guerra del golfo

Putin si congratula con Mojtaba Khamenei: “Sostegno incondizionato”. Teheran: “Ue complice di Usa e Israele”

Von der Leyen: "Il vecchio ordine mondiale non tornerà"

Putin si congratula con Mojtaba Khamenei: “Sostegno incondizionato”. Teheran: “Ue complice di Usa e Israele”

Nel decimo giorno della Guerra del Golfo tra Iran, Usa e Israele, Teheran ha lanciato i suoi primi missili verso Israele, segnando l’inizio di una nuova fase del conflitto. L’azione arriva subito dopo la nomina della nuova Guida suprema della Repubblica islamica, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, come riportato dall’emittente statale iraniana Irib.

Sul canale Telegram dell’emittente, è stato pubblicato un messaggio chiaro e simbolico:

“L’Iran lancia la prima ondata di missili sotto la guida dell’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei verso i territori occupati”, accompagnato dalla foto di un proiettile con lo slogan “Al tuo comando, Sayyid Mojtaba”.

Secondo i media statali, Mojtaba Khamenei dovrebbe intervenire pubblicamente nelle prossime ore per pronunciare il suo primo discorso da nuovo leader iraniano.

Il sostegno di Putin

Non è mancato il sostegno internazionale da parte di alcuni alleati strategici. Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un telegramma di congratulazioni a Mojtaba Khamenei, dichiarando di essere certo che continuerà “con onore l’opera di suo padre e unirà il popolo iraniano di fronte a dure prove”.

Nel messaggio, Putin ha ricordato il contesto drammatico della guerra:

“Ora che l’Iran si trova ad affrontare un’aggressione armata, le sue attività in questa posizione elevata richiederanno senza dubbio grande coraggio e dedizione”. Il leader russo ha concluso ribadendo il sostegno di Mosca: “Da parte mia vorrei confermare il nostro continuo sostegno a Teheran e la solidarietà con i nostri amici iraniani. La Russia è stata e rimarrà un partner affidabile della Repubblica islamica”.

Chi è Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei, 56 anni, è il secondo figlio di Ali Khamenei, il defunto precedente leader iraniano.

Putin si congratula con Mojtaba Khamenei: "Sostegno incondizionato". Teheran: "Ue complice di Usa e Israele"
Ali Khamenei

Cresciuto nelle città di Sardasht e Mahabad, nel Nord-Ovest dell’Iran, ha prestato servizio nella guerra Iran-Iraq tra il 1987 e il 1988 e, successivamente, nel 1999. Dopo il diploma, si è trasferito a Qom per completare gli studi di Teologia, diventando chierico. Considerato molto influente, Mojtaba gode di legami solidi con i Guardiani della Rivoluzione e con la forza paramilitare volontaria Basij.

Secondo Iran International, la sua nomina a Guida suprema sarebbe stata effettuata “sotto la forte pressione della Guardia rivoluzionaria”. Il figlio di Khamenei era già ritenuto il successore più probabile del padre, e secondo alcuni analisti avrebbe giocato un ruolo di primo piano nelle elezioni presidenziali del 2005 e del 2009, sostenendo Mahmoud Ahmadinejad.

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Mojtaba Khamenei

Nonostante la posizione di rilievo, Mojtaba non ha mai ricoperto ufficialmente ruoli di governo e la successione padre-figlio è generalmente malvista nell’establishment clericale sciita, considerata da alcuni addirittura anti-islamica. Alcuni critici temono che possa aprire la strada alla creazione di una nuova dinastia religiosa, simile a quelle del passato, dopo il crollo nel 1979 del governo dello scià Mohammed Reza Pahlavi.

Oltre alla sua influenza politica, Mojtaba è al centro di discussioni per presunte proprietà immobiliari in Occidente. Bloomberg, Guardian e Libération hanno riportato che il secondo figlio di Khamenei controllerebbe ingenti risorse finanziarie, un’accusa respinta dall’Assemblea delle Forze della Linea dell’Imam, guidata dallo zio Hadi Khamenei.

Dal punto di vista militare, Israele non ha nascosto le proprie intenzioni. Il ministro della Difesa, Yoav Katz, ha dichiarato che “qualsiasi leader nominato da Teheran è un bersaglio inequivocabile da eliminare“.

Le accuse all’Europa

In questo scenario, l’Iran ha rivolto critiche anche ai Paesi europei accusandoli, sostanzialmente, di essere complici di Usa e Israele. Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che “negli ultimi due o tre giorni i paesi europei hanno intrapreso azioni che hanno reso gli Usa e il regime sionista più audaci nel commettere crimini e violare la legge”.

Secondo Baghaei, “invece di insistere sullo stato di diritto e opporsi alle richieste eccessive degli Usa, hanno parlato e concordato con loro, in particolare al Consiglio di sicurezza dell’Onu durante le discussioni sul ripristino delle sanzioni e altre questioni”.

La presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, ha risposto sottolineando che “l’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi”.

Von Der Leyen ha indicato tre priorità principali: la nuova strategia della sicurezza europea, i rapporti commerciali con i Paesi terzi e una diplomazia che porti risultati concreti agli europei.

La posizione di Trump e Israele

Donald Trump, intervistato da Time of Israel, ha chiarito il suo punto di vista sulla gestione del conflitto:

“L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto quello che c’era intorno. Noi abbiamo lavorato insieme e abbiamo distrutto un paese che voleva distruggere Israele”.

Sulla decisione di porre fine alla guerra in Iran, Trump ha aggiunto che questa sarà “condivisa” e presa insieme al premier Benjamin Netanyahu, sottolineando la cooperazione tra Stati Uniti e Israele nella gestione della crisi.