momento in cui la cultura favorisca il confronto tra i popoli.
La Fondazione ha inoltre ribadito la propria posizione in una nota ufficiale:
“Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, la Biennale di Venezia esclude qualsiasi forma di chiusura o censura della cultura e dell’arte”.
Secondo l’istituzione veneziana, sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana a richiedere autonomamente la partecipazione alla mostra.
Le proteste degli artisti e dei collettivi
Le polemiche non riguardano solo la Russia.
Il collettivo artistico Pussy Riot ha annunciato manifestazioni contro la partecipazione del proprio Paese, accusando i regimi autoritari di utilizzare eventi culturali internazionali per legittimare il potere politico.
Anche altri padiglioni sono stati coinvolti da tensioni geopolitiche. Il padiglione dell’Australia, ad esempio, ha reintegrato un artista di origini libanesi precedentemente escluso.
Il caso Israele e le proteste del mondo dell’arte
Parallelamente, anche la partecipazione di Israele ha generato polemiche.
Dopo la chiusura del 2024, il Paese tornerà a esporre alla Biennale 2026, ma in nuovi spazi all’Arsenale a causa dei lavori di restauro nel padiglione ai Giardini.
Il gruppo Art Not Genocide Alliance ha promosso una petizione firmata da 125 operatori culturali per chiedere l’esclusione della delegazione israeliana.
Sicurezza rafforzata a Venezia
Alla luce delle tensioni geopolitiche, il Prefetto di Venezia Darco Pellos ha annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza in città.
Il piano prevede controlli e vigilanza potenziati in coordinamento con l’organizzazione della Biennale per garantire la sicurezza delle sedi espositive.
Venezia come ponte culturale internazionale
Nonostante le polemiche, la Fondazione Biennale ribadisce il ruolo di Venezia come luogo di dialogo culturale globale.
Oltre alle sedi principali dei Giardini e dell’Arsenale, la città ospiterà numerosi eventi collaterali, tra cui il Palestine Museum US a Palazzo Mora.
L’obiettivo dichiarato resta quello di rappresentare la complessità del panorama internazionale contemporaneo e mantenere l’arte come spazio di confronto tra culture.
Il rischio di contestazioni e strumentalizzazioni, però, rimane alto, soprattutto in un momento di crisi geopolitica globale come quello che stiamo affrontando.