Il dibattito sul referendum per la riforma della Giustizia ha preso una piega inattesa, spostando l’attenzione dalle dichiarazioni della premier o dai video ufficiali del governo alle parole della capo di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi.
Nel corso di un intervento televisivo a TeleColor, emittente siciliana, Bartolozzi ha dichiarato:
“Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.
Distanze dal governo
Le affermazioni della collaboratrice del ministro hanno immediatamente suscitato preoccupazione all’interno della maggioranza. Fonti interne riferiscono che la premier Giorgia Meloni abbia manifestato il suo disappunto per le dichiarazioni.
Il ministro Carlo Nordio è intervenuto per chiarire: “Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate durante un confronto televisivo acceso, quell’affermazione è sembrata un attacco all’intera magistratura. La riforma non indebolisce la magistratura né intende attaccare i magistrati, ma punta a restituire loro prestigio e autorevolezza”.
Nordio ha aggiunto un dettaglio su Bartolozzi:
“Il mio capo di gabinetto ha chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati e non avrà difficoltà a scusarsi per parole che non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha verso la magistratura, di cui lei stessa fa parte”.
La posizione della magistratura
Di fronte alla tensione crescente, la magistratura ha rinnovato l’appello a un abbassamento dei toni:
“Abbiamo scelto di non rispondere agli attacchi ripetuti da figure politiche di alto profilo. L’invito a moderare i toni, rivolto a tutte le parti dalla più alta carica dello Stato, rimane assolutamente opportuno. Anche se le critiche alla magistratura hanno raggiunto livelli inaccettabili, continueremo a mantenere ferma la nostra linea”.
Dure reazioni politiche
Le dichiarazioni di Bartolozzi hanno rapidamente trovato eco sui social, soprattutto tra Pd e Avs. I leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, hanno chiesto le dimissioni della capo di gabinetto:
“Dovrebbe lasciare subito l’incarico e, se non lo fa, spetta al ministro Nordio rimuoverla immediatamente”.
Nel frattempo, il video della premier Meloni diffuso nella stessa giornata aveva già animato la discussione:
“Vi dicono di votare per mandare a casa il governo. Usano lo scudo del governo perché non vogliono la riforma, che considero sacrosanta. Ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No”, ha detto la presidente dalla terrazza degli uffici FdI alla Camera. Meloni ha aggiunto che “si è creato un clima di confusione, polemiche e informazioni spesso distorte”.
Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione.
Vi chiedo di ascoltare il video fino alla fine e di aiutarmi a diffonderlo.
Il 22 e 23 marzo scelgo il SÌ ✅ pic.twitter.com/z7fMJXpheq— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 9, 2026
Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha commentato ironicamente:
“Meloni ha impiegato 13 minuti di video per oscurare quello che Bartolozzi ha ammesso in pochi secondi”.
La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, le ha definite “inaccettabili”.
Per il M5s, si tratta di “un messaggio eversivo che conferma le vere intenzioni del governo Meloni: eliminare la magistratura”.
La deputata Pd Simona Bonafè ha collegato le due vicende:
“In 13 minuti Meloni ha cercato di spiegare il sì. In 13 secondi Bartolozzi ha azzerato il messaggio”.
La vicenda giudiziaria di Bartolozzi
Le dichiarazioni della capo di gabinetto hanno coinciso con un periodo delicato per Bartolozzi stessa. A fine febbraio, le è stato notificato l’atto di chiusura delle indagini per il reato di false comunicazioni ai pm nella vicenda Almasri.
In televisione, Bartolozzi ha spiegato:
“Il penale rovina persone e famiglie. Io ho un’inchiesta in corso e sto valutando di lasciare il Paese. Finché non ti capita, non puoi capire cosa significhi”.
Successivamente, ha chiarito il senso della riforma:
“Fin dall’inizio della trasmissione ho specificato che la riforma è a favore della magistratura, per recuperare credibilità persa. La gran parte dei magistrati lavora con professionalità, senza cercare ribalte, mentre solo una piccola parte correntizzata gestisce il sistema”.