La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” continua a far discutere, ma il padre dei bambini, Nathan Trevallion, ha scelto, nelle scorse ore, un tono prudente e volto alla serenità dei figli. Lasciando la casa famiglia dove i bambini sono temporaneamente ospitati, Trevallion ha dichiarato:
“Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui”
e ha aggiunto un appello alla responsabilità di chi si interessa alla vicenda:
“Ringrazio tutti per la solidarietà. Chiedo però con rispetto di non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private”.
Famiglia nel bosco, appello del padre dei bambini
Le parole del padre arrivano dopo alcuni presidi spontanei dei cittadini nei giorni scorsi, che hanno esposto striscioni come “La famiglia è il fondamento della Chiesa e dividerla è vergognoso”, generando tensione intorno alla struttura.

Trevallion, sempre considerato dagli assistenti sociali la parte dialogante della coppia, ha voluto sottolineare che l’obiettivo di tutti gli interventi è il benessere dei bambini e non la loro separazione forzata dalla famiglia.

Paradossalmente, quindi, siamo di fronte ad uno dei genitori interessati nella vicenda che richiama al buonsenso contro fenomeni di esaltazione collettiva.
Il contesto del provvedimento giudiziario
La decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto il trasferimento dei bambini in una struttura diversa senza la madre nei giorni scorsi, ha scatenato forti reazioni (anche politiche).
Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha ordinato che i tre figli di Catherine Birmingham vengano trasferiti dalla casa famiglia di Vasto dove si trovano ora, e che restino separati dalla madre. Finora Birmingham aveva potuto stare nella casa famiglia con i figli. Con un’ordinanza emessa venerdì, però, i giudici hanno deciso di allontanarla, basandosi su alcune relazioni della struttura di accoglienza che descrivevano il comportamento ostile e non collaborativo della donna.

“Con tale intento hanno rotto delle persiane per crearsi dei bastoni da lanciare, rischiando di farsi male e di colpire anche una bambina di pochi mesi, ospite con la madre, e creando dei piccoli tagli sotto il mento e nel palmo di una mano di un’educatrice. Catherine non è intervenuta per fermare o richiamare i figli, ma ha riferito che il loro atteggiamento è solo colpa nostra e si è allontanata”.
Gli assistenti sociali hanno più volte riconosciuto il ruolo collaborativo del padre e la sua disponibilità al dialogo, sottolineando che eventuali misure di tutela possono anche portare a un affidamento temporaneo dei minori a lui, nell’interesse della continuità affettiva.
Tensioni e reazioni pubbliche
Nei giorni scorsi la vicenda ha visto interventi di politici e cittadini, talvolta al di fuori di un quadro informativo completo. Alcuni presidi e iniziative sui social hanno rischiato di aumentare la pressione sulla struttura e sui giudici, senza considerare le carte e le sentenze. A tal proposito, Trevallion ha evidenziato con chiarezza la necessità di evitare tensioni: le sue dichiarazioni mostrano che la priorità resta la protezione dei bambini e il rispetto delle procedure.
Tutela dei minori e ruolo dei servizi sociali
Come ha spiegato la Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis:
“Allo stato attuale non esiste alcun rischio di adozione dei bambini e il provvedimento adottato non ha mai previsto la separazione definitiva dei minori dalla loro famiglia. Si tratta di misure temporanee di tutela, disposte esclusivamente nell’interesse dei minori”.
De Febis sottolinea inoltre che i bambini non saranno separati tra loro e che le istituzioni stanno valutando tutte le soluzioni possibili, inclusa la possibilità che possano rimanere nella struttura attuale, evitando ulteriori traumi.
La protezione dei giudici
La tensione suscitata dalla vicenda ha portato anche a misure di sicurezza straordinarie: la presidente del Tribunale dei minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, è attualmente sotto protezione dopo le minacce ricevute. Come ha dichiarato Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia:
“I messaggi che sono arrivati, non oggi ma da mesi, alla dottoressa Angrisano sono di una violenza verbale inaccettabile. Quanto successo è anche l’effetto dei social e di un certo imbarbarimento della comunicazione e dei social”.
Cottatellucci ricorda che le decisioni dei giudici minorili seguono criteri legali precisi e possono essere corrette tramite il sistema delle impugnazioni, sottolineando la complessità del quadro normativo e sociale in cui operano.
Appello alla responsabilità e alla prudenza
Le parole di Nathan Trevallion rappresentano un richiamo al buon senso: preservare la serenità dei bambini, evitare pressioni esterne e rispettare le istituzioni. L’equilibrio tra tutela dei minori, diritti dei genitori e ruolo dei servizi sociali emerge come elemento centrale, mentre la vicenda continua a suscitare attenzione pubblica.
“Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui”. Lo ha detto Nathan Trevallion, il papà della ‘famiglia del bosco’ di Palmoli (Chieti), lasciando la casa famiglia dove ora si trovano i figli. “Ringrazio tutti per la solidarietà -… pic.twitter.com/BOSiCzuWT7
— Repubblica (@repubblica) March 10, 2026
“Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui“, ha ribadito Trevallion, ricordando che ogni azione impulsiva rischia di complicare una situazione già delicata.
Dimostrandosi, come confermano i servizi sociali – fortemente orientati a lasciare a lui la custodia esclusiva dei bambini (contro sensazionalistiche ipotesi di adozione a terzi circolate nei giorni scorsi) – la parte “sana” della coppia per la sua capacità di mettere al primo posto il benessere dei figli.