L’Europa si trova nuovamente davanti a uno shock esogeno che rischia di colpire in modo diretto l’economia reale. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l’instabilità lungo le principali rotte commerciali internazionali, i rincari energetici e l’aumento dei costi logistici stanno già producendo effetti tangibili sulla struttura produttiva europea. In questo scenario, le imprese più vulnerabili sono ancora una volta le piccole e medie imprese e le Mid Cap, ossatura del sistema industriale italiano ed europeo.
Per questa ragione, appare urgente l’attivazione di un nuovo Quadro Temporaneo europeo sugli aiuti di Stato, modellato sull’esperienza del Temporary Crisis and Transition Framework (TCTF), che consenta agli Stati membri di intervenire rapidamente con strumenti straordinari e coordinati, in particolare attraverso garanzie pubbliche sui finanziamenti.
Non si tratta di un’esigenza teorica o di una misura precauzionale astratta. È una necessità concreta e immediata: senza un nuovo quadro europeo, il rischio è quello di assistere a una progressiva restrizione del credito, a un aumento dei costi finanziari per le imprese e a un rallentamento degli investimenti proprio nel momento in cui il sistema produttivo avrebbe bisogno di maggiore resilienza, liquidità e capacità di adattamento.
Un nuovo shock geopolitico che colpisce direttamente l’economia reale
Il conflitto in Medio Oriente non produce conseguenze soltanto sul piano diplomatico o militare. I suoi effetti si stanno già riflettendo in modo significativo sui mercati dell’energia, sulle catene globali di approvvigionamento e sulla logistica internazionale.
Le tensioni nell’area del Mar Rosso e lungo le principali rotte marittime tra Asia, Medio Oriente ed Europa stanno aumentando:
- i tempi di trasporto,
- i premi assicurativi,
- i costi di spedizione,
- l’incertezza nelle forniture.
Allo stesso tempo, la volatilità del petrolio e del gas naturale liquefatto si trasferisce rapidamente sui costi di produzione, trasformazione e distribuzione.
L’Italia, per le caratteristiche del suo sistema economico, è esposta in misura particolarmente rilevante. La nostra economia è:
- fortemente manifatturiera,
- orientata all’export,
- integrata nelle filiere internazionali,
- dipendente da approvvigionamenti energetici e logistici esterni.
Questo rende le imprese italiane, soprattutto quelle di minore dimensione, più sensibili agli shock provenienti dal contesto internazionale.
Le PMI e le Mid Cap, che rappresentano oltre il 99% del tessuto produttivo nazionale, sono le più vulnerabili perché operano spesso con margini limitati, dispongono di riserve finanziarie meno ampie rispetto ai grandi gruppi, dipendono in misura significativa dal credito bancario e hanno minore capacità di assorbire aumenti improvvisi dei costi energetici, logistici e finanziari.
Il precedente del TCTF: un modello europeo che ha dimostrato efficacia
L’Unione europea ha già affrontato una situazione analoga durante la crisi energetica conseguente all’invasione russa dell’Ucraina. In quel contesto, il Temporary Crisis and Transition Framework ha consentito agli Stati membri di adottare, in tempi rapidi e nel rispetto di un quadro comune, misure straordinarie di sostegno alle imprese.
Grazie a tale impianto, è stato possibile introdurre:
- garanzie pubbliche sui prestiti,
- prestiti a tasso agevolato,
- aiuti di importo limitato,
- compensazioni per l’aumento dei costi energetici,
- strumenti di supporto agli investimenti legati alla transizione verde.
In Italia, quel quadro ha avuto un impatto molto rilevante. Migliaia di imprese hanno potuto ottenere liquidità, sostenere il capitale circolante, gestire l’aumento dei costi energetici, evitare tensioni di solvibilità e proseguire gli investimenti in una fase di forte incertezza.
Il TCTF ha inoltre garantito un elemento essenziale: la presenza di regole europee comuni, capaci di ridurre il rischio di frammentazione del mercato interno e di assicurare condizioni più uniformi tra i diversi Stati membri.
Questa esperienza dimostra che, in presenza di shock eccezionali, l’Europa dispone già degli strumenti giuridici e istituzionali per reagire in modo rapido ed efficace. Il punto, oggi, è avere la volontà politica di riattivarli e adattarli al nuovo scenario.
Perché la situazione attuale richiede un nuovo intervento europeo
La crisi attuale presenta una criticità ulteriore rispetto a quella vissuta tra il 2022 e il 2023. Molte imprese italiane, in particolare Medie Imprese e Mid Cap, hanno ormai saturato o quasi esaurito gli spazi disponibili nell’ambito del regime de minimis.
Questo significa che:
- non possono più accedere a garanzie pubbliche con coperture elevate,
- non possono ottenere nuovi prestiti garantiti,
- incontrano difficoltà nel rifinanziare debiti accesi durante la pandemia,
- faticano a sostenere investimenti urgenti in efficienza energetica, innovazione e digitalizzazione.
Proprio nel momento in cui il quadro geopolitico rende più costoso e rischioso fare impresa, una parte rilevante del sistema produttivo si trova con margini di intervento pubblico drasticamente ridotti.
Senza un nuovo Quadro Temporaneo europeo:
- le banche aumenteranno la selettività nell’erogazione del credito,
- i tassi applicati alle PMI cresceranno,
- molte imprese rischieranno tensioni di liquidità,
- gli investimenti verranno rinviati,
- la competitività italiana ed europea subirà un ulteriore colpo.
🇮🇹 Perché in Italia l’impatto sarebbe ancora più forte
L’Italia dispone di tre strumenti pubblici di garanzia a ponderazione zero, cioè che non assorbono capitale regolamentare per le banche e permettono quindi di erogare credito in modo più ampio, rapido e conveniente:
1. Fondo di Garanzia per le PMI (L. 662/1996)
È lo strumento più capillare e utilizzato dalle imprese italiane. Con un nuovo Quadro Temporaneo potrebbe:
- tornare a garantire fino all’80–90% dei finanziamenti,
- sostenere operazioni di liquidità e investimento non rientranti nel regolamento di esenzione,
- agevolare il rifinanziamento dei debiti esistenti,
- supportare imprese che hanno esaurito il de minimis.
Senza un nuovo quadro europeo, il Fondo resta vincolato a coperture ridotte e condizioni meno adeguate alla fase attuale.
2. SACE – Garanzie pubbliche per liquidità e investimenti
SACE è stata decisiva durante la pandemia e la crisi energetica. Con un nuovo Quadro Temporaneo potrebbe:
- riattivare garanzie pubbliche per liquidità e investimenti,
- sostenere le imprese esportatrici colpite dalle tensioni nel Mar Rosso,
- supportare filiere industriali strategiche,
- offrire coperture elevate con ponderazione zero.
Per un Paese esportatore come l’Italia, la piena operatività di SACE è fondamentale.
3. ISMEA – Garanzie per agricoltura e agroalimentare
Il settore agricolo e agroalimentare è tra i più colpiti dalla crisi mediorientale. Con un nuovo Quadro Temporaneo, ISMEA potrebbe:
- aumentare le coperture,
- sostenere investimenti in efficienza energetica e logistica,
- supportare imprese agricole che hanno esaurito il de minimis.
Perché le garanzie pubbliche sono oggi lo strumento più urgente
Le garanzie pubbliche sono lo strumento più rapido, efficace e meno distorsivo per sostenere l’accesso al credito.
Sono indispensabili perché:
- riducono il rischio per le banche,
- abbassano i tassi applicati alle imprese,
- permettono di finanziare anche aziende con rating medio-basso,
- attivano volumi di credito molto superiori alla spesa pubblica,
- sono immediatamente operabili tramite Fondo PMI, SACE e ISMEA.
Oggi servono per almeno quattro motivi:
- molte imprese devono assorbire l’aumento dei costi energetici e logistici;
- molte devono rifinanziare debiti contratti negli anni della pandemia;
- la transizione verde richiede investimenti ingenti;
- il de minimis non è più sufficiente per operazioni di medio-lungo termine.
Cosa dovrebbe prevedere un nuovo Quadro Temporaneo europeo
Un nuovo TCTF “Medio Oriente” dovrebbe includere:
1. Garanzie pubbliche sui prestiti
- coperture 70–90%,
- durate 6–8 anni,
- possibilità di rifinanziamento del debito.
2. Prestiti agevolati
- tassi calmierati,
- preammortamento,
- focus su investimenti green e digitali.
3. Aiuti di importo limitato più elevati
- soglie più ampie del de minimis,
- criteri uniformi tra Stati membri.
4. Misure per la liquidità immediata
- compensazioni per costi energetici,
- sostegni per tensioni di cassa logistiche.
Una questione di competitività, non solo di emergenza
Ridurre il tema a una misura anti-crisi sarebbe un errore. La questione riguarda la tenuta competitiva del sistema produttivo europeo.
Se le imprese europee affrontano questa fase senza strumenti straordinari di accesso al credito, il danno non sarà temporaneo: rischia di diventare strutturale.
Le PMI e le Mid Cap sono la base del sistema economico. Se rallentano:
- rallenta l’innovazione,
- rallenta la transizione energetica,
- rallenta l’export,
- rallenta l’occupazione.
Conclusione: senza un nuovo quadro europeo, il rischio è una crisi del credito
La combinazione tra instabilità geopolitica, rincari energetici, aumento dei costi logistici, saturazione del de minimis, irrigidimento del credito bancario e necessità di finanziare la transizione rende indispensabile un nuovo intervento europeo.
Per l’Italia, questa esigenza è ancora più pressante. Il Paese dispone di strumenti pubblici — Fondo di Garanzia per le PMI, SACE e ISMEA — che hanno già dimostrato di funzionare in modo efficace, rapido e capillare. Ma senza una nuova cornice europea, questi strumenti non possono esprimere pienamente il loro potenziale.
Le garanzie pubbliche non sono un dettaglio tecnico: sono la condizione minima per evitare che uno shock geopolitico si trasformi in una crisi di liquidità e poi in una crisi di investimento, produzione e competitività.
L’Europa ha già dimostrato di saper reagire con tempestività quando la tenuta del suo sistema economico è in gioco. Oggi è chiamata a farlo di nuovo. E deve farlo subito.