Effetto guerra

Petrolio sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022

Gli attacchi agli impianti energetici iraniani e il blocco dello Stretto di Hormuz spingono il greggio ai massimi dal 2022. Il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche

Petrolio sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022

Il prezzo del petrolio schizza sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, spinto dall’escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti. I mercati energetici internazionali stanno reagendo con forte volatilità agli attacchi contro infrastrutture petrolifere iraniane e al blocco del traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio globale di greggio.

L’impennata dei prezzi è stata immediata dopo le operazioni militari del fine settimana e ha riacceso i timori di una nuova crisi energetica globale.

Brent e WTI sopra i 100 dollari

Dopo i picchi registrati nella notte, il petrolio Brent del Mare del Nord si attesta a 108,5 dollari al barile, con un aumento del 17% rispetto alla settimana precedente.

Il petrolio americano West Texas Intermediate (WTI) è salito invece a 104,9 dollari al barile, segnando un incremento del 15%.

Si tratta della prima volta che il greggio supera stabilmente la soglia psicologica dei 100 dollari dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022.

Gli operatori dei mercati energetici hanno reagito in pochi minuti agli attacchi contro le infrastrutture iraniane, temendo interruzioni nelle forniture globali.

Gli attacchi israeliani agli impianti petroliferi iraniani

L’aumento dei prezzi è legato in particolare ai raid condotti da Israele contro infrastrutture energetiche a Teheran.

Secondo fonti citate da Axios, le Forze di Difesa israeliane (Idf) avrebbero colpito circa trenta depositi e impianti petroliferi, con un’operazione che sarebbe andata oltre le aspettative degli Stati Uniti.

Gli attacchi hanno provocato esplosioni e incendi diffusi nella capitale iraniana. Diverse aree della città si sono svegliate sotto una cosiddetta “pioggia nera”, causata dai residui degli incendi degli impianti colpiti.

Israele sostiene di aver preso di mira centri di rifornimento utilizzati dal regime iraniano e dall’apparato militare.

Le frizioni tra Stati Uniti e Israele

L’operazione ha generato le prime tensioni tra Washington e il governo israeliano dall’inizio del conflitto.

Secondo funzionari americani citati da Axios, l’ampiezza degli attacchi ha sorpreso gli Stati Uniti. Un funzionario ha dichiarato che l’offensiva “non è stata una buona idea”, temendo ripercussioni sui mercati energetici e sull’opinione pubblica iraniana.

Anche il presidente americano Donald Trump avrebbe espresso perplessità sull’operazione. Secondo un suo consigliere, il leader statunitense “non vuole che il petrolio bruci” perché questo rischia di far tornare alla memoria degli elettori i forti rincari dell’energia.

Il blocco dello Stretto di Hormuz

Un altro fattore chiave dietro l’aumento dei prezzi è la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

Lo stretto di Hormuz

Secondo fonti del settore energetico, il traffico di petroliere nello stretto sarebbe praticamente bloccato da circa una settimana a causa del conflitto.

La riduzione delle forniture di greggio e gas naturale liquefatto sta alimentando la speculazione sui mercati asiatici e creando timori per la stabilità dei prezzi globali.

Alcune petroliere dirette in Europa avrebbero già cambiato rotta verso l’Atlantico per evitare la zona di conflitto.

Benzina più cara e timori per l’economia globale

L’impatto della crisi energetica si sta già facendo sentire sui prezzi dei carburanti.

Negli Stati Uniti il prezzo della benzina ha raggiunto i 3,45 dollari al gallone, con un aumento del 16% in poche settimane.

Gli analisti temono un effetto domino su trasporti, inflazione e costo delle materie prime se la crisi dovesse prolungarsi.

Il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche

Per cercare di calmare i mercati, i Paesi del G7 stanno valutando il rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio.

Secondo il Financial Times, i governi delle principali economie industrializzate discuteranno la misura nelle prossime ore con l’obiettivo di aumentare temporaneamente l’offerta e frenare la corsa dei prezzi.

Tuttavia, molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dalla sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico.