il conflitto

Teheran contrattacca sul golfo: colpiti data center di Amazon in Qatar e Bahrein

Raggiunta anche Doha. Il missile contro la Turchia non fa scattare l'articolo 5 della Nato, secondo gli Usa

Teheran contrattacca sul golfo: colpiti data center di Amazon in Qatar e Bahrein

La situazione nel Golfo Persico sta raggiungendo un punto di non ritorno, con un intreccio di conflitto geopolitico e vulnerabilità tecnologiche. Mentre l’Iran ha minacciato la “chiusura” dello Stretto di Hormuz, uno degli snodi più critici per il commercio marittimo globale, i danni fisici a infrastrutture digitali fondamentali, come i data center di Amazon Web Services (AWS), hanno ulteriormente esacerbato le preoccupazioni globali. La crisi si è estesa ben oltre il settore energetico, con riflessi tangibili sulla logistica, le transazioni finanziarie e, in generale, sull’economia digitale.

Lo Stretto di Hormuz, che rappresenta circa un quarto delle rotte marittime mondiali per il petrolio, è divenuto il fulcro di un conflitto che minaccia non solo i flussi energetici, ma anche la sicurezza delle catene di approvvigionamento globali. Se da un lato l’Iran ha ufficialmente minacciato di bloccare il passaggio attraverso lo Stretto, dall’altro la navigazione commerciale si è quasi fermata a causa del rischio bellico, delle interferenze ai sistemi e della ritirata delle assicurazioni.

Teheran contrattacca sul Golfo

Parallelamente, l’infrastruttura digitale si è trasformata in un obiettivo diretto. AWS, uno dei principali fornitori di servizi cloud a livello globale, ha subito attacchi significativi nelle sue strutture in Medio Oriente.

Due data center negli Emirati Arabi Uniti sono stati colpiti direttamente, mentre una struttura in Bahrein ha subito danni collaterali. Gli attacchi, portati a termine con droni, hanno causato danni strutturali, interruzioni di corrente e, in alcuni casi, danni causati dall’acqua dei sistemi antincendio. Se l’impatto non è stato globale, le ripercussioni si sono fatte sentire in tutta la regione, mettendo sotto pressione servizi cloud vitali per aziende e transazioni finanziarie.

Nel cuore della crisi, le interruzioni nelle infrastrutture logistiche sono diventate un elemento di vulnerabilità crescente. Le compagnie di navigazione, come A.P. Moller – Maersk e Hapag-Lloyd, hanno annunciato sospensioni e deviazioni dei transiti marittimi nell’area, con evidenti allungamenti nei tempi di consegna e costi elevati. La riduzione dei flussi attraverso il Golfo ha portato anche a una diminuzione delle coperture assicurative di guerra, aggravando ulteriormente la situazione.

Anche il settore retail, che si affida a piattaforme logistiche avanzate come Amazon, ha subito danni significativi. Secondo fonti riportate da Reuters, Amazon ha temporaneamente chiuso le sue operazioni di fulfillment ad Abu Dhabi e sospeso le consegne in tutta la regione. Le interruzioni dei servizi cloud, causate dai danni a AWS, hanno avuto un impatto diretto anche su aziende finanziarie come l’Abu Dhabi Commercial Bank, che ha subito interruzioni nei suoi servizi online.

Reazione dei mercati

Sul fronte delle borse, i mercati hanno reagito in modo tipico a un “risk-off”, con vendite diffuse sui titoli tecnologici e sui produttori di chip, temendo che la crisi nel Golfo possa portare a un aumento dei prezzi energetici e a un’ulteriore pressione inflazionistica. L’aumento dei costi energetici, già una preoccupazione globale, ha spinto anche gli investitori a riconsiderare il rischio associato agli asset digitali, in particolare quelli che dipendono fortemente dalle infrastrutture in Medio Oriente, come Amazon e le principali piattaforme di cloud computing.

L’Attacco a Doha

Nel contesto di una crescente escalation, l’Iran ha lanciato anche attacchi diretti contro il Qatar, portando a una severa reazione da parte di Doha. L’Iran ha preso di mira non solo obiettivi militari ma anche strutture civili e strategiche, tra cui l’aeroporto della capitale e gli impianti per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL). Le autorità qatariote hanno immediatamente risposto, dichiarando che “non resteranno senza risposta” agli attacchi contro la loro sovranità nazionale.

Il Qatar, uno dei principali esportatori di GNL, ha avvertito che gli attacchi alle sue infrastrutture energetiche potrebbero avere gravi ripercussioni sui mercati globali, con un potenziale aumento dei prezzi del gas e una maggiore instabilità nelle forniture. L’escalation ha portato alla chiusura temporanea delle strutture GNL in Qatar, con il rischio di compromettere le economie globali, in particolare quelle asiatiche che dipendono fortemente dal GNL qatariota.

Il missile sulla Turchia

Oltre agli attacchi diretti in Qatar, l’Iran ha lanciato un missile balistico contro la Turchia, provocando una reazione immediata. Il missile è stato intercettato con successo dai sistemi di difesa aerea della NATO, prima di raggiungere il territorio turco.

La Turchia “non era l’obiettivo” del missile lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo di Ankara. Lo ha riferito all’Afp un funzionario turco.

“Riteniamo che fosse diretto verso una base nella parte greca di Cipro, ma che abbia deviato dalla rotta”,

Sebbene l’incidente non abbia innescato l’articolo 5 della NATO (l’alleanza difensiva tra i membri), ha sollevato forti preoccupazioni a livello internazionale.

Commentando l’accaduto, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha detto: “Non sembra che possa innescare qualcosa di simile all’articolo 5 della Nato. Dovremo comunque studiare meglio la situazione”.

Le autorità turche hanno immediatamente reagito, ribadendo la loro determinazione a difendere il proprio spazio aereo e il territorio nazionale. Sebbene l’attacco non abbia provocato vittime, la situazione è stata presa molto sul serio, con il governo turco che ha convocato l’ambasciatore iraniano per un chiarimento ufficiale. La NATO ha espresso il suo pieno sostegno alla Turchia, condannando l’attacco iraniano e confermando il suo impegno a difendere i suoi alleati.