Nel contesto della guerra in Medio Oriente, dove Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, gli analisti iniziano a puntare i riflettori su una risorsa spesso sottovalutata: l’acqua. Non il petrolio, non le infrastrutture energetiche, ma proprio l’acqua potabile potrebbe rappresentare il nodo più critico del conflitto.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le centinaia di impianti di desalinizzazione lungo le coste del Golfo Persico, che trasformano l’acqua di mare in risorsa potabile, sono oggi minacciati dall’avanzare delle operazioni militari. Senza di essi, diversi centri urbani non sarebbero in grado di sostenere le popolazioni locali.
Guerra in Iran, la risorsa più a rischio è l’acqua
La dipendenza dei Paesi della regione da questi impianti è significativa. Un recente attacco, non ancora rivendicato, ha colpito una struttura sull’isola iraniana di Qeshm, causando la mancanza di acqua per oltre trenta villaggi. Secondo gli esperti, l’uso della desalinizzazione è essenziale: circa il 90% dell’acqua potabile in Kuwait proviene da impianti di questo tipo, l’Oman ne dipende per l’86%, l’Arabia Saudita per il 70%, mentre Bahrain e Qatar hanno anch’essi una forte dipendenza. In Israele, l’80% dell’acqua potabile proviene dalla desalinizzazione, mentre gli Emirati Arabi Uniti mostrano una minore dipendenza, pari al 42%, grazie alla disponibilità di riserve sotterranee diversificate.

Il funzionamento degli impianti si basa principalmente sull’osmosi inversa, che rimuove il sale dall’acqua di mare e la rende adatta non solo per le abitazioni, ma anche per industrie, alberghi e infrastrutture turistiche. Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente gli esperti è il contesto di guerra: molti impianti si trovano vicino a infrastrutture energetiche e portuali, già colpite da raid in Emirati Arabi Uniti e Kuwait, così come in Bahrein, dove sono stati denunciati danni significativi. Diverse strutture di desalinizzazione sono integrate con centrali elettriche, e un attacco alla rete energetica potrebbe bloccare la produzione di acqua, aggravando l’impatto sulla popolazione civile.
Impianti a rischio
La desalinizzazione, sottolineano gli analisti, rappresenta oggi uno dei punti più vulnerabili del Medio Oriente. Più del 40% della capacità mondiale di desalinizzazione si concentra nella regione, ma gran parte della produzione dipende da pochi impianti chiave. Un attacco diretto potrebbe mettere fuori uso strutture essenziali, impedendo a intere città di avere accesso all’acqua potabile e trasformando l’acqua stessa in uno strumento strategico.
Gli esperti ritengono che l’Iran potrebbe aver scelto finora di non colpire direttamente questi impianti per evitare una crisi idrica estesa, che potrebbe provocare un intervento diretto dei Paesi del Golfo nel conflitto. In questo scenario, la gestione e la protezione delle infrastrutture di desalinizzazione diventano un fattore critico, non solo per la sopravvivenza delle popolazioni locali, ma anche per la stabilità politica e strategica dell’intera regione.